Il trenino rosso del Bernina

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A Ospizio Bernina la fermata si prolunga qualche attimo più del dovuto, «chiediamo scusa ai nostri passeggeri, ripartiremo con due minuti di ritardo, stiamo aspettando il treno corrispondente». Il binario su cui il Trenino Rosso deve scivolare è unico. Quindi, si passa a senso alternato. A 2.253 metri sopra il livello del mare è facile che accada. In più, se nel frattempo è sceso oltre mezzo metro di neve (e non accenna a smettere), chiaro che la velocità non possa essere quella di un Tgv.

A Ospizio Bernina la fermata si prolunga qualche attimo più del dovuto, «chiediamo scusa ai nostri passeggeri, ripartiremo con due minuti di ritardo, stiamo aspettando il treno corrispondente». Il binario su cui il Trenino Rosso deve scivolare è unico. Quindi, si passa a senso alternato. A 2.253 metri sopra il livello del mare è facile che accada. In più, se nel frattempo è sceso oltre mezzo metro di neve (e non accenna a smettere), chiaro che la velocità non possa essere quella di un Tgv.

Ma il bello del Trenino Rosso del Bernina è proprio qui. «Abbiamo il treno più lento del mondo!», si vantano gli svizzeri. E qualche ragione la hanno, visto che ci vogliono quasi due ore mezzo per raggiungere Sankt Moritz da Tirano, 60 chilometri in tutto. Ma nessuno se ne accorge. Turisti inglesi, giapponesi, italiani si godono in tranquillità il lungo viaggio. Così anche chi lo usa semplicemente per gli spostamenti interni, da pendolare. Perché chi sale sul rosso Bernina non ha fretta. E poi è troppo impegnato a sgranare gli occhi davanti alle meraviglie bianche che lentamente scorrono al di là dei grandi finestroni panoramici. Passaggi su viadotti (quasi centenari) di mattoncini con altezze da brivido. Salite (e nel viaggio di ritorno, discese) degne di uno stambecco con pendenze che raggiungono il 70 per mille. E sotto il vuoto bianco. Tornanti da Passo Pordoi tra conifere cariche di neve. Attraversamenti di oceani candidi su cui si affacciano cime che superano i tremila metri. Il tutto avviene senza l’aiuto di una cremagliera su una coppia di binari a scartamento ridotto, infilandosi dentro 13 gallerie, inerpicandosi su 46 ponti, di cui 21 alti oltre 10 metri.

È la trasversale alpina più alta e una delle ferrovie ad aderenza naturale più ripide al mondo. Una tale bellezza, che nel 2010 festeggerà i suoi primi cento anni, non può restare per pochi. Così hanno pensato gli svizzeri e hanno lanciato la candidatura del Trenino Rosso a patrimonio mondiale Unesco. Il tratto Tirano-Sankt Moritz, quello del Bernina, e il tratto Thusis-Sankt Moritz, quello dell’Albula è in corsa per diventare una ricchezza dell’umanità da esaltare e proteggere. «La candidatura è doppia — spiega Enrico Bernasconi, rappresentante della Ferrovia retica in Italia —: sia per la tratta ferroviaria, sia per il paesaggio ». Il viaggio verso l’Unesco è cominciato da qualche mese. Gli esperti della commissione hanno già fatto i loro sopralluoghi. Ora bisogna aspettare. Il prossimo luglio ci sarà la ratifica. «E nulla è scontato», precisa Bernasconi. Scaramanzia? «No, prudenza e buon senso, l’Unesco riceve ogni anno molte candidature, non diamo niente per certo ». Anche perché ci sono illustri precedenti con cui confrontarsi. Finora sono solo due le linee ferroviarie nel mondo protette dall’Unesco. La prima è l’austriaca Semmeringbahn: 41 chilometri di binari a scartamento normale e quasi tutti in curva inaugurati nel 1854 che si arrampicano sulle montagne dell’Austria del sud. Poi c’è il «Toy Train». Il trenino giocattolo della linea indiana Darjeeling-Himalaya è tirato da una locomotiva a vapore che ad una velocità di 10 chilometri all’ora lemme lemme attraversa città, villaggetti e perfino mercatini fino a raggiungere i 2.200 metri di Darjeeling. È protetto dal 1999.

Ma il Trenino Rosso può farcela. Gli svizzeri, discreti ma orgogliosi, ci credono. Il presidente della Confederazione Pascal Couochepin lo dice: «Con la candidatura a paesaggio culturale dell’Albula- Bernina, viene rafforzata l’immagine della Svizzera come Nazione della ferrovia mondiale». E si intensifica il lavoro di promozione del Trenino. In tutte le stazioncine della linea totem rossi annunciano allegri il sogno dell’Unesco. E pure la stazione italiana di Tirano, quella sul confine da cui partono le carrozze rosse d’inverno e quelle panoramiche «cabriolet» per l’estate, è stata tirata a lucido. Tutta ripulita e ricostruita a favore dei 450mila viaggiatori annui, con la banchina rialzata per aiutare i disabili e la tettoia allungata per tutti i 150 metri del convoglio. Per presentarsi al meglio all’appuntamento di luglio. E forse anche per sfidare la «concorrenza » delle altre montagne per eccellenza, le Dolomiti, che in questi giorni hanno perfezionato il dossier di candidatura a patrimonio Unesco. La nuova domanda comprende l’area dolomitica di 135mila ettari tra Alto adige, Trentino, Veneto e Friuli, e i 270 ettari del Bletterbach, in Bassa Atesina.

Fonte: www.corriere.it

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