Il Principato di Seborga

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Noblesse oblige: non tentate di rintracciare al telefono il Principe di Seborga, Giorgio I. Neppure Franco Fogliarini – il sindaco della capitale del Principato dei fiori (2000 abitanti di cui 362 "cittadini seborghini") – è in grado, benché ne sia il figlioccio, di contattarlo. Si perpetua in questo piccolissimo borgo ligure posto al confine fra Italia e Francia l’antica divisione fra il potere temporale e quello spirituale?

Noblesse oblige: non tentate di rintracciare al telefono il Principe di Seborga, Giorgio I. Neppure Franco Fogliarini – il sindaco della capitale del Principato dei fiori (2000 abitanti di cui 362 "cittadini seborghini") – è in grado, benché ne sia il figlioccio, di contattarlo. Si perpetua in questo piccolissimo borgo ligure posto al confine fra Italia e Francia l’antica divisione fra il potere temporale e quello spirituale?

"Un po’ sì, qui non c’è alcun Concordato – commenta divertito il capo dell’esecutivo -, specialmente quando si discute di lavori pubblici". Piccole beghe, quasi familiari, che accompagnano la straordinaria storia di questo agglomerato di case delle Alpi Marittime con vista sulle spiagge di Bordighera, Monaco, Nizza, Cannes e Saint – Tropez .

La storia del borgo – Ma qual è la peculiarità che rende tanto curiosa la storia dei seborghini? "Le origini del comune risalgono a prima del X secolo. I monaci benedettini di Lerino – isole adagiate a largo della Costa Azzurra, davanti alla città di Cannes – acquistarono il territorio di questo feudo nel 954 dal conte di Ventimiglia e ne diventarono i Principi", spiega il sindaco. E’ l’inizio di tutto: "Nel 1079 Seborga diventa un Principato del Sacro Romano Impero. Nel 1118 il Principe-Monaco Edouard nomina nove templari, così il monastero diventa il primo e unico Stato sovrano cistercense della storia, un riconoscimento giuridico che mantiene fino al 1729". Fin quando, cioè, il Principato è venduto dai monaci a Vittorio Amedeo II Principe di Savoia, Piemonte, Re di Sardegna.

La voglia di indipendenza – Una transazione legittima, almeno secondo il diritto del tempo, che però non è stata mai registrata né pagata. Stando così le cose, Seborga non apparterrebbe né regno d’Italia né al regno di Sardegna. Per questa particolare situazione giuridica Giorgio I – eletto principe per votazione unanime e per grazia di Dio nel 1964 – ha potuto chiedere alla Corte Internazionale di Giustizia, organo giuridico delle Nazioni Unite, l’indipendenza dall’Italia del Principato : "La suprema corte l’Aia ci dà ragione, ha infatti confermato che Seborga non è italiana perché non esiste alcun documento di annessione ai Savoia".

La tradizione – La tradizione dei Monaci-Principi è mantenuta in vita da Giorgio I con la nomina di un consiglio dei ministri e di consoli. Seborga, per mantenere ferme le sue consuetudini, stampa una collezione di francobolli e un giornale, batte moneta (i Luigini, recanti l’effige di Giorgio I), produce adesivi, bandiere, libri ed altri souvenir ([email protected]), rilascia un passaporto turistico,. "Abbiamo anche un inno – rivela il primo cittadino -, lo ha scritto il maestro Luigi Poggi. Non solo: Giorgio I ogni tanto nomina qualche cavaliere".

Gli alloggi – Val la pena visitare questo piccolo centro della Liguria (Comunità Montana Intemelia), un pugno d’anime dedito alla coltivazione dei fiori con qualche interessante concessione al turismo. "Il nostro paese, 320 abitanti, ha un passato insolito ed un futuro possibile che confluisce attorno alla chiesa parrocchiale di San Martino, al chiostro del Priorato, all’intrico di stradine pavimentate con pietra grezza e alle stupende montagne che la circondano (adatte al trekking e al parapendio). Certo, qui alberghi non ce ne sono, ma esiste la possibilità di alloggiare presso alcuni affittacamere", spiega il primo cittadino.

La gastronomia – Ricca invece l’offerta gastronomica: "In paese – dice Fogliarini – ci sono tre ristoranti e un agriturismo. I piatti sono quelli tipici della Liguria". Rinomato, ha più di cento anni di attività, è il ristorante "Osteria del coniglio", dove il peccato di gola è incoraggiato da un menu molto ricco: torta di carciofi, verdure ripiene, frittelle di pesce, prosciutto di tartufo, paste fatte alla vecchia maniera: tagliatelle di castagne ai funghi porcini o al sugo di coniglio, ravioli di borragine, pansotti di ricotta e spinaci, coniglio alla ligure, coniglio ripieno al forno, cinghiale, capra e fagioli, grigliate e per finire i dolci.

Fonte: www.tiscali.it

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