Il paradiso perduto di Goa

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Scarlett era arrivata a Goa lo scorso novembre, con i fratelli. «Un regalo di Natale», aveva detto la mamma. Il 18 febbraio Scarlett Keeling è stata trovata morta, non lontano dalla spiaggia di Anjuna. Annegata dopo essersi strafatta di droga, un «viaggio» finito male, secondo la polizia: un bad trip. Violentata e uccisa, insisteva la mamma.

Scarlett era arrivata a Goa lo scorso novembre, con i fratelli. «Un regalo di Natale», aveva detto la mamma. Il 18 febbraio Scarlett Keeling è stata trovata morta, non lontano dalla spiaggia di Anjuna. Annegata dopo essersi strafatta di droga, un «viaggio» finito male, secondo la polizia: un bad trip. Violentata e uccisa, insisteva la mamma.

E la mamma aveva ragione, ha rivelato adesso una seconda autopsia. La bocca di Scarlett era piena di sabbia e nei suoi polmoni di quindicenne troppo poca acqua di mare. Fine del viaggio. Bad trip anche per Goa: la sua corsa di eterna capitale hippie è forse davvero esaurita, magia in fumo.

Goa è diventata un posto poco raccomandabile: non il buen retiro della psichedelia internazionale, eredità anni Sessanta, e neppure l’ultimo ritrovato dell’industria turistica a cinque stelle. «L’atmosfera s’è fatta buia», scrive il Times of India. Scarlett è diventata un caso. Un delitto brutale che da settimane abita i giornali inglesi, sconvolti all’idea che un paradiso tropicale visitato da 200 mila cittadini britannici nel 2007 possa diventare una trappola mortale. Domenica un uomo è stato arrestato, un barista visto con Scarlett prima che lei sparisse. Non ha trent’anni e si chiama Samson D’Souza, un cognome che ricorda come Goa sino al 1961 fosse portoghese: per 500 anni, prima che i carri armati di Nehru convincessero la guarnigione lusitana ad arrendersi. Ieri, il ministro del Turismo dello stato ha accusato la polizia di aver depistato le indagini.

Per proteggere gli interessi legati proprio al turismo, hanno aggiunto i media. Scarlett è l’ennesimo dramma— in una sequenza di crimini e vicende poco chiare—che si è consumato lungo le spiagge bianche dove mille inglesi svernano regolarmente e dove le notti si animano di feste dove alcol e droga vengono consumati senza troppi freni: nel 2006 a Goa sono morti 55 stranieri, 4 di più l’anno scorso, 12 nei primi due mesi del 2008, lo scorso gennaio ancora un’inglese ha denunciato uno stupro, altre sono sfuggite alla violenza, due giapponesi sono morti di overdose nei giorni scorsi. La geografia umana (e criminale) di Goa si è trasformata. A fine anni Sessanta gli stranieri costituivano pallidi gruppi di corpi sulle spiagge migliori. Le feste notturne — i Full Moon Party poi esportati altrove — facevano parte del menu ancora negli anni Ottanta. È il momento in cui s’è sviluppata la musica etichettata Goa trance, ritmi elettronici profondi e martellanti, passaggi dissonanti sulla falsariga di armonie della tradizione indiana, psichedelia tecno-tribale. Funzionava. I dj hanno riversato Goa trance in tutto il mondo:

Goa Party da Berlino a Sidney. A migliaia — da Gran Bretagna e Israele, Germania e Paesi scandinavi — hanno puntato su Goa. Intere famiglie continuano a trasferirsi dall’Europa attratte dal basso costo della vita. «L’affitto della casa dove abito qui mi costa 800 sterline, a Londra non basta per un mese», ha spiegato all’Observer Nelly Beetle: disegna abiti e ha una figlia di 2 anni «che nuota in mare e mangia papaia fresca ogni giorno». Accanto all’idealizzato Nirvana hippie o post-hippie, con l’ovvio corollario di canne e «funghi magici», pensioncine e andirivieni di zaini e sandali, c’è anche una Goa che va a pescare i rampolli dell’India benestante, ne munge le carte di credito, alimenta ristoranti all’occidentale e negozi di design, resort esclusivi dove si fa yoga e ci si ritira dal mondo a caro prezzo e in tutta comodità.

Fa paura la Goa dove le bande si spartiscono il territorio, mafia russa sulle spiagge di Morjim e Arambol— scrive la stampa di Delhi—israeliani altrove, scozzesi a Baga, nigeriani e kenioti con la cocaina a Candolim, oltre alle «dozzine di casi di turismo pedofilo», come denuncia la sociologa Nishta Desai della ong Child Rights. «Stupri e abusi sessuali sono legati all’abuso di droga. Se il governo vuole davvero controllarlo, intervenga seriamente sui signori della droga piuttosto che star lì a non far nulla», ha dichiarato il capo della Camera di commercio locale. Gli interessi turistici, la droga, le barriere economiche e sociali che si innalzano di colpo, tutto contribuisce a squassare gli equilibri che avevano reso Goa un luogo a sé rispetto. A guardarla da questo lato, Goa è in pieno bad trip. Era un paradiso, poi un paradiso artificiale, ora quasi un paradiso perduto. Scarlett lo sa.

Fonte: www.corriere.it

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