Il muro di Berlino in Emilia

Condividi questo articolo su :

Spilamberto, il paese dell’aceto balsamico e del liquore nocino, ha una curiosa prerogativa: un parco-museo che racchiude 3 blocchi della storica parete. Acquistati da un cittadino…

Cosa ci fa il muro di Berlino in provincia di Modena? Tre pezzi del simbolo della Cortina di ferro si trovano nel parco comunale dell’Antica Rocca Rangoni, a Spilamberto, paese noto come la patria dell’aceto balsamico. Forse qualcuno penserà: certo, siamo in Emilia, la regione rossa ante-litteram… In realtà l’idea è nata non da un progetto politico bensì dall’iniziativa di un singolo cittadino che si è imbattuto in un’asta particolare.

Spilamberto, il paese dell’aceto balsamico e del liquore nocino, ha una curiosa prerogativa: un parco-museo che racchiude 3 blocchi della storica parete. Acquistati da un cittadino…

Cosa ci fa il muro di Berlino in provincia di Modena? Tre pezzi del simbolo della Cortina di ferro si trovano nel parco comunale dell’Antica Rocca Rangoni, a Spilamberto, paese noto come la patria dell’aceto balsamico. Forse qualcuno penserà: certo, siamo in Emilia, la regione rossa ante-litteram… In realtà l’idea è nata non da un progetto politico bensì dall’iniziativa di un singolo cittadino che si è imbattuto in un’asta particolare.

Ogni blocco è alto 360 cm, largo 120 e pesa circa 2750 kg e, tra i suoi colori, racconta di centinaia di persone morte mentre tentavano di scavalcarlo, di armi puntate, di disperazione e voglia di unità. Ora i tre pezzi si trovano circondati dalla quiete, nel verde del parco, in uno dei paesi simbolo della pace, dove gli abitanti ogni anno si danno da fare per organizzare appuntamenti e manifestazioni volte a ritrovare le origini delle antiche tradizioni comuni, dall’aceto al nocino. 

La storia è originale e semplice: "Carlo Accorsi, un cittadino di Spilamberto –  spiega il sindaco, Francesco La Mondini – si imbatté in un’asta in Germania e vide i pezzi del muro in vendita. Senza pensarci due volte li opzionò e mi telefonò per chiedermi se fossi interessato. Subito dissi di sì. Accorsi aveva il problema di come trasportare i pezzi del muro, alti tre metri, fin qui a Spilamberto. Così mi propose lo scambio: era disposto a regalarne tre pezzi al Comune, in cambio delle spese di trasporto. Assoldammo dunque un autotrasportatore e lo mandammo in Germania. E decidemmo di mettere i pezzi del muro per metterli nel nostro più importante parco, la cui Rocca coincide con l’anno di nascita di Spilamberto, nel 1210"

Ma come mai una giunta comunale decide di comprare il simbolo della divisione della Germania? "Proprio perché Spilamberto – spiega ancora il sindaco – ha fatto della pace un leitmotiv". Tant’è che esiste anche un quartiere della pace, con vie intitolate a Gandhi, a Martin Luther King, a Giovanni XXIII. "Abbiamo ritenuto che entrassero in questa logica anche i blocchi del Muro perché simbolizzano la fine della divisione di un popolo: e per noi è importante avere qui una testimonianza di una fase storica tanto  importante". 
 

Ma Spilamberto, oltre al Muro di Berlino, ha anche tante particolarità che meritano di essere conosciute. Innanzitutto, c’è l’unico museo al mondo dedicato all’Aceto Balsamico tradizionale. Niente a che vedere con quello commerciale: basti pensare che da un quintale di uva si ottengono solo due litri di Balsamico Tradizionale Stravecchio, con un processo che dura ben venticinque anni. Anche i prezzi naturalmente, sono molto più alti di quelli che si trovano negli scaffali dei supermercati: si parte da un minimo di 70 euro per una bottiglietta di 10 cl e si vende solo ed esclusivamente nella confezione disegnata da Giugiaro.

La secolare tradizione del Balsamico Tradizionale viene oggi custodita dalla Consorteria che ha sede a Spilamberto: controlla il rispetto del disciplinare – cioè come deve essere fatto il prodotto – ed ha avuto un ruolo fondamentale nel riconoscimento legislativo che si è realizzato con il riconoscimento della Doc, nel 1986, e della Dop,  nel 2000.

A Spilamberto c’è inoltre l’Ordine del Nocino, l’antico liquore a base di noci immature: fondato nel ’78 dalle donne dei componenti della Consorteria dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, controlla il rispetto de disciplinare del nocino e organizza corsi, pali e varie attività. Attorno al nocino si sviluppano storie e leggende   tutte centrate sul giorno di San Giovanni, il 24 giugno, che è il momento in cui si raccolgono le noci per fare il liquore.

"Un giorno magico – spiega la presidentessa, Vania Franceschelli – nel quale le donne, scalze, raccoglievano i malli intrisi della rugiada di San Giovanni: ad essa si attribuivano poteri straordinari, a rimedio per tutti i guai. I buoi venivano tirati fuori dalle stalle e portati a camminare sulle braci ardenti in modo da esorcizzare tutte le malattie. Era il giorno in cui si mangiavano le corna delle lumache, come simbolo di felicità, si facevano trecce d’aglio, si raccoglievano le erbe di san Giovanni che poi sarebbero rimaste per tutto l’anno riunite in un mazzolino posto sotto il cuscino delle donne".

Fonte articolo originale

Condividi questo articolo su :

Benvenuto su ZonaViaggi.it !

Tieniti sempre informato sulle nostre novità seguendoci sui social

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: