Il mare di Cuba

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Aquile di mare, murene, cernie giganti e coralli neri. Il santuario marino a sud dell’Isla Grande è il punto di partenza ideale per scoprire i Caraibi più autentici, tra spiagge tropicali, antiche città indios, nascondigli di pirati e insediamenti coloniali. L’importante è partire subito. Nella stagione migliore dell’anno.

Aquile di mare, murene, cernie giganti e coralli neri. Il santuario marino a sud dell’Isla Grande è il punto di partenza ideale per scoprire i Caraibi più autentici, tra spiagge tropicali, antiche città indios, nascondigli di pirati e insediamenti coloniali. L’importante è partire subito. Nella stagione migliore dell’anno.

Ci sono i Toro e i Seta, i Caraibici e i Martello, i Nutrice e i Limone, e anche il raro Balena: tutte le specie di squali si sono date appuntamento al largo della costa meridionale dell’isola di Cuba. Chi volesse godersi lo spettacolo si decida e parta subito. Questa è la stagione ideale per partire e godersi il clima caldo e secco, che dura fino ad aprile. Gli amanti dei famosi predatori del mare, poi, non saranno delusi. Per vederli, e persino toccarli, basta scendere a 20 o 30 metri di profondità e infilarsi tra i canyon e le pareti di corallo nero che movimentano i fondali dei Jardines de la Reina. Una collana di centinaia di isolette vergini che formano una catena di 160 chilometri che segue il versante meridionale dell’Isla Grande, da Ciego de Ávila a Camagüey, dando vita al più importante santuario marino dei Caraibi. Dove ci si può immergere soltanto seguendo i diving locali, dove i turisti possono entrare pochi alla volta e dove si pratica la pesca catch & release (si devono ributtare in mare vive le prede appena catturate).

Una serie di divieti è riuscita a preservare questo tratto di mare incontaminato dove vivono, oltre agli squali, anche coralli, gorgonie, aragoste, aquile di mare, murene e le gigantesche cernie tropicali. I punti migliori per immergersi sono Farallón e Pipín, caratterizzati da tunnel sottomarini e pareti di corallo, Coral Negro, che poi sono il posto preferito dagli squali caraibici, lunghi circa tre metri, che nuotano tranquilli insieme ai sub. Vicente è invece il regno delle aquile di mare, mentre la Meseta de los Meros è popolata da cernie che pesano fino a 300 chili, ma si lasciano accarezzare e fotografare. Qui l’unico albergo è La Tortuga, un hotel galleggiante ormeggiato al riparo delle mangrovie con sette cabine doppie e un diving center che organizza escursioni nei circa 42 punti di immersione disseminati nell’arcipelago. In cambusa si preparano piatti di pesce fresco e aragosta (è consentito pescare quel che serve per l’immediato consumo).

Riconquistata la terraferma, Cuba mostra il suo lato caraibico, lontano dai fasti dell’Avana e dai complessi turistici di Varadero. Quell’Est fatto di piccoli villaggi dalle case di legno, di piantagioni di canna da zucchero, di un incessante via vai di biciclette, camion, calessi e carri tirati dai buoi, di cittadine dall’aria decadente dove le piazze si accendono dei colori forti dei Tropici. Come Camagüey, la città nata sulla costa, nella baia di Nuevitas, e poi nel Cinquecento scappata nell’entroterra per sfuggire alle rivolte degli indios. Un mosaico di strade intricate che cedono il passo a sontuose piazze dall’impianto ottocentesco, di chiese dagli alti campanili che bucano il cielo, di grandi orci d’argilla che ricordano come questa fosse un tempo la città dei venditori d’acqua e dei fabbricanti di tinajones, i vasi per il recupero dell’acqua piovana. Più a sud c’è Cabo Cruz, un altro santuario dei sub, che nasconde veri e propri tesori sommersi. A venti metri di profondità ci sono i relitti di un’intera flotta: quella dell’ammiraglio spagnolo Cervera, fatta colare a picco nel 1898 dalle navi dell’esercito statunitense. Un po’ più a est, accanto alla spiaggia di Rio la Mula, giace, con la prua conficcata sul fondo, lo scheletro della Cristóbal Colón, mentre a ovest, in mezzo a una colonia di spugne, c’è il George York, vascello affondato nel 1792.

Poco lontano, all’imbocco della baia di Santiago, anche il Castillo del Morro ricorda i tempi in cui in queste acque non c’era mai quiete. Costruita nel Seicento per difendere la città dai pirati su progetto dell’italiano Giovan Battista Antonelli, l’imponente fortezza è una ridda di scale, camminatoi, ponti levatoi e piazze, protette da mura, e oggi ospita il Museo della Pirateria. Il più antico insediamento coloniale di Cuba però è ancora più a oriente, passata la Baia di Guantánamo e Punta Maisí: è Nuestra Señora de la Asunción de Baracoa, fondata nel 1511 su una baia circondata dalla foresta tropicale, poi diventata capitale politica di Cuba. Per poco tempo però, visto che già nel 1515, Diego Velázquez de Cuéllar trasferiva residenza (e capitale) a Santiago. Da allora, per quattro secoli, Baracoa è stata solo una cittadina dimenticata alla periferia orientale. Una solitudine preziosa che le ha consentito di conservare intatto il fascino di una città coloniale.

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