Il lino della Normandia

Leggero, morbido, resistente. Il lino piace a tutti: i neo-ecologisti lo preferiscono perché è naturale, i salutisti per le sue proprietà anallergiche, e i grandi stilisti perché prezioso per la purezza del filato e facile da lavorare grazie alla sua fibra lunga. E giudicano quello francese di Normandia il migliore al mondo.

Proprio questa eccellenza del tessuto francese, che non ha eguali e che non teme la concorrenza cinese, giustifica anche il prezzo che si è disposti a pagare. Una passione che offre il pretesto per un viaggio lungo percorsi sconosciuti, tra shopping di qualità e grande gastronomia.

Leggero, morbido, resistente. Il lino piace a tutti: i neo-ecologisti lo preferiscono perché è naturale, i salutisti per le sue proprietà anallergiche, e i grandi stilisti perché prezioso per la purezza del filato e facile da lavorare grazie alla sua fibra lunga. E giudicano quello francese di Normandia il migliore al mondo.

Proprio questa eccellenza del tessuto francese, che non ha eguali e che non teme la concorrenza cinese, giustifica anche il prezzo che si è disposti a pagare. Una passione che offre il pretesto per un viaggio lungo percorsi sconosciuti, tra shopping di qualità e grande gastronomia.

Si può comprare il prezioso tessuto, a metro o confezionato, negli spacci aziendali, presso gli antiquari specializzati in biancheria d’epoca, o nelle boutique del territorio, segnalate come le migliori a livello nazionale dalla Maison du Lin di Parigi(15 rue du Louvre, tel. 0033.1.40.41.11.66). Il lino migliore del mondo si coltiva in Alta Normandia, tra il dipartimento dell’Eure e quello della Seine-Maritime. Bernay, nel cuore di una grande pianura boscosa, conserva un patrimonio architettonico medievale, dalle tipiche case à colombage, con le facciate a graticcio in pietra e legno, fino alla stupenda abbazia di Notre-Dame, gioiello romanico normanno dell’XI secolo, con maestose arcate e capitelli scolpiti. A 10 minuti d’auto dal centro storico, a Saint-Martin-du-Tilleul, si trova l’atelier di monsieur Bénoit, la Linière St-Martin, un’azienda fondata nel 1954, che coltiva con tecniche tradizionali 2.300 ettari di lino all’anno per ottenere fibre di qualità pregiata.

Come è possibile osservare direttamente nel piccolo spaccio aziendale Au fil du lin, frequentato dai parigini per i suoi tessuti da arredamento e la convenienza dei prezzi: un metro di stoffa per rivestire divani e poltrone costa dai 25 ai 35 euro al metro. “La preziosità delle pezze”, fa notare monsieur Bénoit, “si riconosce subito dalla regolarità della trama: identica in ogni centimetro, senza righe in rilievo e priva di qualsiasi impurità”. Si riferisce a pagliuzze o frammenti di grano presenti nei tessuti di bassa qualità. Mentre le stoffe della Linière St-Martin sono “leggerissime, morbide al tatto e si stropicciano meno rispetto al passato grazie alle nuove tecnologie usate per il fissaggio e la tessitura”, conclude Bénoit.

Verso Évreux, capoluogo dell’Eure, prima di raggiungere il Castello di Champ de Bataille, vale una sosta la boutique Le lin d’Amandine, a Graveron-Sémerville, un piccolo negozio stracolmo, con mobili d’antan, angoli e scaffali dove si rovista in cerca di occasioni. Dall’abbigliamento uomo-donna e bambino alla biancheria della casa, ma anche borse, foulard, cappelli e una linea cosmetica. Tutto rigorosamente a base di lino. Abiti dai tagli semplici nelle tonalità naturali, dal bianco al coloniale, ai marroni caldi, e accessori coloratissimi. Un paio di pantaloni costa 50 euro, una borsa 21, il latte per il corpo ai semi di lino 22. Nei dintorni, vale una visita anche l’abbazia medievale di Le Bec-Hellouin, fra querce e ippocastani, costruita nella stessa pietra grigia usata per l’Abbazia di Canterbury, con un’alta torre in stile gotico-flamboyant. Nell’atelier, i frati si dedicano alla pittura delle ceramiche, che poi vendono.

Subito fuori dall’abbazia, St. Yves et Cie è una bottega antiquaria scenografica dove si respira amore per il passato, selettivo nelle scelte di mobili, oggetti, libri del XVII secolo e lenzuola di lino d’antan. Non lontano da qui, ecco Routot, la città del lino, a cui è dedicato un museo (Maison du Lin, tel. 0033.2.32.56.21.76, orari: 14-18, chiuso mar.). Per dormire, ormai al confine con la Seine-Maritime, Château de Boscherville ha cinque camere nel silenzio della campagna, arredate con antichi mobili normanni intarsiati, stoffe e tappezzerie di famiglia. Lenzuola e tovaglie sono di lino, così come il pane per colazione.

Tappa successiva, Rouen, capoluogo dell’Alta Normandia, attraversata dalla Seine. Il suo cuore storico è un mosaico di capolavori d’arte: dalla grandiosa cattedrale gotica di Notre-Dame, una delle più belle di Francia, alla Chiesa di Saint-Maclou, piccolo tesoro architettonico del 1463, e la celebre torre dell’orologio. Chi ha tempo non tralasci una visita al Musée des Beaux-Arts (tel. 0033.2.35.71.28.40), con tele di Caravaggio, Rubens, Perugino e Renoir. In tutta la città sono pregnanti le atmosfere e il gusto del passato. Persino nel b&b la Maison qui Penche, una casa à colombage del Settecento, stretta e alta con una pendenza visibile alla prima occhiata. Le stanze, ognuna con una propria personalità, hanno il pavimento in cotto, mobili d’epoca, lenzuola e poltrone rivestite in lino. E l’indimenticabile vista sui tetti medievali e sull’angelo della cattedrale che sembra sorvegliare il sonno degli ospiti.

Intorno al b&b si curiosa fra botteghe artigiane, come Faïences Saint-Roman, ceramiche decorate a mano secondo la tradizione di Rouen; mobili e oggetti d’antiquariato a la Galerie l’Astrée che vanta, tra i clienti abituali, le famiglie Ferrero e Pirelli. Buoni affari anche al mercato di place St-Marc (sabato e domenica), che sciorina lenzuola, tovaglie e antiche broderie di lino. Dolci squisiti, cioccolato, tarte e gateaux fatti in casa si ordinano nella cornice liberty (originale) di Dames Cakes, sala da tè al 70 di rue St-Romain, con vista sulla cattedrale, dove è possibile gustare anche un pranzo veloce. La cena è a La Couronne, in piazza Vieux Marché dove si compì il destino di Giovanna d’Arco: è il più vecchio auberge de France con una storia che inizia nel 1345. Nelle sue sale di legno scuro, velluti cremisi e candele, ha ospitato Jean-Paul Sartre e Salvador Dalí, John Wayne e Grace di Monaco. Piatto tipico, l’anatra à la rouennaise. Per trascorrere la notte nel silenzio di un giardino, ma in piena città, Clos Jouvenet che per la prima colazione offre macedonia di frutti di bosco freschi, baguette e pane ai semi di lino.

Fonte: www.corriere.it

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