Il gelato di Torino arriva a New York

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Il gelato artigianale di Torino sbarca a New York con l’apertura di «Grom» al 2165 di Broadway Avenue, nel cuore dell’Upper West Side. A metà strada fra il popolare supermercato Fairway e le delicatezze di Zabar’s, «Grom» si presenta ai newyorkesi come uno specchio della gastronomia piemontese: il cioccolato di Guidio Gobino per la stracciatella, i biscotti di pasta di meliga di Battifollo per la crema di Grom e tuorli d’uovo di Savignano nelle ricette oltre a torroni, dolci e acqua San Bernardo a volontà.

Il gelato artigianale di Torino sbarca a New York con l’apertura di «Grom» al 2165 di Broadway Avenue, nel cuore dell’Upper West Side. A metà strada fra il popolare supermercato Fairway e le delicatezze di Zabar’s, «Grom» si presenta ai newyorkesi come uno specchio della gastronomia piemontese: il cioccolato di Guidio Gobino per la stracciatella, i biscotti di pasta di meliga di Battifollo per la crema di Grom e tuorli d’uovo di Savignano nelle ricette oltre a torroni, dolci e acqua San Bernardo a volontà.

«Il gelato artigianale per il quale gli italiani fanno la fila a Torino, Milano e Firenze arriva nell’Upper West Side» ha scritto il «New York Sun» per descrivere ai lettori l’impresa di Guido Martinetti e Federico Grom, i due proprietari trentenni, con identità e professionalità complementari. Martinetti è il gastronomo ed è stato lui a studiare i gusti dei newyorkesi, curandosi non solo di assicurare l’offerta di una crema di Grom uguale in tutto e per tutto a quella venduta in Italia, ma anche di essere presente con gusti come vaniglia, cannella e cappuccino per i quali gli americani hanno un debole. I clienti che entrano possono vedere come il gelato viene confezionato grazie ad un laboratorio dove biscotti, cioccolato e crema si trasformano «live» nel gelato da consumare. Federico Grom è il regista della preparazione logistica e amministrativa dello sbarco ed è lui che ha ponderato concentrazione della popolazione, abitudini del quartiere e livello dei consumi con logiche simili a quelle di Wall Street quando si tratta di aperire di un’attività finanziaria.

«Negli Stati Uniti c’è un consumo pro capite di 23-24 litri annui di gelato, pari al doppio dell’Italia – spiega Grom – e l’Upper West Side è il quartiere residenziale di Manhattan più vissuto dagli abitanti, rispetto a Midtown dove prevalgono gli alberghi e l’Upper East Side dove a fare la spesa sono i maggiordomi». Molti i progetti in cantiere per il punto vendita sul marciapiede fra 76° e 77°Strada: dal servizio di consegne a domicilio del gelato – una novità per New York – al marchio «kosher» per rispettare le regole alimentari ebraiche, fino alla frutta prodotta dall’azienda agricola acquistata a Castigione d’Asti per confezionare i sorbetti. A Manhattan Martinetti e Grom sono arrivati grazie alla partnership con alcuni soci torinesi da tempo insediati nella Grande Mela ed hanno già una fan di spicco: Katie Couric, erede di Dan Rather alla guida delle Eveing News della tv Cbs, che ha scoperto la crema di Grom a Torino, in occasione delle Olimpiadi invernali. Fra i primi ad assaggiare il gelato piemontese è stato Andrew Seabury, presidente del «Gelato & Pastry Institute of America», secondo il quale «punta a conquistare la parte alta del mercato adoperando prodotti naturali e organici capaci di offrire la più alta qualità».

Forti del successo di mercato di un gelato nato nel 2003, con dieci punti vendita in Italia (ed altri quattro in arrivo) a cui si aggiunge Broadway Avenue, Grom e Martinetti puntano ad una meta ancora più ambiziosa: «Riuscire a confezionare il gelato più buono del mondo». Gli studi dell’International Dairy Foods Association suggeriscono che il mercato americano potrebbe contribuire all’intento perché, statistiche alla mano, la tendenza del pubblico è di cercare gelati di qualità, come quelli di Torino.

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