Il Festival (e non solo) di Ravello

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itana sotto i piedi. E’ questa Ravello, la città della musica, adorata da Wagner e Greta Garbo, tra gli altri. Una raffinata enclave del bien vivre dall’aura internazionale ma dal gusto squisitamente italiano.

Adagiata a 350 metri in una sorta di sospensione prodigiosa su una collina rocciosa sovrastante la Costiera Amalfitana, Ravello si presenta come un piccolo scrigno di tesori che al primo sguardo quasi impressiona, al secondo seduce.

itana sotto i piedi. E’ questa Ravello, la città della musica, adorata da Wagner e Greta Garbo, tra gli altri. Una raffinata enclave del bien vivre dall’aura internazionale ma dal gusto squisitamente italiano.

Adagiata a 350 metri in una sorta di sospensione prodigiosa su una collina rocciosa sovrastante la Costiera Amalfitana, Ravello si presenta come un piccolo scrigno di tesori che al primo sguardo quasi impressiona, al secondo seduce.

Con Greta Garbo come amante prediletta, Richard Wagner come simbolo della musica che la città ogni anno omaggia grazie al prestigioso Ravello Festival (in programma quest’anno dal 27 giugno al 31 ottobre), e con una schiera di nomi illustri (da Arturo Toscanini a Humphrey Bogart, da Jacqueline Kennedy Onassis a Virgina Woolf, da Totò a Gina Lollobrigida) a fare da cortigiani in questo elegante regno del bien vivre al naturale, Ravello non può che essere ciò che si merita: il gioiello forse più prezioso della Costiera Amalfitana.

Sembra che, nello spazio ridotto di una cittadina a misura d’uomo, gli angoli, gli scorci, i luoghi panoramici facciano a gara per lasciare a bocca aperta il visitatore, quasi una sfida dell’uomo alla natura che si risolve però, in questo caso, in una felice complicità senza oltraggio. Ambienti dai nomi evocativi come la “Terrazza dell’Infinito”, il “Viale dell’Immenso”, l’“Infinity Pool”, i “Giardini incantati”, appaiono nel vero senso della parola, come approssimazioni verosimili alla realtà che descrivono.

Giochi di luce e spazi vuoti protesi sull’abisso azzurro del Golfo di Salerno, si godono da Villa Rufolo, Villa Cimbrone e l’Hotel Caruso, tre nomi che fanno la storia di Ravello e che ne perpetuano ancora oggi in grande stile, le sorti di nobile enclave dell’italianità dal gusto internazionale. Con i colori tipici del Mediterraneo e le essenze agrumose che sensibilizzano l’olfatto ad ogni soffio di vento, Ravello si fa amare con pochi passi a piedi, attraverso le stradine acciottolate del centro, tra negozietti e botteghe nascoste dove si ritrovano gli stessi colori della natura nelle ceramiche lavorate dalle abili mani degli artigiani del posto.

La Piazza del Duomo, grazioso salottino a cielo aperto con caffè e botteghe artigiane, è il passaggio obbligato per accedere a Villa Rufolo, così si ha modo di scorgere dall’esterno la Cattedrale della città, risalente all’XI secolo, e il suo famoso portale bronzeo. Vale la pena entrare qualche minuto per ammirare il pulpito del XIII secolo, sorretto da sei colonne a torciglione. Di Villa Rufolo non si può non riportare l’incanto delle simmetrie floreali dei suoi esuberanti giardini, l’esplosione di luce che inonda il passaggio attraverso piante esotiche e fontane che adornano la villa medioevale insieme a dettagli architettonici moreschi che evocano atmosfere orientali. E’ questo lo scenario d’eccezione dove si svolgono, ormai da 50 anni, i concerti wagneriani in ricordo del compositore tedesco che proprio a Villa Rufolo trovò l’ispirazione per il secondo atto del suo “Parsifal”. Non meno spettacolare è la più eclettica Villa Cimbrone con il suo ingresso all’edenica “terrazza dell’infinito” cinto da cipressi scultorei, rose profumate, glicini a pioggia e statue di divinità romane.

Stessa magia di giardini superdotati dalla natura, panorami mozzafiato e dettagli d’arte di valore, si ritrova all’Hotel Caruso, ex palazzo medievale convertito in struttura di charme che rientra a pieno titolo nella pluricentenaria storia di Ravello. Più che un albergo, è un monumento: soffitti affrescati, pezzi d’antiquariato del XVIII e XIX secolo, un portale proveniente dalla chiesa di Sant’Eustacchio (metà XII secolo), volte e meraviglie in marmo, piastrelle e ceramiche, persino rovine archeologiche insieme a rarità botaniche ed erbe officinali, si trovano nel suo interno, non appena varcato l’ingresso con i leoni di pietra a fare da guardiani.

Ravello, con la sua felice posizione, è anche un punto di partenza ideale per muoversi alla volta dei non meno accattivanti dintorni: da Amalfi a Positano, passando per la deliziosa Atrani, tutto il fascino della Costiera più elegante d’Italia è servito su un piatto d’argento.

Fonte: www.ilsole24ore.com

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