Il fascino discreto delle guest house alle Maldive

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Le Maldive più autentiche si trovano sulle isole dei pescatori: l’esperienza in una guest house non è da tutti, ma se siete allergici ai resort e amate una minima dose di imprevisto, diventerà l’unica possibile.

Era l’agosto del 2011 e, seduta su una poltroncina dell’aeroporto di Male, stavo frugando su forum olandesi e annunci su Craigslist, a caccia di un appartamento in affitto alle Maldive. Ci ero appena stata per la prima volta in resort ed ero già determinata a tornarci il prima possibile, ma dribblando i costi e il lifestyle del villaggio turistico. Un paio di settimane prima ero riuscita a prenotare due settimane in un villaggio nell’atollo di Felidhoo a una cifra ragionevole, ma comunque molto superiore alle mie possibilità. Aspettando il volo di ritorno mi ero imbattuta in un forum di viaggi in cui due turisti olandesi magnificavano un bed & breakfast su un atollo fuori dalle rotte turistiche: un’opzione alternativa al resort, per riuscire a tornare da quelle parti spendendo molto meno e facendo esperienze più autentiche, senza cocktail con l’ombrellino serviti da bartender cingalesi (ai maldiviani, come a tutti gli islamici, è proibito servire alcolici), senza overwater né una spiaggia attrezzata.

La mia meta, avrei scoperto dopo, sarebbe stata una delle prime (ormai sono centinaia) guest house costruite su un’isola di pescatori, dove al mattino avrei mangiato mashuni, un impasto leggermente piccante di tonno, cipolla e cocco, assieme a una corroborante tazza di caffè ye-ye, una diabolica bustina di caffè istantaneo, latte in polvere e zucchero. E poi via verso lingue di sabbia su cui arrostirsi senza neanche l’ombra di mezza palma, interminabili traversate in dhoni verso l’isola deserta più vicina, o anche lontana, chi se ne importa, siamo in vacanza. Battute di pesca al tramonto, raggiunti dal canto del muezzin, mentre un piccolo barracuda inferocito si dibatte attaccato alla lenza in attesa di essere liberato di nuovo in mare.

manta ray Una manta nuota nell’oceano Indiano ©Richard Whitcombe/Shutterstock

Avanti veloce a oggi: Airbnb ha reso la ricerca di una guest house molto più facile e attendibile. Trovarne una alle Maldive, o in qualsiasi angolo di mondo, è relativamente semplice. Molte hanno un sito, una pagina Facebook e un profilo Instagram che vi conquisteranno con video girati poche ore prima di uno squalo balena che nuota placido, dosi quotidiane di delfini che guizzano di fronte a una barca, banchi di mante ripresi dal drone. È facile anche trovarla gestita da italiani, con l’opzione vegana nel menù, i trasferimenti in idrovolante che in quindici minuti vi faranno planare dolcemente alla meta, anziché farvi sbatacchiare per ore tra i flutti su una barca veloce gremita di maldiviani, perfettamente a loro agio a prendere le onde di punta mentre voi cercherete di trattenere i conati. Personalmente ho fatto questa esperienza con 38.5 di febbre e un’intossicazione alimentare che mi ero portata da casa, quindi ne conservo un ricordo particolarmente traumatico. Nell’isola vicina volendo c’era un ospedale, in un paio di giorni comunque è passata.

Trovarvi su un’isola di pescatori in pieno dramma gastrointestinale significa anche che rimpiangerete di non esservi portati dietro l’intero armadietto dei medicinali: la farmacia dell’aeroporto di Male vi venderà di buon grado una confezione da cento aspirine, ma un banale antiemetico potrebbe essere più complesso da reperire. Viceversa lasciare sull’isola quelli che vi siete portati è davvero il minimo segno di riconoscenza alla comunità che vi ha permesso di trascorrere qualche giorno indimenticabile sulla propria isola.

Guest house alle Maldive Alcuni pescatori esaminano dei tonni al porto di Kaafu, sull’atollo di Male Nord alle Maldive ©byvalet/Shutterstock

Le guest house non sono per tutti. Vi impongono di scendere a patti con la vostra fragilità, le vostre insicurezze, la vostra ipocondria ma su quasi tutte le isole, anche le più sperdute, arriva il wifi e la tv in streaming. Non manca l’aria condizionata a meno che vogliate volontariamente privarvene e tanti altri segni di globalizzazione vi inseguiranno fin lì: alla modernità non si sfugge da queste parti, ma potrete comunque ottenere una sferzata di esperienze YOLO (you only live once).

Una vacanza in guest house vi permetterà di depennare alcune voci dalla vostra bucket list di cose da fare almeno una volta nella vita. Fare il bagno di notte con gli squali, circondati da carangidi che sfruttano il fascio di luce della vostra pila per cacciare, mentre la corrente vi trascina via a una velocità che non riuscite bene a comprendere in direzione dello Sri Lanka, sotto un cielo scintillante di costellazioni (tranquilli, una barca sta già venendo a recuperarvi). Avrete la possibilità, se lo desiderate, di assaggiare cibo che fino a pochi minuti prima era vivo o che avete pescato voi stessi.

Riprenderete il contatto col vostro ritmo circadiano: vi sveglierete all’alba perché sulle isole di pescatori non vige l’orario turistico, ovvero quel fuso addomesticato che spesso viene adottato dai resort per renderci più plausibile cenare col chiaro e svegliarci a orari punitivi anche in vacanza. Vi addormenterete sereni, stremati da ore di snorkeling: il muezzin vi sveglierà due volte per notte cantando in diretta, amplificato da altoparlanti gracchianti in tutta l’isola, ma proverete l’ebbrezza di riaddormentarvi quasi subito, un’utopia nel letto di casa, resa possibile solo dalla stanchezza vera. Quella che tempra il fisico e rigenera la mente.

Dovrete mettere in valigia indumenti lunghi, che vi coprano le braccia e le gambe, niente kaftani troppo scollati, niente baci in pubblico. Siamo ospiti a casa d’altri, il rispetto prima di tutto.

Fonte articolo originale

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