Il deserto di Atacama

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Il Longitudinal Norte corre verso l’orizzonte rugoso e incartapecorito come le immagini che i satelliti spediscono dalla Luna. Sembra un cavallo selvaggio, che sbuffa ogni tanto dalle nari. Forse gli piace essere il treno più solitario del mondo, la ferrovia che attraversa in quattro giorni il deserto cileno dell’Atacama.

Il Longitudinal Norte corre verso l’orizzonte rugoso e incartapecorito come le immagini che i satelliti spediscono dalla Luna. Sembra un cavallo selvaggio, che sbuffa ogni tanto dalle nari. Forse gli piace essere il treno più solitario del mondo, la ferrovia che attraversa in quattro giorni il deserto cileno dell’Atacama.

 "Le carrozze polverose sferragliano una dura litania interminabile chiedendo che il calore non scoraggi la locomotiva, che i miraggi azzurrini in cui annegano le rotaie d’acciaio in lontananza non la ingannino con le loro lagune illusorie e, morta di sete, non si fermi come un animale schiattato nel bel mezzo di queste infinite distese desolate. I pali del telegrafo, correndo intermittenti all’indietro, tagliano simmetricamente il paesaggio e i ricordi". Sarebbe stato davvero bello imbattersi durante il viaggio nello scrittore-minatore cileno Hernan Rivera Latelier. Ma chissà che il vicino odierno di panca non sia proprio quel Lorenzo Anabalon, fisarmonicista, dal fazzoletto di seta legato intorno al collo che picchiettando distrattamente con le nocche sulla fisarmonica rossa, guarda fuori dal finestrino, tra i protagonisti de "I Treni vanno in purgatorio". Lo spettacolo che si presenta dinnanzi agli occhi è una meraviglia terribile e al tempo stesso affascinante, il Salar, la distesa di sale nel deserto di Atacama.

Il vento è impregnato di salnistro, gli abitanti di San Pedro de Atacama sono gli unici che sembrano non farci più caso. Questo è l’ultimo villaggio, fatto di case in fango tinteggiate di bianco abbacinante, che sfoggiano porte intagliate nel legno di cactus, l’estremo avamposto prima del deserto "marziano" dell’Atacama – come lo ha descritto l’autorevole rivista americana Science Magazine -, il più arido della Terra. Tanto asciutto e aspro che sulle montagne sono state ritrovate centinaia di mummie di donne incas dai lunghi capelli perfettamente conservate, ora esposte al Museo Archeologico Gustavo Le Paige di San Pedro. E la Nasa ha effettuato proprio qui alcuni test dei robot spaziali Viking spediti nel ’76 sul pianeta rosso per cercare tracce di vita.

In questo spicchio di Sudamerica, che si trova a oltre tre mila metri di altitudine tra la Cordigliera della Costa e le Ande, al confine con Bolivia e Argentina, non esistono oasi, e cadono in media appena tre millimetri di pioggia all’anno. Quando l’anno è… piovoso. In alcuni angoli non è scesa una goccia da più di 500 mesi. I condor che volteggiano solitario sopra i pinnacoli della Valle della Luna, uno dei luoghi più spettacolari dell’Atacama, i fenicotteri appisolati sulla distesa bianca di sale del Salar de Atacama o qualche guanaco che si è smarrito sono i pochi compagni occasionali di viaggio che si possono incontrare. Oltre ai minatori che salutano dai finestrini di camion arrugginiti prima di sparire per mesi.

Eppure non si prova alcuna nostalgia tanto è magico e misterioso questo deserto nel Nord del Cile: leggende, silenzi, miniere di rame e salnistro, polvere e vento. Cimiteri dove le tombe sono ornate da ghirlande composte di fiori di carta colorata come se fossimo a una festa. E’ un paesaggio lunare di centinaia e migliaia di chilometri quadrati di terra arida, dove la temperatura è sempre sull’altalena – notti gelide da zero gradi, pomeriggi infernali in cui si superano i 30° -, l’orizzonte è una linea maginot . Luoghi estremi in cui si ha come la sensazione di viaggiare all’infinito, sino a quando ci si imbatte in un nugolo di fenicotteri rosa che si posano sulle croste di sale. Poi lo scenario cambia ancora una volta all’improvviso, si è circondati da un battaglione di pinnacoli di roccia rossa alti fino a "infilzare" le nuvole bianche. Miraggi? No, quella è proprio una mano gigantesca scolpita nel nulla per salutare il viaggiatore e spingerlo ad andare avanti, almeno sino alla Valle della Luna, dove il paesaggio veste i colori più arditi e le ombre delle sculture naturali – come definire diversamente le sagome delle sue rocce pregne dei più svariati minerali – incantano e al tempo stesso turbano chi si avventura in questo tesoro naturalistico del Cile.

Informazioni utili
Per raggiungere il deserto cileno dell’Atacama, si può volare a Parigi con Alitalia e dalla capitale francese con Airfrance a Santiago del Cile, prendendo poi un volo della compagnia Lan verso Antofagasta, da dove partono molti collegamenti in autobus. Un’altra opzione è quella da Francoforte con Lufthansa, poi ancora la Lan da Santiago del Cile e successivamente Antofagasta. Ora in Cile è la primavera, quindi la stagione è buona per raggiungere il deserto, dove l’escursione termica è molto forte.

Fonte: www.lastampa.it

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