Il borgo di Grazzano Visconti

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Per fare un salto nel passato non c’è niente di meglio che recarsi a Grazzano Visconti, paesino da fiaba a 12 chilometri da Piacenza, nel comune di Vigolzone. Il nugolo di abitazioni che compone il piccolo borgo sembra comparire per incanto man mano che ci si avvicina, essendo completamente mimetizzato dalla vegetazione che ricopre, con folti rampicanti, anche le mura che lo circondano. Ma ciò che si presenta agli occhi, alla fine, ha dell’incredibile.

Per fare un salto nel passato non c’è niente di meglio che recarsi a Grazzano Visconti, paesino da fiaba a 12 chilometri da Piacenza, nel comune di Vigolzone. Il nugolo di abitazioni che compone il piccolo borgo sembra comparire per incanto man mano che ci si avvicina, essendo completamente mimetizzato dalla vegetazione che ricopre, con folti rampicanti, anche le mura che lo circondano. Ma ciò che si presenta agli occhi, alla fine, ha dell’incredibile.

Un frammento di Medioevo – Si tratta di un agglomerato apparentemente scaturito dal Medioevo col suo bel castello, il monastero e le case in tutto e per tutto fedeli alle abitazioni dell’epoca. La ricostruzione è perfetta in ogni particolare e quasi non ti accorgi di trovarti in un paese in buona parte edificato agli inizi del ‘900, per iniziativa di Giuseppe Visconti di Modrone che volle attribuirgli le odierne sembianze. A realizzare il progetto fu l’architetto Grazianini che curò la costruzione dell’albergo del Biscione (emblema dei Visconti), del pozzo, del teatro, delle poste, della chiesetta gotica e di altri palazzi in puro stile medievale. Opere che affiancarono il recupero di altri monumenti già esistenti ma decadenti come il maniero e il monastero degli Olivetani. Il risultato fu un gioiellino di paese, sospeso tra realtà e fantasia, che vale assolutamente la pena di visitare.

Tante le manifestazioni – Meglio se in corrispondenza di qualcuna delle tante feste che vi si organizzano. Ogni anno, il 25 maggio, si tiene per esempio la rievocazione del matrimonio e arrivo a Grazzano (nel 1389) di Valentina Visconti d’Asti. Una coinvolgente celebrazione, animata dal corteo con i colorati costumi d’epoca, i giocolieri, i musici, i giullari, i maghi, gli spadaccini, i cavalieri e gli arceri e da tante manifestazioni collaterali, tra cui non manca il torneo equestre delle antiche casate. In certi periodi inoltre Grazzano diventa teatro di fantastici giochi di ruolo che coinvolgono adulti e bambini. Per dirne una, per il 25 aprile è previsto uno speciale evento dedicato ad Harry Potter, che farà vivere ai ragazzi fino ai 13 anni le gesta del famoso maghetto.

Un angolo fuori dal tempo – Quando si oltrepassa uno dei suoi quattro ingressi il paesino appare come qualcosa di inimitabile, un angolo fuori dal tempo, una sequenza di un film su dame e cavalieri. Se non fosse per qualche auto in sosta in qualche stradina sarebbe facile convincersi di essere fuori dalla realtà. In un luogo frutto della fantasia o di qualche sortilegio capace di riportare al passato. Tanti sono i particolari che colpiscono e riempiono di meraviglia. Basta osservare un antico cancello in ferro battuto, una scultura, i muri merlati o le pitture murali, e poi lo stemma onnipresente dei Visconti o l’enigmatico cartilio che parla di antiche glorie e misteri, per trovarsi a sognare ad occhi aperti. Particolarmente affascinante il castello del 1395 con le quattro torri agli angoli che svettano sui tetti e l’immancabile fantasma: quello di donna Aloisa, donzella tradita dal marito, paffutella e terribilmente dispettosa con chi non la degna di attenzione. Peccato sia chiuso al pubblico e apra solo in occasioni di particolare importanza. Più accessibile, invece, il parco che lo circonda conferendo un fascino particolare all’insieme. Ma, in verità, è tutta l’area di Grazzano ad avere un’aurea particolare.

I monumenti – Tra i monumenti da visitare la Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, risalente al 1200 e l’Oratorio della Madonna delle Grazie con la caratteristica facciata dagli inserti romano-gotici. D’obbligo una puntatina alla Cortevecchia, una oasi verde di 7mila metri quadri i cui fabbricati sono testimonianza della civiltà contadina. Curiosa la Ghiacciaia, costruzione cilindrica in mattoni utilizzata all’alba del ‘900 per la conservazione dei prodotti alimentari. In pratica veniva riempita di neve e ghiaccio pressati e diventava un enorme frigorifero. Da non perdere il Palazzo dell’Istituzione, sede della Scuola di Arte e Mestieri, e il teatro che testimoniano l’intento del Conte Giuseppe Visconti di Modrone di creare un centro improntato all’arte e non solo all’artigianato. Una idea, quella del nobil uomo, che ha messo le ali e superato probabilmente le aspettative del suo stesso artefice. I turisti infatti aumentano continuamente e si calcolano in trecentomila quelli che varcano ogni anno le mura del fiabesco borgo.
I mobili tradizionali – Grazzano merita senz’altro anche la definizione di cittadina d’arte per le opere che conserva e per aver continuato nei secoli a praticare la lavorazione del legno, del ferro e della ceramica. L’artigianato locale è infatti di eccezionale importanza ed esiste una produzione di arredi in stile locale ispirati al 1400. Un tipo di mobilio dove domina il bassorilievo con intagli profondi che danno luogo a strepitosi disegni sul legno.

La cucina che delizia il palato – Per saziare l’appetito inevitabilmente accumulato durante la visita ci si può abbandonare a indimenticabili pasteggiamenti all’insegna di antichissimi sapori che hanno deliziato le gole di popolani, nobili e re. Ma veniamo a qualche consiglio per trastullare il palato. Per iniziare potreste addentare qualche sfiziosa leccornia tradizionale. Una cosa tipo i graséi, pezzi di carne e grasso di maiale cotti, salati ed essiccati, oppure la pistä d’ gras (gustosissimo grasso pestato con verdure) e il gras pist (lardo di maiale condito con l’aglio). Come primo potreste orientarvi sui Pisarei, gnocchi caserecci con fagioli e pomodoro. Oppure gustare gli anolini in brodo di pasta all’uovo ripieni di carne; o ancora i macaròn cun l’agùcia, pasta forata con l’ago da calza che si ispira a un’antica pietanza medievale, o le Mes mànag dal frà, pasta ripiena di stracotto, pangrattato e grana cotta in brodo. Per il secondo potreste puntare forchetta e il coltello su una faraona arrosto o sulle anguille ai ferri oppure abbandonarvi al gusto particolare della büséca, la trippa alla piacentina. Quanto ai dolci due consigli: turtlìt, i tortelli dal ripieno composto da castagne e mostarda, cotti al forno a legna o fritti, e la spongata, la torta tradizionale. Per il vino un buon Gutturnio e se, dopo il caffé, amate chiudere con un liquorino, ricordatevi del Bargnolino o del Nocino, vere godurie per il gargarozzo.

Fonte: www.tiscali.it

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