Il borgo di Bosa in Sardegna

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Il benvenuto non può essere dei migliori, la vista delle case del quartiere vecchio vivacemente colorate accoglie in un gioioso abbraccio visivo fatto di quelle sovrapposizioni e di quella artistica confusione tipica dei borghi mediterranei. Si entra a Bosa attraversando l’antico ponte sul fiume Temo costruito in trachite rossa, la pietra locale con cui le sapienti mani degli artigiani hanno abbellito per secoli le facciate della case e delle chiese; poi il Lungo Temo, così elegante e curato che sembra essere il biglietto da visita del carismatico spirito della città.

Il benvenuto non può essere dei migliori, la vista delle case del quartiere vecchio vivacemente colorate accoglie in un gioioso abbraccio visivo fatto di quelle sovrapposizioni e di quella artistica confusione tipica dei borghi mediterranei. Si entra a Bosa attraversando l’antico ponte sul fiume Temo costruito in trachite rossa, la pietra locale con cui le sapienti mani degli artigiani hanno abbellito per secoli le facciate della case e delle chiese; poi il Lungo Temo, così elegante e curato che sembra essere il biglietto da visita del carismatico spirito della città.

I trascorsi storici di questo abitato, che si stende lungo la bella conca che si apre sul mare con la foce del Temo, risalenti all’età romana come testimoniato da ritrovamenti di monete, statue e ceramiche dell’epoca, sono di tutto rispetto e sono subito evidenti nella sua struttura urbanistica.

Basta alzare gli occhi per vedere i resti del Castello dei Malaspina dominare dall’alto del Colle di Serravalle tutta la città di Bosa ancora oggi come dal 1112, anno della sua edificazione. Furono la protezione dei Malaspina, lo sbocco al mare e il fertile retroterra delle regioni della Planargia e del Montiferru gli artefici di un periodo di prosperità per la città che la vide al centro di vivaci scambi commerciali e agricoli tanto da diventare uno dei porti più importanti dell’isola. Poi ci fu la capitolazione alla dominazione spagnola degli aragonesi che comunque concessero a Bosa il titolo di “Città reale”, privilegio che le consentì di mantenere il proprio statuto e la facoltà di battere moneta, oltre ad assorbire nella sua arte e nelle sue usanze aspetti della cultura spagnola. Bosa, città di carattere, seppe tenere testa alle alterne vicende della storia ed eccola diventare agli inizi dell’Ottocento capoluogo di provincia e conoscere un nuovo periodo di prosperità e di abbellimenti.

La sua arteria principale, Corso Vittorio Emanuele II, ancora veste l’eleganza dell’epoca con i suoi palazzi adornati da graziosi balconi e portali in trachite rossa finemente intarsiati che si affacciano sulla strada dalla tipica pavimentazione di basalto e ciottoli, originariamente provenienti dal letto del Temo. Una sosta, il tempo di prendere un caffé, è sufficiente per ammirare la bella fontana che troneggia in Piazza Costituzione ad una estremità del Corso. “Sa Phuntana Manna”, la fontana grande in lingua locale, venne eretta alla fine dell’Ottocento per celebrare il primo acquedotto di Bosa. A contendere al salotto buono della città l’interesse dell’ospite ci sono i vicoli di Sa Costa, il nucleo medievale che ancora conserva nella sua planimetria il suo aspetto originario. Il quartiere povero della città oggi è un gioiello da visitare.

 Il continuo gioco di quinte che si snoda tra i vicoli acciottolati e i piccoli slarghi, le “cortes”, salendo con le sue scale in trachite sul fianco del colle che porta al Castello, mantiene costantemente viva l’attenzione. Non ci si può non sorprendere della particolare struttura delle case che, generalmente di tre o quattro piani, ospitano una sola stanza per piano ed in alcuni casi sono talmente strette che risulta difficile concepirne l’abitabilità. Gran parte della vita quotidiana si svolgeva all’aperto. Al centro delle “cortes” era situato un grande braciere intorno al quale si scaldavano le donne che lavoravano ai telai. Con questi telai si realizzava il “filet di Bosa”, il caratteristico ricamo con figure e simboli tradizionali della cultura bosana, strettamente legato al mondo della pesca e al tipico intreccio delle reti. Il filet insieme ad altre pregiate forme di artigianato tradizionale come l’arte orafa della filigrana, la lavorazione della trachite e l’intaglio del legno, dopo un periodo di abbandono, stanno oggi vivendo una nuova stagione.

E la cultura bosana si trasmette oggi anche in una offerta di qualità che ristoranti e alberghi della città rivolgono ai loro ospiti, insieme a un mare bellissimo e un interno di estremo valore ambientale e culturale. Bosa Marina, con la sua lunga spiaggia incastonata in un tratto di costa tra i più belli della Sardegna e locali che offrono serate allegre e accoglienti, è il paradiso per chi voglia trascorrere un delizioso soggiorno. Magari assistendo ai fantastici tramonti che infiammano il mare e dipingono di caldi colori la costa e la cinquecentesca torre Aragonese.

 Fonte: www.repubblica.it

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