I segreti di New York secondo gli Zagat

Per festeggiare i 30 anni delle guide, la coppia racconta tutti i segreti della metropoli: dai ristoranti ai nuovi club.

«Rest and Relaxation», è il nuovo stile di vita lento che ha trasformato Fire Island nella nuova meta alla moda degli americani. Lo confermano Nina e Tim Zagat, la coppia delle guide americane che quest’anno celebrano 30 anni, redatte secondo il gradimento dei clienti «surveyor», che con i loro commenti originali fanno imbufalire critici e ristoratori.

Per festeggiare i 30 anni delle guide, la coppia racconta tutti i segreti della metropoli: dai ristoranti ai nuovi club.

«Rest and Relaxation», è il nuovo stile di vita lento che ha trasformato Fire Island nella nuova meta alla moda degli americani. Lo confermano Nina e Tim Zagat, la coppia delle guide americane che quest’anno celebrano 30 anni, redatte secondo il gradimento dei clienti «surveyor», che con i loro commenti originali fanno imbufalire critici e ristoratori.

 Non immaginavano gli Zagat — si sono incontrati e sposati mentre frequentavano Yale (sono entrambi avvocato) — che il loro hobby, quello di far scrivere qualche commento sui ristoranti agli amici, sarebbe diventato un business che si è esteso in tutto il mondo: 57 le guide pubblicate lo scorso anno, prossima uscita Londra. Editori «per necessità» nel ’79 («non trovavamo nessuno disposto a pubblicarci») oggi recensiscono 40 mila esercizi, tra ristoranti, nightspots, hotel, resort, spa, in oltre 100 Paesi.

IL BUSINESS- Un affare diventato multimediale: le guide stampate dal 2002 sono state integrate con il sito www.zagat.com  a cui si è aggiunta la piattaforma Zagat.mobi per Blackberry e iPhone ed già è pronto il lancio di Zagat To go per Android (il sistema operativo per telefoni di Google). In tutto il mondo gli Zagat possono contare sulla collaborazione di 350.000 collaboratori che si collegano al sito e inviano il loro voto di gradimento destinato a finire sulle guide. A New York oltre ai ristoranti, recensiscono i luoghi dello shopping, nightlife, food lover’s, dating place. Per tre decenni hanno tastato il polso alla città e possono documentare come è cambiata. Ovviamente vogliono rispondere insieme alle domande su Manhattan, anche se il motore è sempre Nina che ogni giorno passa ore a navigare.

I QUARTIERI- Rest & Relaxation, la nuova tendenza? «Non a New York, città incredibilmente eccitante — sottolinea Nina —. Noi semmai ci rilassiamo nella nostra casa in campagna a Long Island». «Manhattan è un motore potente e per questo la città cambia continuamente», conferma Tim. Come, lo spiegano più nel dettaglio gli osservatori sui questionari che compilano abitualmente per gli Zagat. La zona emergente? «Tribeca. E’ qui che gli investitori sono disposti a spendere in palazzi residenziali nonostante la crisi. Seguono, il Financial District/South Street Seaport e Brooklyn con Red Hook e Dumbo, quartieri residenziali di avvocati e business people». Per lo shopping la metropoli si è capovolta. Oggi Soho e Midtown hanno scalzato l’Upper East Side che passa in coda. La scelta dei sessantenni Tim e Nina resta però l’Upper West Side. Dalle finestre del loro ufficio si assapora un’eccitante vista sulla varia umanità del Lincoln Center e sulle fronde del Central Park. «Qui vivono molti artisti, liberal people, tutti democratici. I business people repubblicani stanno nella East, ma soprattutto sono concentrati a Bay Bridge, a Brooklyn, la zona presa d’assalto dalla prima generazione di immigranti italiani». E infatti è lì che si muoveva con i suoi modi da spaccone Toni Manero nel film La Febbre del sabato sera.

PER GLI STRANIERI- La meta imperdibile per i turisti? La nuova High Line (http://www.thehighline.org/ ), un’oasi verde con panchine, sollevata a 10 metri dall’asfalto sulla West Side of Manhattan, ricavata sulla linea ferroviaria in disuso collega la 20street, a Chelsea, con Gansevoort Street, nel Meatpacking District, l’ex distretto di mattatoi, oggi tra i punti più cool di New York, con le sue gallerie d’arte ricavate nei loft, i ristoranti-lounge pullulanti di vita notturna. La linea di ferro e cemento sospesa tra i block su cui, dagli anni Trenta agli anni Ottanta, hanno viaggiato i treni merce che rifornivano la città di latte, carni e molto altro, doveva essere demolita, ma il sindaco Bloomberg l’ha salvata, riqualificandola, con grande orgoglio dei suoi cittadini. «Venti gradini e sei in un altro mondo, 800 metri di parco che danno un po’ l’illusione di stare in Umbria o a Roma», azzarda George Vecsey, columnist del The New York Times. Per restare nel West Side, secondo Zagat, vale sempre la pena di gustarsi le Circle Line Sightseeing Cruises, il tour in barca sull’Hudson River che parte dal Pier 83 e costeggia la Statua della Libertà: in 2 ore si assapora la magnificenza di New York.

I RISTORANTI- Nella city tutto si trasforma velocemente, «ma soprattutto sono cambiati i ristoranti»: la guida Zagat recensisce 119 nuove aperture (contro le 88 chiusure) con preferenza per una cucina che sostituisce il pasto a casa, come pizzerie, Bbq food (barbecue, eco-grilling). Il lusso, e l’eleganza, tuttavia, non sono del tutto scomparsi. Al St. Regis Hotel, Alain Ducasse ha aperto Adour, «glamourous» ristorante francese, sulla 5th Avenue, dove Giorgio Armani è decisissimo a difendere i sapori italiani. Per garantirsi una cucina d’alta classe a base di capesante e branzini rigorosamente di giornata, nel suo nuovo Armani Ristorante 5th Avenue, aperto in primavera al terzo piano, sopra la boutique, lo stilista ha chiamato Roberto Deiaco, già chef del Raimbow Grill, il costosissimo ristorante della famiglia Cipriani che ha dovuto chiudere i battenti quando i ricchi clienti della finanza sono finiti in disgrazia. «La cucina italiana resta la più popolare, quella preferita dalla maggioranza degli americani — conferma Tim Zagat —. La stranezza è che alla domanda «qual è il cibo più buono?», rispondono «quello francese». Poi però mangiano francese una volta al mese, massimo due, mentre scelgono quello italiano dalle 4 alle 9 volte a settimana». «I ristoranti, anche i più snob, si sono adeguati alla crisi, quasi tutti offrono il menù del giorno a prezzo fisso. La buona notizia è che, anche grazie alla nuova coscienza salutista, il cibo italiano è sempre più autentico». Il sentimento degli americani sugli italiani è limpido: «Non sentirete mai un americano dire una cosa spiacevole sugli italiani. New York li ama: sono arrivati a milioni, siamo alla terza e quarta generazione. Little Italy sta per essere rosicchiata dai cinesi e gli italiani vengono spinti verso l’Upper Bronx. La maggiore concentrazione è sulla Arthur Avenue, la New York’s Real Little Italy.

LA NOTTE- New York non dorme, ma ha abbassato i toni. «Drink, dance, but don’t say "club"», titolava The New Times (http://www.nytimes.com/2009/07/12/fashion/12club.html?_r=1 ) che attraverso un’inchiesta mette in evidenza come dai locali della città siano spariti magicamente i bodyguard all’ingresso e il servizio della bottiglia al tavolo, primo simbolo di lusso ostentato. Riservare un posto pagando 400 euro per una bottiglia di Vodka non è più di moda, così come farsi chiedere 500 dollari per una bottiglia di vino. Superdive (www.superdivebar.com ), locale aperto in giugno nell’East Village, serve la birra nel fusto da 5 litri con i bicchieri in plastica. Lo testimoniano anche i collaboratori di Zagat: «I club si lasciano alle spalle l’alone di esclusività che ha dominato nella passata decade e puntano sull’ospitalità». Poi, per farsi desiderare, si nascondono. Nelle cantine del West Village si entra gratis e si balla con le band dal vivo. C’è la coda per entrare al Pdt, Please Don’t Tell, bar in St. Marks ispirato al proibizionismo degli anni Venti. Vi si accede da una hotdoggeria, la Crift dog, ma per essere accolti bisogna passare da una vecchia cabina telefonica in legno, sollevare la cornetta bianca e aspettare la risposta. Dentro niente finestre, solo castori imbalsamati e clienti dai 30 ai 40 anni che bisbigliano davanti ai cocktail strong shakerati da Kevin Martin. La nuova tendenza un po’ retrò è confermata dalla guida Nighlife Zagat: «Se l’anno scorso è stato l’anno delle stelle con i rooftop, le terrazze bar come l’Hudson Terrace o la 230 Fift Avenue, che dalle 10.30 p.m fino alle 2.30 a.m. ancora dominano sotto il cielo stellato di Manhattan, questo è l’anno degli underground. La lista dei nuovi "basement" è lunga: Beast, Biijoux, Cabin Down Below, Chloe, Macao Trading Co., Rdv, 675 Bar e Soutside». «I I locali seminterrati, spesso neppure indicati da un’insegna, forse riflettono la mentalità «I bunker» dei tempi in declino», spiega Zagat. «Ma la crisi dell’economia è temporanea, basta aspettare», azzarda con il consueto ottimismo Nina.

 IL FUTURO- Viene spontaneo chiedersi se Internet e le nuove piattaforme multimediali rischino di far scomparire le guide dalla copertina colorata… Secondo Tim «quello della carta sarà un declino lento, legato al tipo di prodotto. Se con l’i-phone puoi prenotare il ristorante o cercarlo sulla mappa, la guida ti offre la visione d’insieme, una geografia della città. Ma per noi Internet è solo un’ulteriore opportunità. Ci fa guadagnare con le sottoscrizioni e anche con la pubblicità. Perché il sito per le notizie semplici è libero, ma se volete sapere tutto del ristorante prima di entrare, dovete iscrivervi».

Fonte: www.corriere.it

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