I nuovi controlli agli imbarchi

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Giorni fa un coccodrillo ha superato i severi controlli per la sicurezza dell’aeroporto di Ciampino. Ha varcato il gate dell’imbarco, preso la navetta accanto a sbigottiti compagni di viaggio e si è comodamente spaparanzato su tre poltroncine del volo diretto a Orio al Serio. Si trattava di un peluche. Ma non per questo poteva viaggiare in aereo. A dispetto del coccodrillo, e soprattutto degli addetti alla sicurezza di Ciampino, è da esattamente un anno che le norme di sicurezza sul bagaglio a mano sono cambiate.

Giorni fa un coccodrillo ha superato i severi controlli per la sicurezza dell’aeroporto di Ciampino. Ha varcato il gate dell’imbarco, preso la navetta accanto a sbigottiti compagni di viaggio e si è comodamente spaparanzato su tre poltroncine del volo diretto a Orio al Serio. Si trattava di un peluche. Ma non per questo poteva viaggiare in aereo. A dispetto del coccodrillo, e soprattutto degli addetti alla sicurezza di Ciampino, è da esattamente un anno che le norme di sicurezza sul bagaglio a mano sono cambiate.

E con esse le abitudini dei passeggeri di tutto il mondo. L’11 settembre ha lasciato il segno anche sul trasporto aereo e ad ogni nuovo attentato le maglie dei controlli si stringono. Il 10 agosto dell’anno scorso, quando Scotland Yard sventò alcuni attentati progettati da terroristi che volevano imbarcarsi armati di bottigliette esplosive, ci si rese conto che la minaccia poteva assumere anche la forma fluida. Da tempo erano spariti dalle cabine aeree oggetti pericolosi, ingombranti o comunque affilati.

Da allora scomparvero anche i liquidi. Il nuovo regolamento europeo è entrato in vigore il 6 novembre. E se praticamente tutti i Paesi si stanno adeguando agli standard fissati dall’Ue e dall’agenzia Onu Icao, esistono anche normative più restrittive. Negli Stati Uniti, ad esempio, fino al 4 agosto scorso erano vietati gli accendini. Gli addetti alla sicurezza ne sequestravano 22 mila al giorno, 11 milioni nel solo 2006. Oggi sono ammessi solo i modelli in plastica, ma non quelli ricaricabili. In Israele nessuna deroga per l’imbarco del liquido per lenti a contatto. Talvolta bisogna esibire il certificato medico per imbarcare le medicine, anche se in Italia chiudono un occhio. E se pappette e latte per bimbi normalmente passano, in Gran Bretagna capita che l’addetto alla security chieda un assaggio. Per tutto il resto vige la regola aurea dei contenitori da 100 millilitri e della busta sigillata. Ed è per questo che nelle profumerie le signore fanno incetta di campioncini gratuiti di cosmetici. Lo scorso agosto, ad uno dei varchi di controllo di Fiumicino, una donna polacca forse intimorita dallo spiegamento di addetti alla security, si stese sul rullo bagagli rimanendo incastrata nella bocca del «bendix ». Ma si è trattato di una curiosa eccezione. A quanto pare, i viaggiatori hanno metabolizzato le nuove norme. All’inizio, però, fu il caos.

Le cronache dei primi giorni raccontano di passeggeri alticci per aver scolato intere bottiglie di liquore pur di non lasciarle intatte, o bambini in lacrime perché gli avevano strappato l’arma giocattolo. E poi code e code ai varchi di sicurezza, soprattutto negli scali internazionali di Malpensa e Fiumicino. Quindi a Linate, Ciampino o Torino Caselle. Ad un anno di distanza i dati forniti dagli stessi aeroporti disegnano un quadro più rassicurante. Ad eccezione del periodo estivo, dicono le statistiche, i tempi di attesa per il controllo dei bagagli a mano si sono abbattuti fino ai 7-10 minuti di Caselle, i 9 di Linate e di Orio al Serio, i 10 di Malpensa. C’è più ordine anche per i prodotti sequestrati. Ciò che non passa viene inscatolato e regalato ad associazioni benefiche. A Malpensa nel primo mese dall’entrata in vigore delle nuove norme, riempirono 18 mila contenitori. Lo scorso mese gli scatoloni regalati sono stati 10 mila. A Torino si continua a sequestrare di tutto, ma a ritmi blandi: 140mila «pezzi» in dieci mesi del 2007, quasi quanti tutti quelli respinti nei soli novembre e dicembre 2006. In qualche caso si tratta del frutto di politiche mirate, a Roma ad esempio il personale di controllo è aumentato del 30 per cento. In generale, però, si può dire che i passeggeri hanno fatto il callo alle nuove regole. E pur di non rischiare la lotteria della stiva, stanno attenti a ciò che infilano in borsa. Capitolo a parte meritano quei prodotti tipici simbolo del viaggiatore meridionale. I pendolari del volo fino all’anno scorso prendevano il volo sull’asse Sud-Nord portando sotto al braccio buste di mozzarella, burrate pugliesi o cannoli siciliani. Ma in tutti e tre i casi si tratta di formaggio fresco, proibito in aereo.

Per mesi centinaia di chili di prelibatezze con il marchio dop sono state respinte al controllo di sicurezza. Da qualche settimana, però, gli aeroporti sono venuti incontro alle esigenze gastronomiche degli emigranti. A Bari le burrate vengono «scolate», o nei casi limite ridotte in minibustine. L’aeroporto napoletano di Capodichino ha invece autorizzato un caseificio ad aprire un punto vendita all’interno dell’aerea di imbarco, un duty free shop specializzato in «bufala». I cannoli, però, non hanno scampo. O si corre il rischio frittata alla ricotta, oppure si affronta con stoica rassegnazione il controllo di sicurezza. Ma in quel caso la procedura è spietata: bisogna svuotarli, in volo si può portare soltanto la cialda.

Tabella oggetti aereo

Fonte: www.corriere.it

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