I musei … divertenti

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Da Lisbona a Helsinki, passando per Milano, si moltiplicano i musei in cui la scienza si scopre divertendosi. All’insegna del "facendo s’impara".
Chi da bambino è stato costretto a visitare i polverosi musei di storia naturale e ricorda arcigni custodi scrupolosamente attenti al non toccare gli oggetti esposti, dovrà proprio ricredersi: qualcosa finalmente è cambiato, i numerosi science centre, musei ed esposizioni tutti da toccare, sono cresciuti in tutta Europa ed offrono l’occasione di trascorrere un’esperienza interessante e veramente divertente insieme ai propri figli di tutte le età.

Da Lisbona a Helsinki, passando per Milano, si moltiplicano i musei in cui la scienza si scopre divertendosi. All’insegna del "facendo s’impara".
Chi da bambino è stato costretto a visitare i polverosi musei di storia naturale e ricorda arcigni custodi scrupolosamente attenti al non toccare gli oggetti esposti, dovrà proprio ricredersi: qualcosa finalmente è cambiato, i numerosi science centre, musei ed esposizioni tutti da toccare, sono cresciuti in tutta Europa ed offrono l’occasione di trascorrere un’esperienza interessante e veramente divertente insieme ai propri figli di tutte le età.

Secondo Fiorenzo Galli, direttore generale del Museo nazionale Leonardo da Vinci di Milano, l’approccio è cambiato e l’attenzione in passato focalizzata sugli oggetti è ora concentrata sul visitatore, che è il vero protagonista del museo: "faccio dunque capisco", direbbe un moderno Cartesio alle prese con l’interattività dei laboratori di chimica, fisica, biologia e informatica. Al tempo stesso si assiste ad un recupero della dimensione storica della scoperta scientifica: in molti musei la sezione didattica e didascalica riacquista attualità ed interesse, mette spesso in evidenza l’identità nazionale nel cammino verso la conoscenza e il dominio delle tecnologie e al tempo stesso apre una finestra sulle conquiste future.

Un ideale giro d’Europa per musei della scienza parte da quelli inaugurati più di recente, come il Padiglione della Conoscenza di Lisbona, che reca il suggestivo sottotitolo Scienza Viva, con tra le altre un’interessante sezione dedicata alla matematica, materia notoriamente difficile da visualizzare; fa poi tappa ancora nella penisola iberica a Madrid per il nuovissimo Faunia, dedicato come dice il nome agli ecosistemi e alla biodiversità, e successivamente a Barcellona. La capitale catalana ha organizzato un vero e proprio percorso tra sette esposizioni e istituzioni scientifiche riunite da un unico biglietto, tra l’altro molto economico.

Dirigendosi poi a nord verso la Francia, la prossima tappa è Poitiers, dove Futuroscope rappresenta un modello unico, un grande parco di divertimenti a tema scientifico: oltre che nelle sue sterminate dimensioni la riprova del suo successo sta nel numero di visitatori, tra cui scolaresche di tutta la Francia, che lo colloca al secondo posto tra tutti i parchi a tema transalpini. A La Villette, in periferia di Parigi, la Città della Scienza ha il merito di aver organizzato percorsi esclusivi dedicati ai bambini più piccoli, con l’obiettivo di catturare l’attenzione con il gioco ed entusiasmare alle tematiche scientifiche fin dalla più tenera età: parte di quest’esperienza ludico-didattico-educativa può essere vissuta in Italia presso la città dei bambini e dei ragazzi nel Porto Antico di Genova, progettato 10 anni or sono appunto con la collaborazione della Cité de La Villette.

Bisogna attraversare la Manica e raggiungere Londra per trovare l’antesignano dei musei scientifici e tecnici europei, The Science Museum, l’unico istituito alla metà dell’Ottocento, i cui contenuti sono però moderni e attualissimi a dispetto del palazzo d’epoca. E’ l’unico ad offrire l’ingresso gratuito, lodevole abitudine dei grandi musei di Londra, dove la cultura viene considerata un patrimonio del Paese da condividere anche con gli ospiti stranieri; la visita completa però non costa poco, se si aggiungono i biglietti per le esposizioni temporanee e il cinema Imax. Si ritorna sul continente ad Amsterdam, nel cui porto si ergono le linee inconfondibili dell’edificio progettato da Renzo Piano per Nemo, un museo divertente in cui giocando si impara tra l’altro a regolare le dighe, strappare la terra dall’acqua e far navigare le merci sui canali anziché su strada o rotaia. La strada del grande Nord si apre aCopenaghen, dove l’Experimentarium dichiara già nel nome il suo programma: anche se di dimensioni più contenute, offre molte esperienze da svolgere prevalentemente in gruppo.

Poco fuori Helsinki sorge il centro finlandese di divulgazione scientifica, in cui l’intento didattico non sciupa il divertimento della scoperta. La Germania che ha tanto contribuito all’avanzamento della scienza e della tecnologia europea nell’Ottocento e Novecento offre due musei, a Berlino e a Monaco di Baviera: entrambi di dimensioni molto estese, hanno caratteristiche diverse, più orientato ai trasporti il primo, alla fisica e alla chimica il secondo: vista anche la vicinanza geografica e culturale (i bavaresi definiscono scherzosamente la loro capitale "la città più settentrionale d’Italia") il Deutsches Museum di Monaco, che da poco ha superato il secolo di vita, con la sua miniera di carbone ricostruita nelle viscere dell’isola sul fiume Isar, resta nell’immaginario collettivo di tantissimi turisti italiani che lo hanno visitato il museo della scienza per eccellenza in Europa.

Il lungo viaggio volge al termine e l’ultima tappa è Milano, dove in un monumentale ex convento è ospitata la più importante esposizione italiana di scienza e tecnologia, nata negli anni difficili del dopoguerra anche come segno di orgoglio per il miracolo economico che l’Italia stava realizzando in quegli anni: il museo ha avuto un’eccezionale pubblicità alcuni anni or sono con l’installazione del sommergibile "Enrico Toti", il cui non banale trasporto per le vie della città ha costituito un evento di risonanza nazionale. Con budget ridotti il museo milanese lotta per mantenersi al livello dei grandi concorrenti europei che hanno alle spalle stanziamenti pubblici ben più cospicui: perché purtroppo la cultura scientifica, soprattutto se presentata seriamente e non con parchi di attrazioni in stile Disneyland, non si regge da sola con le proprie gambe, e i bilanci per far funzionare questo tipo di musei sono da capogiro, dai 10 milioni di euro annui di Milano agli 80 di Londra e ai 90 di Parigi. D’altra parte è proprio questo l’investimento più importante che i governi europei stanno facendo per sviluppare nei giovani cittadini di domani quella curiosità e quell’amore per le tematiche scientifiche e tecniche capaci di tramandare la preziosa tradizione di scienziati ed ingegneri che hanno plasmato al realtà che stiamo vivendo.

Molti sono i punti in comune che si ritrovano nei musei e science centre citati: biblioteche e sale di lettura, negozi di souvenir scientifici, bar, self service, cafeterie, cybercafé sono presenti praticamente dovunque. Visite guidate, animazioni ed esperimenti a tema in varie ore del giorno sono programmati dappertutto, a distanza spesso di mezz’ora: non è sempre facile riuscire a seguirli tutti, viste anche le distanze da percorrere, ed è necessario perciò scegliere con attenzione. Alle collezioni permanenti si affiancano sempre esposizioni temporanee (a volte comprese, altre volte con biglietto a parte), spesso oggetto di scambio tra musei, visto la complessità e il costo di allestimento. Una tiratina d’orecchie che meritano più o meno tutti i musei sta nella limitatezza delle traduzioni in inglese: istituzioni di questo tipo e dimensione dovrebbero essere bilingui al 100%. Anche se la situazione sta certo migliorando (il Deutsches Museum di una volta era rigorosamente e solo in tedesco!), è lungi dall’essere al punto di arrivo ed è spesso necessario arrangiarsi per capire le spiegazioni.

Qualche consiglio pratico per districarsi tra i prezzi, molto variabili dai 2,40 euro di Barcellona ai 33 euro di Poitiers: richiedere i biglietti famiglia dove disponibili, o lo sconto per i seniores o per gli studenti (sempre con tessera di riconoscimento), e approfittare dove possibile della prevendita in linea, perché nelle giornate di punta le code agli ingressi possono essere consistenti. Un altro consiglio dettato dall’esperienza: la scienza fa spettacolo e il tempo di visita non basta mai, anche perché c’è sempre molto da leggere e da capire, per cui è frequente fermarsi fino all’orario di chiusura. Purtroppo questi musei spesso chiudono presto, per cui è bene informarsi se esistono giornate con orari di visita prolungati e conoscere i giorni di chiusura, di solito di lunedì e in occasione delle feste nazionali, che variano da Paese a Paese. A riprova dell’interesse per il tema, accanto a questi grandi science centre stanno fiorendo nuove iniziative in altre città grandi e piccole: e a Trieste, città della scienza e porta della nuova Europa estesa ad est, entro il 2007 si inaugurerà la nuova ERA (Esposizione della Ricerca Avanzata) progettata da Fulvio Belsasso ed appoggiata da istituzioni locali e enti di ricerca nazionali.

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