I mulini a vento di Fuerteventura

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Un Natale diverso, sotto il sole e in mezzo ai mulini a vento del XIX secolo in un isola sull’Oceano Atlantico. Può capitare a Fuerteventura, l’ex granaio della Canarie, ora diventata una delle mete preferite dai surfisti europei – soprattutto gli appassionati di kite surf – e dalle famiglie nord europee, che ormai da anni invadono l’isola.

Un Natale diverso, sotto il sole e in mezzo ai mulini a vento del XIX secolo in un isola sull’Oceano Atlantico. Può capitare a Fuerteventura, l’ex granaio della Canarie, ora diventata una delle mete preferite dai surfisti europei – soprattutto gli appassionati di kite surf – e dalle famiglie nord europee, che ormai da anni invadono l’isola.

E non a caso le autorità locali si battono ogni anno per mantenere i voli low cost dall’Europa, come ricorda il quotidiano Canarias 7. Ma accanto allo sport, è tutto un insieme di tradizioni da scoprire: l’isola dell’arcipelago spagnolo, la seconda per dimensioni dopo Tenerife e la più vicina all’Africa, ha conservato, infatti, i suoi 30 mulini a vento utilizzati fino a cinquant’anni fa dai contadini per frantumare il mais, anche se ormai le pale entrano in azione solo per scopi turistici.

Qui, per chi ha pazienza, in circa tre ore di macchina da Corralejo (nella punta più a Nord) fino ad Antigua, attraversando strade per la maggior parte asfaltate, si potranno scoprire uno ad uno i mulini a vento usati per produrre il gofio, una farina di cereali alla base della gastronomia delle Canarie. Ce ne sono di due le tipologie: il “molino”, declinato al maschile, e la “molina”, al femminile. Corrispondono a due architetture diverse: il molino, che ha una struttura ai mulini diffusi in Castiglia, è stato il primo ad essere esportato a Fuerteventura a fine settecento. Ha la classica forma conica, muri bianchi e le pale montate sul tetto. All’interno, al primo piano, la macina per il gofio. L’altra tipologia è la molina, più moderna e diffusa da Isidoro Ortega da Santa Cruz de La Palma a fine ottocento: la sua forma è rettangolare e le pale sono montate su una struttura in legno costruita sopra il tetto, mentre i macchinari per il processo di frantumazione del mais sono riuniti al piano terra. “Insomma, la molina era più comoda perché non bisognava salire e scendere sulle scale con i sacchi di farina in spalla”, spiega un dipendente del Centro de Artesania Molino di Antigua.

I venti alisei, che facevano muovere le pale, sono gli stessi che alzano oggi le onde per la gioia di i surfisti e non a caso è a Fuerteventura che ogni anno si organizza il Campionato del mondo di windsurf.

Delle coste nord africane, che distano solo 100 chilometri, Fuerteventura ha lo stesso clima torrido (la latitudine è alla stessa della Florida e del Messico) tanto che la temperatura scende d’nverno di rado sotto i 18 gradi. Le spiagge, non tutte per la verità, sono bianche e il mare è trasparente. C’è sempre il sole e il cielo, durante la giornata, è spesso solcato da nuvoloni spinti dai forti venti che non portano mai la pioggia. Ma la modernità la fa da padrone: i villaggi dell’interno ospitano musei di ogni tipo (dall’arte moderna alla preistoria fino agli attrezzi agricoli) e i borghi di pescatori sulla costa hanno lasciato lo spazio a pizzerie italiane, pub inglesi e birrerie tedesche, tanto per non far sentire i turisti lontano da casa. Le spiagge di El Cotillo, Corralejo, El Cofete sono affollate come a Rimini quasi tutto l’anno.

Fonte: www.panorama.it

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