Hotel, parte il check in elettronico

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Abilissimi ad ascoltare (e soprattutto a tacere), capaci di realizzare i desideri più bizzarri, discreti, signorili, complici. Eppure anche gli indispensabili portieri d’albergo potrebbero essere travolti dal mondo virtuale (e dai tagli della crisi). «Gli hotel cambiano il modo di accogliere gli ospiti nelle loro stanze, eliminando il check-in tradizionale con sistemi più rapidi», scrive il New York Times , mentre annuncia una piccola rivoluzione americana che presto potrebbe arrivare in Italia.
 

Abilissimi ad ascoltare (e soprattutto a tacere), capaci di realizzare i desideri più bizzarri, discreti, signorili, complici. Eppure anche gli indispensabili portieri d’albergo potrebbero essere travolti dal mondo virtuale (e dai tagli della crisi). «Gli hotel cambiano il modo di accogliere gli ospiti nelle loro stanze, eliminando il check-in tradizionale con sistemi più rapidi», scrive il New York Times , mentre annuncia una piccola rivoluzione americana che presto potrebbe arrivare in Italia.
 
Già in Europa la catena di boutique-hotel citizenM sta sperimentando negli alberghi di Amsterdam, Glasgow e Londra il sistema del «kiosk», una specie di totem, proprio come quello delle stazioni e degli aeroporti. Elementari e facili da usare, i computer indirizzano velocemente gli ospiti nelle loro stanze, e solo se hanno qualcosa da chiedere possono rivolgersi all’assistente di sala. Il nuovo corso della conciergerie è nato pensando soprattutto ai businessmen, stanchi dopo il consiglio d’amministrazione, sottosopra per il jet-lag e annoiati dai convenevoli del front-desk. «Ma nessuno in realtà ha molta voglia di perdere troppo tempo nella lobby», sostiene Tyler Craig, vice presidente della società di viaggi NCR Corporation, che azzarda un pronostico: «Come è successo per il check-in elettronico dei voli, anche quello degli hotel prenderà piede rapidamente». A Boston, i clienti del The Inn at St. Botolph, possono fare tutto on line: con i codici ricevuti al momento della registrazione entrano in hotel, digitano il pin ed entrano in camera. Anche qui, il concierge è un’appendice del sistema informatico: solo se tutto va storto ci si rivolge a lui. La fretta c’entra, ma c’è di più: anche la locomotiva americana scala qualche marcia se c’è da risparmiare. «Pensiamo ad esempio a un cliente che arriva a notte fonda», osserva Glenn Haussman, direttore della rivista di settore Hotel Interactive . «Non solo sarà soddisfatto di poter entrare in camera, ma anche l’hotel avrà risparmiato sul personale». Il fenomeno visto dall’Italia appare più come una strategia anti-spreco che come un virtuosismo tecnologico. «Per l’hotel si tratta di un risparmio notevole – osserva il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca -, che accontenta il viaggiatore business, ma trascura quello "leisure", più orientato al piacere».
 
Nelle grandi catene del lusso si sperimenta il nuovo metodo senza abbandonare quello tradizionale: il Grand Hyatt di San Francisco «taglia» il servizio su misura a seconda del cliente, accogliendo gli uomini d’affari più sbrigativi con i «kiosk» e gli altri al front-desk. Ma anche in questo caso, il concierge deve spartirsi il palcoscenico con le nuove tecnologie: iPad e laptop stanno diventando i personalissimi «tom-tom» di cui vengono riforniti i clienti per orientarsi tra i servizi d’hotel e nella scoperta della città. Non occorre andare fino all’Andaz West Hollywood di Los Angeles, dove per far sentire a casa i clienti hanno eliminato la barriera del bancone e il check-in viene fatto con l’iPad, seduti sul divano. Anche in Italia si comincia a sperimentare l’accoglienza «mobile» con i suggerimenti dispensati dal portatile: la Dorchester ha dotato i concierge del Principe di Savoia di Milano di iPad per mostrare servizi, outlets (bar, spa e ristorante) e diverse tipologie di camere.

E al Park Hyatt di Milano si studia già da tempo un servizio «taylor-made» con l’aiuto di iPhone e iPad. «Gli studenti della Domus Academy ci hanno sottoposto alcune idee per l’hotel del futuro: il progetto "Local Touch" prevede un albergo e una città da vivere attraverso l’uso dei tablet», dice Karine Pavia, direttore marketing, che parla di un’accoglienza differenziata. «Dal momento in cui i vetturieri aprono la portiera dell’auto cerchiamo di intuire se è il caso di sbrigarsi o puntare su un’ospitalità su misura». L’uso dei nuovi mezzi aiuta a personalizzare l’arrivo. «Grazie alla nostra banca dati – dice Carlo Stragiotto, vicedirettore del Four Seasons di Milano – impostiamo il check-in in maniera differente: in alcuni casi è rapidissimo, in altri aspettiamo il cliente addirittura sul marciapiedi».

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