Hotel paga furti senza limiti se il caveau è chiuso

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La direzione dell’albergo deve risarcire i furti senza alcun limite di valore se gli orari del deposito custodito per gli oggetti preziosi non coincidono con le esigenze dei clienti. Con una sentenza che rappresenta una nuova vittoria per i consumatori la Cassazione ha dato torto al club Mediterranee del Sestriere che si rifiutava di rimborsare l’intero valore di una pelliccia di visone rubata, durante la notte, dalla stanza d’albergo della cliente mentre lei dormiva.

La direzione dell’albergo deve risarcire i furti senza alcun limite di valore se gli orari del deposito custodito per gli oggetti preziosi non coincidono con le esigenze dei clienti. Con una sentenza che rappresenta una nuova vittoria per i consumatori la Cassazione ha dato torto al club Mediterranee del Sestriere che si rifiutava di rimborsare l’intero valore di una pelliccia di visone rubata, durante la notte, dalla stanza d’albergo della cliente mentre lei dormiva.

I giudici della terza sezione civile, con la sentenza 10493, hanno infatti annullato con rinvio la decisione della Corte d’appello di Roma che aveva invece accolto le tesi del villaggio vacanze disponendo un risarcimento di gran lunga inferiore rispetto a quello richiesto. In secondo grado infatti i magistrati avevano sottolineato che la signora era “colpevole” di aver tolto la pelliccia dal deposito custodito messo a disposizione dalla direzione della struttura e dunque il club Mediterranee avrebbe dovuto pagare “nei limiti di cento volte il prezzo dell’alloggio”.

Un tetto fissato dal codice civile all’articolo 1783. In pratica, alla signora spettavano, secondo la Corte d’appello della Capitale, 4.870.000 lire contro i 25 milioni richiesti. La vicenda infatti risale al 1989 e dopo vent’anni, in seguito alla sentenza della Cassazione, si dovrà celebrare un nuovo giudizio d’appello. In particolare la Cassazione ha censurato i giudici di secondo grado sottolineando che la signora era stata costretta a fare a meno del servizio di custodia perché il deposito chiudeva la sera alle 19.30 e riapriva la mattina non prima delle 8.30. In questo modo, precisa la Corte “mettendo in difficoltà chi volesse o dovesse usufruirne nelle ore serali o nelle prime ore del mattino”. In questo caso, la cliente sarebbe partita alle 7 della mattina e dunque non aveva scelta. A questa considerazione la Cassazione aggiunge anche che nonostante i giudici d’appello abbiano rilevato che “l’inchiesta penale non ha potuto accertare le modalità del furto”, è stato però accertato che “sulla porta della camera d’albergo non sono stati trovati segni di scasso sicché – prosegue la Corte – solo l’uso di un passepartout ha potuto consentire l’ingresso di chi, per di più – osserva la Cassazione – doveva essere a conoscenza del fatto che quella notte la pelliccia si trovava nella camera”.

In sostanza, da un lato il servizio di custodia non funzionava 24 ore su 24 e dall’altro l’amministrazione ha evidentemente anche “mal custodito” i passepartout. A questo proposito la Cassazione, con la sentenza 10493, sottolinea che “l’albergatore può certamente porre dei limiti di orario al servizio di custodia e così ottenere un risparmio di costi, ma non può poi riversare sulla clientela i conseguenti rischi”. La Corte prosegue ribadendo che “all’incompletezza del servizio di custodia dei valori dei clienti deve fare riscontro una particolare vigilanza sull’albergo e sull’accesso alla camere nelle ore di chiusura del servizio, così da evitare quanto meno comportamenti analoghi a quello verificatosi, dove il malvivente ha addirittura potuto introdursi nella stanza della cliente in presenza della stessa poco dopo che la pelliccia era stata ritirata dal deposito”. In conclusione la Corte ricorda che “la responsabilità va individuata tenendo conto che in relazione all’attività d’impresa costituiscono colpa anche le carenze di carattere organizzativo che abbiano esposto a rischi i beni dei clienti”.

D’altro canto già in primo grado, nel 2001, il tribunale di Roma si era espresso in questo senso e soltanto in appello la decisione era stata capovolta. Ora, seguendo queste indicazioni, i giudici d’appello dovranno nuovamente pronunciarsi. Per quanto riguarda i danni, va considerato che la somma richiesta di 25 milioni deve essere aumentata di interessi e rivalutazione: essendo trascorsi vent’anni il totale si avvicina ai 40.000 euro.

Fonte: www.ilvelino.it

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