Hotel indimenticabili

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Dormire, in fin dei conti, è l’ultima cosa che ci si aspetta in un albergo dell’era postglobalizzata. Ma anche chiamare queste oasi del lusso, banalmente hotel, è inesatto; il letto è un contorno comodo ma l’idea sta nell’indurre al desiderio esclusivo.

Dormire, in fin dei conti, è l’ultima cosa che ci si aspetta in un albergo dell’era postglobalizzata. Ma anche chiamare queste oasi del lusso, banalmente hotel, è inesatto; il letto è un contorno comodo ma l’idea sta nell’indurre al desiderio esclusivo.

Ecco che per rendere ovattato il soggiorno, nasce il «Jules’ undersea lodge» (palese il rimando allo scrittore di fantascienza), un albergo monostanza sottomarino nelle Key’s della Florida completamente attrezzato. Chi invece cerca qualcosa di più condiviso, ma non troppo, può prenotare un’isola alle Fiji. Esperienza dal costo proibitivo? Neanche tanto, visto che per 500 dollari la settimana hai tutte le comodità, compreso concerto di musica autoctona a domicilio.

Lievitano invece i costi per chi vuole sfruttare l’occasione di un viaggio unico. Parte il 7 marzo da New York, a cura della Abercrombie e Kent, il «Nine World Wonders Around The Worlds»: è un aereo privato con sole nove persone a bordo e il viaggio dura tre settimane, alla volta di Miami, Lima, l’Australia, l’India, l’Oman fino a Samoa e alla Cambogia. Il prezzo base dell’avventura è di 80 mila euro a persona. Ha poi aperto per l’Epifania, a Verbier, in Svizzera, l’hotel Virgin Limited Edition di Richard Branson (il proprietario della casa discografica), ski resort di nove stanze dal lusso avveniristico. Il prezzo varia dalle 35 mila alle 59 mila sterline alla settimana (circa 80 mila euro), comprensivi di piscina, sala gym e stanza per i massaggi.

Una fissazione a cui chi è di ampio agio non può più fare a meno. Mai più senza la memoria olfattiva di Venezia, creata da Laura Tonatto per il rinnovato storico Danieli che vorrà profumare d’Oriente. Mai più senza la monostanza di Everland da portare dove si vuole per un panorama unico, che può essere una montagna o la Tour Eiffel: è una scatola dotata di ogni comfort che si può trasportare e installare ovunque. L’hanno ideata due artisti svizzeri, Sabina Lang e Daniel Baumann, che l’hanno pensata così: di giorno la monostanza fa parte di un’installazione da visitare, attualmente presso il museo d’arte contemporanea «Palais de Tokyo» di Parigi, e di notte si trasforma in una camera d’albergo a quattro stelle, pensata con arredo futuribile. La monocamera ovviamente può ospitare al massimo una coppia e il soggiorno non può superare una notte perché, dicono loro: «Ogni momento deve essere raro e indimenticabile». Costo limitato considerando il genere, 333 euro a notte, 440 nel fine settimana.

Restando in tema di arte, è proprio su questo elemento che si gioca l’offerta più raffinata e in questo momento più richiesta. Perché il viaggiatore non è più solo l’uomo d’affari, è il raffinato collezionista d’arte, è il ricco artista, un segmento di clientela che era stato ignorato dall’hotellerie pre-XXI secolo. A 3400 metri d’altezza la Casona Inkaterra di Cuzco, in Perù, offre 11 stanze in un tutt’uno con il museo d’arte precolombiana. Per approfittarne si dovrà attendere il prossimo mese. Il Gramercy Park Hotel di New York custodisce opere d’arte di Basquiat, Hirst, Haring e Schnabel e la catena cui fa parte l’albergo, la Marriot, ha in programma di aprirne molti altri in tema. Un tema fortunato, rivela il responsabile John Wolf, e una necessità per accontentare, appunto, quella clientela di intenditori.

In Italia c’è Villa San Carlo Borromeo a Senago, fuori Milano. Cristina Frua De Angeli ne vuole fare una cittadella di arte e relax: «Due ville, 50 ettari di parco, una club house e la spa. Un villaggio dell’ospitalità metropolitana praticamente a Milano a ridosso di due aeroporti e della nuova Fiera. Un luogo che è casa, perché ormai la casa è in Rete, ma anche un luogo che è laboratorio, artigianato, bottega intesa in senso rinascimentale. Qui c’è una pinacoteca, una biblioteca e ogni camera ha opere d’arte che ho raccolto viaggiando per il mondo. Soprattutto qui si incontrano artisti e scienziati, si svolgono convegni. Qui lavora un’équipe di restauro permanente e di ebanisteria. Qui si allestiscono mostre». Il tutto senza ostentazione, con discrezione e ricchezza intellettuale. «Oggi l’individualità sempre più esasperata rifugge dall’uniformità dell’offerta, visto che ci si confronta con l’eccellenza. Io faccio un altro mestiere, faccio l’editrice (Spirali) e sono convinta che per fare accoglienza bisogna saper fare un altro lavoro: c’è sempre più bisogno di una cultura e di una formazione che non è dell’albergatore classico. I nostri clienti internazionali ci chiedono di avere interlocutori omologhi per possibili partnership, vogliono incontrare banchieri, amministratori. Noi facciamo anche questo».

Non ha frontiere il nuovo business e il «Times» se ne è occupato la scorsa settimana pubblicando due classifiche in sequenza. Tra i 20 hotel più fashion del 2008 si cita il 0Bob Marley resort di Nassau (Bahamas), voluto da Rita Marley che aprirà il 5 marzo; 16 suites che prendono il nome da altrettante canzoni di Bob Marley con un mini-museo di foto inedite della star del reggae. E sempre il «Times» elenca le migliori spa (salus per acquam) d’Inghilterra, dedicate alle donne in gravidanza dall’ottavo mese al momento del lieto evento: qui si premia la «Mamaheaven» (Paradiso della mamma) sulla costa gallese. Albergo di lusso con trattamenti ayurvedici e sedute di yoga per superare i traumi del parto. Bastano due notti per uscire leggeri nel corpo e nel portafoglio: circa 900 euro. Tutto incluso, però.

 Fonte: www.lastampa.it

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