Hotel a misura di bambino

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«No bimbi? No party!». Questo è quello che si sentono rispondere quelle coppie senza bambini che si presentano alla reception del «Cavallino Bianco». Si trova in Alto Adige uno tra i Grand Hotel più sfarzosi d’Italia, con servizi extra-lusso. Qualche cifra? Due ristoranti, quattro piscine (di cui una esterna riscaldata a 35 gradi), 1000 metri quadrati di spazio giochi e 125 tra camerieri e animatori. Per non parlare poi dei 2500 metri dell’area wellness: sauna, bagno turco, percorsi benessere e 14 cabine per trattamenti diversi. Ma se volete passare almeno una notte in questo posto da nababbi dovete essere accompagnati dai vostri bambini (come recita la voce registrata del centralino).

«No bimbi? No party!». Questo è quello che si sentono rispondere quelle coppie senza bambini che si presentano alla reception del «Cavallino Bianco». Si trova in Alto Adige uno tra i Grand Hotel più sfarzosi d’Italia, con servizi extra-lusso. Qualche cifra? Due ristoranti, quattro piscine (di cui una esterna riscaldata a 35 gradi), 1000 metri quadrati di spazio giochi e 125 tra camerieri e animatori. Per non parlare poi dei 2500 metri dell’area wellness: sauna, bagno turco, percorsi benessere e 14 cabine per trattamenti diversi. Ma se volete passare almeno una notte in questo posto da nababbi dovete essere accompagnati dai vostri bambini (come recita la voce registrata del centralino).

Se, invece, non siete ancora diventati papà e mamma è inutile provarci. Una provocazione? Forse, ma così non c’è il rischio di trovarsi un vicino di tavolo che non sopporta la vostra peste che urla, sbraita e lancia Gormiti.

ESEMPI CONTRARI – Siamo ad Ortisei, in mezzo alle Dolomiti patrimonio dell’Unesco, e qui senza marmocchi vi rispediscono a casa senza ripensamenti. Per farla breve, accade l’opposto di quanto è successo quest’estate a Massimiliano Orsini. Il conduttore di Linea Verde è stato fermato nel cuore di Porto Cervo con la moglie e i figli all’ingresso del «Coast Music Bar» perché, li avverte un cameriere, «la politica del locale non ammette bimbi». Un caso limite? Forse no. Basti pensare a quante volte abbiamo visto ristoratori che storcono gli occhi quando vedono entrare nelle loro «intonse» sale famiglie con mandrie di bambini. Avete mai provato a prenotare un tavolo per quattro adulti e sei bambini? Due semplici realistiche coppie-amiche con rispettivi tris di pargoli… Ecco, meglio riattaccare. Molti ristoratori pretendono che i bambini stiano zitti e immobili. Al «Cavallino Bianco» neanche se lo sognano. Si sa come sono i bambini e così sono passati alle contromisure: bicchieri di plastica, seggioloni a go-go, camerieri con lunghi sorrisi pronti a chinarsi continuamente per raccogliere forchettine e coltelli. Gli stessi bambini si stupiscono: «Ma come nessun rimprovero se batto i miei giochini sul piatto?». Nessuno. Tutto previsto. Ai genitori anche la scelta se portare con sè i figli al ristorante oppure se affidarli agli animatori (sia a pranzo che a cena). Le ore di animazione previste per loro sono ben 13. E in quelle ore le coppie tornano «teneri fidanzatini».

LE COCCOLE – Insomma ai bambini è vietato solo perforare i timpani dei più grandi, ma possono andarci vicino. «Noi li riempiamo di coccole» ci spiega Leander Senoner, direttore del Cavallino Bianco. «Un esempio? Abbiamo previsto la Princess Dream, dove le piccole realizzano il loro sogno di diventare delle principesse come in una favola. Nella nostra filosofia i bambini sono i migliori clienti. E loro ci ripagano con un sorriso». Però il conto lo presentate ai loro genitori… E questo l’unico difetto del Cavallino Bianco? «Abbiamo previsto tariffe per tutte le tasche. Si parte da 229 euro a notte per famiglia (2 adulti ed un infant) fino ai mille euro a Capodanno per chi vuole dimorare nella Family-King Suite di 85 metri quadri». Non proprio per tutte le tasche anche se questa estate la «crisi economica» al Cavallino Bianco non è stata sentita: pienone sotto il sole e pienone si prevede per l’inizio della stagione sciistica.

ALTRE INIZIATIVE – Poche e sporadiche sono ancora le iniziative simili fuori dall’Alto Adige. Tra queste c’è il «Babette», il family-restaurant nel centro di Bologna oppure l’«Hotel Bologna» a Senigallia. Ma l’idea di dedicare luoghi alle famiglie è appena iniziata. Il «Cavallino Bianco» è proprio pensato come hotel per i più piccoli. E poi per i loro genitori. Non vi potrebbe mai accadere quel che è successo ad una cardiologa bergamasca che in vacanza con marito e figli in un albergo di Madonna di Campiglio. La giovane mamma è stata «invitata», mentre era al ristorante, a smettere di allattare al seno la piccola di cinque mesi. Il direttore di quella struttura le chiese addirittura di allontanarsi perché altri clienti erano infastiditi. Stessa cosa ad una giovane mamma in un bar romano questa estate. Lisa Furlanetto dirige il centro Beauty& Wellness del Cavallino Bianco: «Cacciare le mamme che allattano? Incredibile. Le mamme da noi sono le benvenute. Siamo specializzati nei trattamenti premaman e in quelli post-gravidanza per riprendere l’equilibrio del proprio corpo».

L’IDEATORE – Ralph Riffesser è colui che, ereditato dal nonno l’hotel che ha le sue origini nel lontano 1400 in un vecchio maso, ne ha deciso la trasformazione in hotel per famiglie. «Era il mio sogno. Io sono papà e conosco i problemi che hanno le famiglie quando sono in vacanza. Così ci siamo specializzati. Curiamo ogni particolare: a tavola bicchieri infrangibili e cibo speciale per i più piccoli». Fate parte di una catena di hotel? «Sì, siamo associati ai Kinderhotels Europa che ha criteri di accesso molto severi. Noi abbiamo ottenuto la classificazione più alta di 5 Smiley. Il «Cavallino Bianco» è per me come un figlio e continuerò a farlo crescere e maturare. Forse gli darò anche dei fratellini…». Cioè ne costruirà altri? «Ci stiamo provando, ma stavolta niente montagna. Pensiamo ad un hotel per le famiglie che vogliono andare al lago e uno per trascorrere le vacanze al mare (in Toscana, ndr)». Intanto in attesa di vedere alla luce il «Cavalluccio Marino» ad Ortisei si vedono tristemente i piccoli accompagnati dai mamma e papà meno fortunati guardare da lontano giocare nel giardino oltre il ponticello i bambini dei genitori con più disponibilità economica. Sperando un giorno nell’ascensore sociale.

Fonte: www.corriere.it

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