Gubbio fra ceri e balestre

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Ti accoglie nella sua atmosfera romantica, Gubbio, definita da molti "un museo a cielo aperto". Offre ai turisti il riparo dal sole primaverile sotto la fresca ombra dei suoi palazzi medievali, li ospita nei suggestivi ristoranti di cucina tipica locale e non li lascia andar via senza aver fatto sperimentare a ciascuno di loro almeno una delle tante tradizioni locali.

Ti accoglie nella sua atmosfera romantica, Gubbio, definita da molti "un museo a cielo aperto". Offre ai turisti il riparo dal sole primaverile sotto la fresca ombra dei suoi palazzi medievali, li ospita nei suggestivi ristoranti di cucina tipica locale e non li lascia andar via senza aver fatto sperimentare a ciascuno di loro almeno una delle tante tradizioni locali.

Perché a Gubbio le usanze, le leggende, i racconti si susseguono quasi ad ogni angolo di strada. Come Corso Garibaldi, via principale della città e fulcro dello shopping eugubino, dominata dalla statua di Sant’Ubaldo, patrono tanto amato dai cittadini. Chi visita questa scultura, incorniciata in una nicchia barocca, potrà notare un piccolo anello di ferro qualche decina di centimetri sotto i piedi del santo. Tradizione vuole che questo aiuti a realizzare i desideri di chiunque infili un dito della mano destra nell’anello in questione, a patto però che non si parli a nessuno del desiderio espresso e che, una volta  completata tale tacita preghiera si percorra tutto Corso Garibaldi lasciandosi il santo alle spalle senza mai voltarsi verso di lui.

  In un altro lato della città è invece possibile, sempre secondo la tradizione, ottenere la "patente da matto" secondo un rito che affonda le sue radici nel lontano 1880 e che oggi consiste nel girare per tre volte intorno alla fontana del Bargello, la "fontana dei matti", appunto. I matti sarebbero loro, gli abitanti di Gubbio, appellativo da che si sono guadagnati grazie alla fama di gente imprevedibile, sognatrice, idealista e quasi follemente legata alla storia della propria terra di origine. Per ottenere il titolo di "matti" pur non essendo abitanti della città è necessario che un eugubino, un autentico matto, battezzi l’aspirante cittadino onorario spruzzando su di lui l’acqua della fontana. Sempre, ovviamente, dopo che questo abbia compiuto tre giri intorno ad essa. La cerimonia si conclude col rilascio di un vero e proprio attestato, che deve essere richiesto all’associazione 
 
Maggio Eugubino da parte di un cittadino "doc", previo un piccolo contributo all’associazione stessa (unica ad aver registrato marchio, testo e sigillo ufficiale di questo rito).

 Tra tutte le usanze della città, tuttavia, la più conosciuta e amata è la festa dei Ceri, che si celebra  il 15 maggio di ogni anno. In questa data Gubbio si sveglia alle primissime luci dell’alba, ogni cittadino sa il perché di quei rintocchi del Campanone, la campana principale del Palazzo dei Consoli: è il giorno di Sant’Ubaldo, consacrato con la cosiddetta "corsa dei Ceri" (www.ceri.it), che ogni anno raduna non solo l’intera cittadinanza, ma anche una folla di turisti e curiosi. Una festa tra le più pittoresche ed amate d’Europa, una corsa tra le strette e ripide stradine medievali della città, portando in spalla gli enormi ceri, impressionanti manufatti (una volta realizzati in cera ma costruiti in legno a partire dal ‘500) alti circa 4 metri e del peso di circa 300 kg, sormontati dalle icone di Sant’Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio. I ceraioli, scelti tra i cittadini di Gubbio, dovranno a portare in spalla questi monumentali ceri,  facendo in modo di mantenere inalterato tale ordine di marcia dei santi (Sant’Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio, appunto) per l’intera durata della corsa.

Il via è previsto solamente alle 18, così dall’alba fino al tardo pomeriggio del 15 maggio fervono i preparativi nelle strade della città, gremite di turisti, eugubini e appassionati: c’è la messa nella chiesa di San Francesco della Pace, al termine della quale un bambino estrae da una bussola il nome dei capitani che guideranno la festa due anni dopo, c’è il "corteo dei santi", con una processione dietro alle tre statue che sormonteranno i rispettivi ceri e c’è la distribuzione dei mazzolini di fiori, che verranno appuntati sui fazzoletti annodati intorno al collo dei ceraioli, per identificare il loro santo di riferimento. Sì, perché in un mondo dove miti, religioni e folclore si spengono dietro la folle corsa di media e social network, in questa città c’è ancora spazio per portare nel cuore il proprio santo di riferimento, sposando le tradizioni di famiglia o le "corporazioni" di appartenenza. Sant’Ubaldo, protettore dei muratori, San Giorgio, a vegliare sui commercianti e Sant’Antonio, patrono dei contadini e degli studenti.

  La gara prende il via al segnale dei Capitani dell’anno precedente, i ceri vengono innalzati sulle spalle dei ceraioli e la folla esulta, fa largo al loro passaggio, mentre i ceri ondeggiano, si piegano, sfiorano le mura, sembrano cadere ma poi rimangono piantati sulle forti spalle dei cittadini prescelti. Il modo in cui i ceraioli si danno il cambio in corsa, passandosi i pesanti ceri in velocità, sembra una magia, a volte si ha l’impressione che solo  grazie proprio ad un miracolo dei Santi si riesca ad evitare qualche incidente.

 La corsa si conclude sulla sommità del monte Ingino, nella basilica di Sant’Ubaldo, che custodisce i ceri per tutto l’anno, in attesa della prossima festa. Nella basilica, in una teca di vetro è racchiusa e mostrata ai fedeli la salma del santo, conservata in perfette condizioni nonostante la sua morte risalga al 1160. Durante l’anno è possibile raggiungere la basilica in auto, a piedi, con una passeggiata di circa 40 minuti dal centro della città, oppure grazie ad una piccola funivia che per una modica cifra conduce a pochi metri dal sacro edificio.

 La festa dei Ceri non è l’unico appuntamento che Gubbio fissa ogni primavera con i turisti e i cittadini: l’ultima domenica di maggio è infatti la volta del Palio della Balestra. Anche questa competizione sembra essere rimasta inalterata nonostante il passare dei secoli: tra virtuosi sbandieratori che mostrano il proprio talento e cortei storici in costume, i balestrieri di Gubbio e di San Sepolcro, indossati tradizionali abiti d’epoca, si incontrano puntualmente nella Piazza Grande e si sfidano a centrare un bersaglio posto a ben 36 metri di distanza. Al balestriere migliore va in premio il prestigioso "Palio", stendardo realizzato da un artista diverso ogni anno.

  Gubbio quindi non è solo la città del Natale, dell’albero più grande del mondo costruito sui lati del monte Ingino e del tradizionale presepe a dimensioni reali ospitato tra le vie medievali del quartiere di San Martino. Il fascino della città non si esaurisce con la stagione invernale, anzi: le antiche mura, i ruscelli che sembrano usciti da una favola e le strade in festa trovano una rinnovata forza sotto il cielo primaverile e estivo. Anche in piena estate, infatti, è possibile scoprire in questa piccola oasi una via di fuga dal calore delle grandi metropoli o dalle spiagge troppo affollate. Il 14 agosto, lontani dagli assolati litorali dove i teli da mare quasi si accavallano uno sopra l’altro, Gubbio apre le porte per un altro appuntamento storico, il I balestrieri rappresentanti dei quartieri di Sant’Andrea, San Giuliano, San Martino e San Pietro si sfidano, preceduti da giorni in cui per le strade della città si cena e si festeggia in strada, fino a giungere alla serata finale che segue la competizione vera e propria. Dopo la sfida dei balestrieri, infatti, si susseguono i festeggiamenti nelle piazze principali, con degustazioni della migliore cucina tradizionale locale, mentre la minuziosa ricostruzione storica, il frusciare di abiti d’epoca, l’architettura medioevale intorno e l’attenzione per i dettagli permettono ai turisti di lasciarsi alle spalle la modernità fatta di tablet, smartphone e stress per cullarsi nella quotidianità del lontano XIV secolo.

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