Gli USA dal treno

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Ci sono viaggi più lunghi (non molti), negli Stati Uniti. Ci sono viaggi più avventurosi. Ci sono viaggi più emozionanti. Ma se salite su un treno a Chicago e scendete a Los Angeles una cosa è certa: avete fatto un viaggio vero. Per l’estensione (3645 chilometri, 32 stazioni, 3 fusi orari); per il numero di Stati attraversati (Illinois, Iowa, Missouri, Kansas, Colorado, New Mexico, Arizona e California); per i panorami naturali che vi scorrono davanti e per i panorami umani che incontrerete a bordo. Ecco la nostra guida, provata on the rail.

Ci sono viaggi più lunghi (non molti), negli Stati Uniti. Ci sono viaggi più avventurosi. Ci sono viaggi più emozionanti. Ma se salite su un treno a Chicago e scendete a Los Angeles una cosa è certa: avete fatto un viaggio vero. Per l’estensione (3645 chilometri, 32 stazioni, 3 fusi orari); per il numero di Stati attraversati (Illinois, Iowa, Missouri, Kansas, Colorado, New Mexico, Arizona e California); per i panorami naturali che vi scorrono davanti e per i panorami umani che incontrerete a bordo. Ecco la nostra guida, provata on the rail.

IL LABIRINTO DEI BINARI
 Il Southwest Chief di Amtrak parte da Chicago, dove lo storico vettore ferroviario americano ha il proprio hub nella Union Station resa famosa dalla scena finale di The Untouchables di Brian De Palma. La stazione, come quasi ovunque negli Usa, è disorientante: vietato accedere ai binari che sono sotterranei, occorre attendere ai gate, come in aeroporto. I passeggeri che hanno optato per la (indispensabile!) sistemazione in sleeping car hanno però accesso a una lounge un po’ claustrofobica ma accogliente, dove è possibile fare una sorta di pre check-in e dove il conductor – il comandante in capo del treno – verrà a chiamarvi al momento dell’imbarco. Servizio utilissimo quello dei Red Cap, i facchini di Amtrak, cui affidare il bagaglio per l’accesso spesso scomodo (scale) al binario. Il servizio è gratuito ma la mancia è obbligatoria.

IL SOUTHWEST CHIEF
 Ha i suoi anni ma li porta bene. Il convoglio oltre alle carrozze con poltrone ha tre vagoni letto a due piani, senza fronzoli ma pulitissimi e confortevoli. Per chi è solo basta una roomette ufficialmente da due posti, mentre la cabina da due o tre posti con wc e doccia privati è l’ideale per due persone. Caffè, acqua e ghiaccio sono a disposizione 24 ore su 24 e gratis. Fondamentale esplorare subito la carrozza panoramica a centro treno, vero luogo strategico del viaggio, con bar al livello inferiore. Accanto, la carrozza ristorante: per chi viaggia in sleeping car, colazione, pranzo e cena sono compresi nel prezzo e la carta, ancorché essenziale, è più che accettabile. I treni americani sono lenti. Il nostro ha viaggiato a una media di circa 90 chilometri orari e per diverse ore la vetustà della linea provoca sobbalzi e rollii non indifferenti. La vera differenza la fa il servizio, che commuove per la cortesia, la puntualità e la disponibilità del personale. Se poi troverete come attendenti della vostra sleeping car Thomas e Annamaria li saluterete all’arrivo come vecchi amici.

TAPPE & SOSTE
 È lungo ma può essere spezzato. La tappa ideale, a 24 ore dalla partenza, al miglio 1341 e dopo le impressionanti pianure coltivate del Kansas è Albuquerque, New Mexico. Qui potrete affidarvi all’a genzia fondata dall’italiana Patrizia Antonicelli per una sosta di almeno un paio di notti nella bellissima e poco distante Santa Fe’. Rinfrancati da gallerie d’arte e pueblos a duemila metri di quota, sarete pronti per altre quindici ore di treno con il must del tramonto sulle rocce rosse del Red Rock State Park, tra New Mexico e Arizona. L’arrivo non offre altrettante emozioni. A Los Angeles, la Union Station è in un brutto quartiere: taxi e via verso l’a eroporto e l’Italia, oppure verso qualche albergone downtown o a Beverly Hills.

NO EFFETTI SPECIALI
 Il fascino di questo itinerario è l’America media, che non significa mediocre ma vera: gente normale, scenari normali. Per quanto lo possano essere questo Paese e i suoi abitanti rispetto al metro europeo. Un taccuino (ho visto almeno venti persone prendere appunti di viaggio) e buona musica negli auricolari vi mettono nella condizione ideale per apprezzare campi coltivati e deserti, il Mississippi e il Pecos, l’Apache canyon e Gallup. Ma dovrete spesso interrompere l’ascolto della musica perché la gente vuole parlare. E mentre fuori scorreranno anche le vedute di casupole e sfasciacarrozze persi nel nulla, ecco la zia che va a trovare i nipoti, tre signore che giocano a dadi, la distinta coppia di neri che replica il viaggio di nozze, un gruppo di tatuati, il professore di liceo con iPad. America media, appunto, che vi sorride e vi chiede che accidenti ci fate su questo treno. Fuori, intanto: aereo insetticida che passa rasente ai vagoni; la sirena della locomotiva come nei cartoon; i venditori di cianfrusaglie nelle stazioncine in cui si scende a sgranchirsi le gambe; gli incroci con i treni merci lunghi due chilometri; un penitenziario; un’assurda area picnic tra i cespugli del deserto; i neon dei motel che lampeggiano nella notte; due gazzelle e alcune migliaia tra mucche e cavalli.

ISTRUZIONI PER L’USO
 In cabina c’è posto solo per un piccolo bagaglio a mano. Nessuna connessione wifi ma il segnale del cellulare si ha quasi sempre. Chiedere al personale a che ora sistemarsi nella carrozza panoramica per vedere i panorami più belli. Darsi un’infarinatura di storia del Sudovest americano tra conquistadores spagnoli, indiani nativi e Yankees lanciati verso ovest. Ultimo consiglio: non perdete questo treno.

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