Gli alberghi nelle prigioni

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Dormire in una cella, ma a cinque stelle e senza condanne, da sfizio per turisti ricchi è trasformato in un business per tour operator e architetti. E mentre in Italia sorge "Ucciardhome", con tanto di vista sul carcere, all’estero l’offerta si fa più ampia e ricercata.

Dormire in una cella, ma a cinque stelle e senza condanne, da sfizio per turisti ricchi è trasformato in un business per tour operator e architetti. E mentre in Italia sorge "Ucciardhome", con tanto di vista sul carcere, all’estero l’offerta si fa più ampia e ricercata.

Chissà l’effetto che fa dormire in una prigione a 5 stelle. O meglio in un ex carcere trasformato in hotel. Naturalmente con tutti i comfort. All’estero, a quanto pare, la moda spopola. Ma anche in Italia ultimamente è arrivata la mania di dormire in una prigione a pagamento.

Si dà il caso, però, che le carceri siano affollate di detenuti. Anche troppi, per la verità. Non potendoli sfrattare il rinomato ingegno italiano ha colpito ancora una volta. E a Palermo un albergo lo hanno costruito proprio di fronte al carcere chiamandolo, naturalmente, hotel Ucciardhome. Chic e di design ha, come punto di forza, l’affaccio sulla prigione preferita dai mafiosi.

Durante l’estate invece ha aperto i battenti, trasformato in Liberty Hotel, un autentico ex penitenziario di Boston. L’istituto di pena che ospitò, fra gli altri, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. Il carcere, sulle sponde del Charles River in pieno centro della città, è chiuso dal 1971. Accanto alla struttura originaria è stata ultimata l’ala moderna con 280 stanze. L’investimento complessivo, riferisce il New York Times che per primo aveva dato la notizia della riconversione, è stimato in 110 milioni di dollari e il punto di forza sarà (almeno nei pensieri degli investitori della Carpenter & Company) l’atrio centrale. Esattamente quello dove, circa un secolo fa, ai detenuti era concessa l’ora d’aria quotidiana e dove si svolgeva la ginnastica settimanale.

Ma quello del Liberty Hotel non è certo un caso isolato. Anzi. Ad Istanbul il Four Season Hotel sorge nella vecchia prigione turca. Era un penitenziario "chic" riservato agli scrittori, agli artisti e agli aristocratici, ed è persino stato immortalato da Graham Greene in Stamboul Train. Adesso è il trionfo del lusso: con personale disposto a soddisfare ogni capriccio ed elicottero privato. Sempre in Turchia, ma nel cuore della Cappadocia, c’è il Gamirasu hotel. Un antico monastero bizantino per lungo tempo usato come prigione. Le celle sono scavate nella roccia. Non è da meno, come atmosfera misteriosa, il Malmaison hotel di Oxford. Qui, a dispetto delle sbarre alle finestre e le porte originali, ogni dettaglio è di design. E ancora. Nel 2004, la Confort Inn (una delle catene più popolari negli Usa) ha convertito in hotel l’ex penitenziario della contea di Bexar. Così, a Sant Antonio in Texas, rivive la costruzione storica del 1878.

Il più simile al passato è sicuramente "The Jail house" nel sud dell’Australia. L’unica novità sono le serrature che hanno sostituito i lucchetti. Per il resto tutto è come allora: sistemazione in celle, docce comuni e, per i più spartani, dormitori di gruppo. Più confortevole è invece l’hotel Langholmen, prigione di Stoccolma sino al 1975. Trasformato in hotel negli anni ‘90, soddisfa ogni esigenza dei novelli Silvio Pellico. Ci sono camere con letti a castello, pareti spesse due metri, inferiate alle finestrelle e una pesantissima porta blindata. Ha recentemente aperto i battenti come ostello, a Lubiana, lo Youth Hostel Celica. Carcere militare sino a dieci anni fa, conserva sbarre a porte e finestre. Con l’aggiunta di un tocco artistico: ogni cella è stata dipinta in modo diverso e si presenta come un capolavoro d’arte contemporanea.

E anche in Sud Africa c’è spazio per chi sogna di dormire in un penitenziario. A Città del Capo, una struttura che ospitava 350 prigionieri, è ora il Breakwater lodge destinato alla business school locale.

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