Gli aerei in pensione

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UNA VOLTA le chiamavano “carrette dell’aria”: erano aerei che avevano già diversi anni di vita e migliaia e migliaia di voli sulle spalle (o per meglio dire, sulle ali) e venivano generalmente venduti dalle compagnie maggiori ad altre, più piccole, specializzate in voli charter.

UNA VOLTA le chiamavano “carrette dell’aria”: erano aerei che avevano già diversi anni di vita e migliaia e migliaia di voli sulle spalle (o per meglio dire, sulle ali) e venivano generalmente venduti dalle compagnie maggiori ad altre, più piccole, specializzate in voli charter.

L’epoca del turismo di massa verso località più o meno esotiche era agli albori, e da allora molte cose sono cambiate: i paradisi vacanzieri si sono moltiplicati, la fetta di mercato è diventata consistente, attirando grossi investimenti, e molte compagnie charter (nel frattempo cresciute in numero e dimensioni) possono ormai vantare una flotta “giovane” quanto quella delle cosiddette majors. Non è tuttavia il generale ammodernamento della flotta che può, da solo, garantire una maggior sicurezza, e non è assolutamente detto che una macchina nuova sia più affidabile di una vecchia: tutto dipende dalla qualità delle operazioni di manutenzione, che per un aereo di linea cominciano subito dopo il primo volo.

Infatti, anche nelle poche decine di minuti che intercorrono tra un arrivo e la successiva partenza, i tecnici intervengono per effettuare controlli di routine o per correggere piccole anomalie riscontrate dai piloti: è già un primo tipo di “tagliando”, e a sera ce n’è un altro, più approfondito, e poi altri ancora, via via più complessi, legati alle ore di volo, al numero dei decolli e atterraggi e a scadenze temporali. Controlli sempre più pignoli, che arrivano addirittura, dopo qualche anno, alla sverniciatura completa dell’aereo per un esame visivo della fusoliera. Noi le chiamiamo “ispezioni”, fanno parte della normale vita operativa dei nostri aerei e fino a che vengono svolte regolarmente si può volare in perfetta sicurezza anche su macchine ormai venerande.

Certo, nonostante tutte le attenzioni, queste “nonnine” mostrano inevitabilmente i segni del tempo: diventano via via più scomode e rumorose rispetto ai modelli più recenti, i loro consumi aumentano, si fa sempre più costoso mantenerle in perfetta efficienza e i passeggeri storcono il naso di fronte al loro aspetto un po’ demodé, chiedendosi, ingiustamente, se sia sicuro affidare le loro vite a “quella vecchia carretta”. E allora basta: è tempo di andare in pensione lasciandosi alle spalle una scia di cuori (di piloti) infranti.

Fonte: www.repubblica.it

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