Giardini italiani

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Le hit parade non si addicono all’inafferrabile. E, quando si parla di giardini, ogni classifica appare inevitabilmente del tutto arbitraria. I meccanismi che presiedono a certe scelte sono del resto certamente più complessi – e perfino più soggettivi – di quelli che portano a giudicare una canzone, un libro, una ricetta. C’è chi ama le atmosfere intime e chi insegue la profondità del paesaggio, chi guarda le architetture, chi apprezza le scelte botaniche, uno rincorre l’eden, l’altro l’orto dei nonni.
 Un giardino è anche un sentimento fugace, legato all’intimo, al caso, all’effimero che, nel giro di un’ora, di un giorno, di un mese cambia, aria, colori, profumi.
 

Le hit parade non si addicono all’inafferrabile. E, quando si parla di giardini, ogni classifica appare inevitabilmente del tutto arbitraria. I meccanismi che presiedono a certe scelte sono del resto certamente più complessi – e perfino più soggettivi – di quelli che portano a giudicare una canzone, un libro, una ricetta. C’è chi ama le atmosfere intime e chi insegue la profondità del paesaggio, chi guarda le architetture, chi apprezza le scelte botaniche, uno rincorre l’eden, l’altro l’orto dei nonni.
 Un giardino è anche un sentimento fugace, legato all’intimo, al caso, all’effimero che, nel giro di un’ora, di un giorno, di un mese cambia, aria, colori, profumi.
 
La scelta del "più bello" diventa peraltro ancor più improponibile se applicata ai giardini italiani. Siamo e restiamo, a volte nostro malgrado, il Belpaese, il Giardino d’Europa. E non solo perché abbiamo tanti bei giardini; i nostri giardini, oltre che belli, sono anche molto diversi tra loro. Stilare una classifica dei castelli scozzesi? In fondo ci si potrebbe provare. Nel caso della Penisola, però, l’incontro tra uomo e natura – secoli e secoli di questa e quella civiltà, calati in un’ineguagliabile varietà di ambienti – ha partorito risultati estremamente variopinti. Come fai a paragonare una scogliera mediterranea, una collina toscana, l’ansa di un lago? Un paesaggio con rovine, un disegno barocco, una reggia ottocentesca (a scelta, in versione sabauda, borbonica, papalina, austro-ungarica…)?
 
Niente top ten, dunque. In occasione della primavera, però, ecco, quantomeno, dieci piccoli suggerimenti. Non sono i giardini "più belli". E, certamente, non sono neppure tra i più famosi. Ma, proprio per questo, diventano un’occasione per prendere coscienza di un patrimonio tanto diffuso quanto in parte misconosciuto (sebbene, va detto, l’horticultural tourism prende piede anche tra gli italiani arrivando al record degli otto milioni di visitatori in un anno).
 

I dieci suggerimenti sono stati scelti per una loro qualche particolarità, anche stagionale. E vanno da Nord a Sud, cercando inutilmente di rappresentare la complessità geografica e culturale di una Penisola dove una sola provincia, Viterbo, conta quattro giardini storici che risalgono al Cinquecento e un solo lago, Como, allinea quaranta ville aperte al pubblico.
 
I dieci suggerimenti sono tratti dall’elenco dei parchi e delle ville visitabili riuniti nel network Grandi giardini italiani. Non tutti i grandi giardini (per segnalarne un paio, la celebratissima oasi di Ninfa, o il premiato parco di Valsanzibio) sono compresi in questa lista. Ma nell’elenco degli 83 aderenti, accanto ai dieci segnalati, troverete tutti giardini che, oltre alle loro particolari bellezze, garantiscono comunque uno standard di manutenzione, di cura, di affidabilità degli orari. C’è l’imbarazzo della scelta, anche perché, alla fine di ogni classifica, quando si parla di giardini, gli assenti spiccano sempre più dei presenti.

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