Giappone – Stop alle foto alle geishe

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 Kyoto, l’antica capitale imperiale del Giappone, i residenti hanno organizzato delle ronde per proteggere le geishe dagli assalti dei turisti stranieri armati di videocamere e macchine fotografiche. Fasciate nei loro stretti kimono, con ai piedi i tradizionali gheta di legno che le costringono a incedere tentennanti a brevi passetti, le Madame Butterfly tentano invano di sottrarsi alla curiosità molesta dei gaijin, gli stranieri.

 Kyoto, l’antica capitale imperiale del Giappone, i residenti hanno organizzato delle ronde per proteggere le geishe dagli assalti dei turisti stranieri armati di videocamere e macchine fotografiche. Fasciate nei loro stretti kimono, con ai piedi i tradizionali gheta di legno che le costringono a incedere tentennanti a brevi passetti, le Madame Butterfly tentano invano di sottrarsi alla curiosità molesta dei gaijin, gli stranieri.

Che – racconta il New York Times – le toccano, le tirano per le lunghe maniche, le afferrano per i capelli – è successo anche questo più volte – perché vogliono rendersi conto se l’elaborata acconciatura che sfoggiano è di capelli veri oppure trattasi di parrucca. Ma i più arditi tra i cacciatori di immagini del folklore giapponese arrivano addirittura a fare irruzione nei lussuosi ed esclusivi locali del quartiere di Gion per cogliere immagini dei banchetti dove importanti uomini d’affari e politici nipponici si concedono il piacere di essere serviti e riveriti da quelle che sono considerate le maestre dell’arte dell’intrattenimento e dalle loro allieve, le giovanissime maiko. Così non c’è locale di Gion che non disponga di nerboruti buttafuori per salvaguardare non soltanto geishe e maiko ma anche la privacy dei facoltosi clienti.

L’Ufficio del Turismo di Kyoto si è visto costretto, nei giorni scorsi, a affiggere dei cartelli in inglese con su scritto "Per favore, rispettate le geishe" e l’ha fatto a malincuore perché il turismo è la prima risorsa dell’antica città e molti ritenevano che fosse controproducente limitare le mosse dei visitatori, un flusso di circa un milione di stranieri all’anno, senza contare i giapponesi che queste cose però non le fanno. I giapponesi rispettano le geishe, sanno infatti che si tratta di una specie in via di estinzione, come i panda in Cina. Se ne contavano più di ottantamila prima della Seconda guerra mondiale, oggi saranno un migliaio, duemila al massimo se si vogliono considerare geishe anche quelle che si fanno passare per tali ma che invece praticano il mestiere più vecchio del mondo senza conoscere tutte le arti raffinate – e non precisamente erotiche – delle vere geishe la cui educazione costa anni e anni di faticoso apprendistato.

In Giappone, specie a Kyoto, c’è chi apprezza ancora molto il piacere di un banchetto con geishe anche se si tratta di un lusso estremamente costoso, dai trecento ai quattrocento euro all’ora, compreso il tempo che occorre alle donne per andare e tornare, a piedi e a piccoli passi, dalla loro "casa madre" al ristorante dove l’appuntamento è stato fissato, spesso con mesi e mesi di anticipo. Così si capisce quanto siano malvisti gli interventi dei turisti che ostacolano il percorso delle geishe e spesso fanno andare a monte il convegno. I responsabili dell’Ufficio del Turismo locale tentano invano di far capire ai visitatori stranieri che le geishe, le maiko e i loro clienti sono personaggi reali che vivono la loro vita, non comparse messe lì apposta per loro in una specie di Nippoland evocativa del buon tempo passato. Non si rendono tuttavia conto che la disneylandizzazione del turismo è purtroppo un trend inarrestabile che è stato lanciato proprio dai giapponesi e che ora gli si ritorce contro.

Fonte: www.repubblica.it

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