Freestyle, l’ albergo low cost italiano

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Si chiama Freestyle, l’albergo low cost tutto italiano. Il progetto, presentato il 6 marzo a Milano, e nato dalla collaborazione tra la società di ricerca in investimento turistico R&D Hospitality, lo studio di architettura Montanari e la società di commercializzazione Htms International, punta ai turisti di nuova generazione. I giovani, creativi, acculturati, che si spostano per esperienze formative e di lavoro, la generazione Ryanair insomma. E non solo: tutti coloro, dagli uomini d’affari alle famiglie, che preferiscono spendere per gli eventi e per l’offerta culturale del territorio piuttosto che per viaggiare e dormire, ma allo stesso tempo non si rassegnano ad alloggiare in strutture senza personalità e gusto.

Si chiama Freestyle, l’albergo low cost tutto italiano. Il progetto, presentato il 6 marzo a Milano, e nato dalla collaborazione tra la società di ricerca in investimento turistico R&D Hospitality, lo studio di architettura Montanari e la società di commercializzazione Htms International, punta ai turisti di nuova generazione. I giovani, creativi, acculturati, che si spostano per esperienze formative e di lavoro, la generazione Ryanair insomma. E non solo: tutti coloro, dagli uomini d’affari alle famiglie, che preferiscono spendere per gli eventi e per l’offerta culturale del territorio piuttosto che per viaggiare e dormire, ma allo stesso tempo non si rassegnano ad alloggiare in strutture senza personalità e gusto.

I Cube austriaci e i lussuosi CitizenM olandesi che Giorgio Bianchi, amministratore di R&D Hospitality, indica come riferimento, sono catene alberghiere che hanno rivoluzionato l’offerta turistica delle capitali del nord Europa. In Italia, però, la legge impone limiti minimi alle dimensioni delle camere, che hanno tendenzialmente reso anti-economici lo sviluppo degli hotel che guardano al design, ma a prezzo ridotto.

Il progetto Freestyle, che si ispira alla tipologia organizzativa della compagnia aerea olandese e allo stile del colosso svedese Ikea, è nato da una ricerca dei ragazzi del master in Management del Turismo dello Iulm di Milano. L’ostacolo normativo è stato superato con soluzioni spaziali innovative: da una parte camere da 4 – 5 posti letto posizionati in modo da garantire l’autonomia al singolo e favorire allo stesso tempo la socializzazione, dall’altra un modello residence per famiglie e soggiorni più lunghi. Inoltre sono previsti ambienti comuni e servizi a pagamento come lavanderie o bookshop, variabili in base alle esigenze del singolo albergo.

Con un basso investimento strutturale, il risparmio sui costi di gestione, dovuto anche all’utilizzo di tecnologie ecocompatibili e alla commercializzazione via web, è prevista una redditività superiore al 10% sul capitale iniziale. E tutto mantenendo un prezzo di circa 30 euro per notte.

Il piano di sviluppo punta alla diffusione su tutto il territorio italiano, in particolare nelle zone già servite da hub low cost o che hanno forti punti di attrattiva come le università: Milano, Torino, Roma e Napoli quindi, ma anche Bergamo, Verona, Pisa, Bologna, Sassari. L’idea è di partire dal capoluogo lombardo, dove i contatti con alcuni possibili investitori sono già avviati. L’obiettivo è quello di intercettare il flusso turistico atteso per l’Expo. «La tipologia ricettiva – ha spiegato l’architetto Antonio Montanari – è flessibile: può interessare oltre agli imprenditori privati, gli enti pubblici: le strutture infatti possono essere utilizzate da subito o convertite dopo il 2015 in spazi di housing sociale".

Fonte: www.ilsole24ore.com

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