Freerider-mania: tutti gli itinerari

Qual è il sogno di ogni sciatore? La neve fresca. Le stazioni lo hanno capito e, accanto alle normali discese, hanno cominciato a proporre itinerari di «fuori pista controllato».

È un ritorno alle origini dello sci: oltre un secolo fa, quando Adolfo Kind, un ingegnere grigionese giunto per lavoro a Torino, seminava il terrore fra i montanari della val di Susa, volando sulla neve vergine con ai piedi un paio di aste ricurve, che non si erano mai viste prima.

Qual è il sogno di ogni sciatore? La neve fresca. Le stazioni lo hanno capito e, accanto alle normali discese, hanno cominciato a proporre itinerari di «fuori pista controllato».

È un ritorno alle origini dello sci: oltre un secolo fa, quando Adolfo Kind, un ingegnere grigionese giunto per lavoro a Torino, seminava il terrore fra i montanari della val di Susa, volando sulla neve vergine con ai piedi un paio di aste ricurve, che non si erano mai viste prima.

Le piste battute sarebbero giunte solo insieme agli impianti di risalita negli Anni Quaranta-Cinquanta. Oggi le lancette della passione sembrano riportarci indietro nel tempo. Il ritorno a uno sci meno strutturato, di cui il fuoripista costituisce l’emblema, è reso possibile dal miglioramento della tecnica sciistica e dall’attrezzatura sempre più facile da usare.

Ma il principale ostacolo al sogno collettivo della neve fresca sono le valanghe. Per muoversi lontano dalle piste battute occorre avere una buona conoscenza della montagna invernale, che gli sciatori hanno perduto a forza di scendere lungo le moderne autostrade della neve. Le stazioni hanno affrontato il problema in modi diversi: richiedendo l’accompagnamento delle guide alpine o segnalando e bonificando le discese dopo ogni nevicata.

A Livigno
Fra i primi a cominciare è stato Mottolino, la più importante skiarea di Livigno, che ha lanciato l’iniziativa Freeride Experience. Si acquista un pacchetto, che include l’attrezzatura per proteggersi dalle valanghe, Artva, pala e sonda, ma include anche la presenza di una guida alpina, che consente di lanciarsi nella neve fresca della Vallaccia, uno sconfinato deserto nevoso a oltre duemila metri, senza correre alcun rischio. Coordina il team Marco Confortola, noto alpinista himalyano, protagonista qualche anno fa di una drammatica ascensione al K2. Alla partenza dei sei diversi itinerari sono stati installati appositi checkpoint di Ortovox. Gli sciatori che passano attraverso il cancello di accesso al fuoripista ricevono un segnale che conferma l’efficienza dell’Artva (pacchetti da 55 euro).

Sul Monte Rosa 
Altre stazioni, che pure dispongono di punti di verifica degli apparati elettronici per difendersi dalle valanghe, hanno scelto invece di segnalare i loro percorsi in neve fresca, senza però rendere obbligatorio il ricorso alle guide alpine. Alagna Valsesia è diventata una delle capitali del freeride. Un impianto di risalita costato otto milioni di euro apre agli sciatori i selvaggi valloni del versante meridionale del Monte Rosa: dalla Malfatta, che presenta un ripido canale di 45°, alla più facile Valle della Balma. Grazie a un’efficiente rete di impianti, la zona è collegata sci ai piedi con le confinanti valli di Gressoney e di Ayas, dove si trovano altre discese fuoripista: indimenticabili il Canale dell’Aquila e i Canali del Colle Nord della Testa Grigia. Intorno ai ghiacciai del Rosa è nata una nuova destinazione intervalliva della neve farinosa, che ha incoraggiato un vero e proprio pendolarismo del freeride, tanto che ogni venerdì sera le guide locali scendono a Malpensa a recuperare clienti, che da tutta Europa accorrono per sperimentare le emozioni della neve fresca.
Courmayeur 
L’altro polo del fuoripista selvaggio è Courmayeur, dove la difficoltà dei terreni di alta montagna del Monte Bianco rende irrinunciabile il ricorso alla guida alpina. Ci sono itinerari facili ma panoramici come la classica discesa della Vallée Blanche verso Chamonix e itinerari più impegnativi come il Toula, che si sviluppa su un ripido ghiacciaio del versante italiano. Panoramicamente splendide, dalla Funivia della Youla, sono le discese dell’Arp Dolonne e dell’Arp La Balme. Ma la vera scoperta per gli sciatori più esperti, che abbiano veramente voglia di vivere tutta l’adrenalina dello sci ripido fuori pista, sono i selvaggi couloir che scendono nella zona del Colle del Gigante: celebre il fuoripista dei Marbrées.

Cervinia e St.Moritz 
Dalle funivie di Cervinia, raggiungendo la stazione Klein Matterhorn in territorio svizzero, ci sono tre magnifici itinerari: la lunghissima discesa dallo Schwarztor su Zermatt, la discesa molto tecnica della Gobba di Rollin attraverso il bivacco Città di Mariano e la discesa paesaggisticamente assai varia in Val d’Ayas per il ghiacciaio di Verra. A due passi da St. Moritz frequentatissima e segnalata è la discesa del Morteratsch. Si parte dalla Diavolezza, con vista sconvolgente sul Gruppo del Bernina, e si torna all’auto con il famoso trenino rosso.

Adamello Ski 
Il comprensorio Adamello Ski, nella zona di Pontedilegno-Passo del Tonale, offre due discese di grande interesse. La prima si chiama dei Contrabbandieri e si sviluppa in uno dei valloni sopra il passo, ma è un normale fuoripista non attrezzato. Al Tonale, in collaborazione con Meteomont, Adamello Ski ha installato un campo Artva, che permette gratuitamente di prendere dimestichezza con i dispositivi elettronici di autosoccorso. L’altra discesa, il Cantiere, che si stacca dalla conca del Presena verso Vermiglio, offre invece cancelli Artva alla partenza e segnalazioni lungo il percorso Si tratta di un progetto pilota sviluppato insieme al Trentino, in cui è coinvolta anche la polizia di Moena. Un analogo progetto è in corso in Trentino nella zona del Passo san Pellegrino. Il versante nord del Col Margherita è diventato un vero e proprio Freeride Park, con cancello di partenza, segnalazioni, assistenza di personale specializzato e un tempestivo servizio di soccorso.

Fra Trentino e Alto Adige 
Nel Gruppo del Sella, fra Trentino e Alto-Adige, si svolgono due fra le più famose e frequentate discese delle Dolomiti, che percorrono valloni selvaggi dominati da altissime pareti giallo-rosse. La più celebre è la Val Mesdì, frequentatissima, che si prende dalla funivia del Sass Pordoi costeggiando il Piz Boè. In zona si trova anche il fuoripista della Val Lasties, che si conclude sulla strada che corre tra i passi del Pordoi e Sella. Rigorosamente riservata ai più esperti è la ripidissima discesa della Val Setus. Le proposte di fuoripista presenti sulle Alpi sono moltissime ed è impossibile rendere conto di tutte. Ma la vera sfida non riguarda oggi né la profondità della neve, né la ripidezza del pendio: riguarda la sicurezza.

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