Fotografare in viaggio

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Come documentare un viaggio, come preparare una vacanza anche dal punto di vista della cattura dell’immagine, cosa fare o evitare: i consigli del grande "pro" toscano.

Gira il mondo per lavoro con una macchina fotografica a tracolla, ma quando si tratta di scegliere la vacanza ideale lascia i ferri del mestiere a casa e parte per Bali, un’isoletta greca o Porto Seguro in Brasile.

Come documentare un viaggio, come preparare una vacanza anche dal punto di vista della cattura dell’immagine, cosa fare o evitare: i consigli del grande "pro" toscano.

Gira il mondo per lavoro con una macchina fotografica a tracolla, ma quando si tratta di scegliere la vacanza ideale lascia i ferri del mestiere a casa e parte per Bali, un’isoletta greca o Porto Seguro in Brasile.

Andrea Pistolesi , fotoreporter fiorentino specializzato in reportage di viaggi, ci rivela i luoghi nel mondo dove trovare la luce migliore e ci dà alcuni consigli per perfezionare il nostro album delle vacanze. La sua Sicilia è tra i 25 luoghi più fotogenici del pianeta citati dal sito Pophpoto

Quali sono i suoi set fotografici preferiti?
"Per lavoro prediligo luoghi con situazioni umane molto intense. In tempi recenti direi la Birmania, alcune parti dell’India, il Brasile e la Sicilia dove ho svolto un lavoro sulle manifestazioni religiose. Negli ultimi tempi però ho trascorso molto tempo in Asia (nella foto, un’immagine scattata da Pistolesi in Vietnam), sette mesi solo a Bangkok. L’Asia è l’unico continente che può competere con l’Europa dal punto di vista culturale, ma mentre l’Europa è oramai un museo, l’estremo oriente è vivace e quindi più interessante: quello che lì succede in un giorno, da noi accade in un anno".

Qual è il modo più efficace per raccontare un viaggio?
"Per i primi 10 anni della mia vita sono stato un fotografo paesaggista, poi sono passato agli esseri umani. In un’epoca in cui veniamo costantemente bombardati da immagini televisive la fisionomia di un luogo ce l’hanno in mente tutti, quindi non ha più senso raccontare un viaggio solo in termini di panorama. Ciò che conta è l’elemento umano, con cui devi interagire, e la storia che vuoi raccontare".

La foto esiste già nella sua mente o nasce nell’istante in cui scatta?
"Come tutti parto con un’idea in testa, un tema che ho visto in un viaggio passato o che ho trovato documentandomi sulla mia destinazione a questo si deve aggiungere il bagaglio culturale e gli schemi mentali che ognuno si porta appresso. Nel momento in cui arrivi devi adattare le tue aspettative alla realtà contingente, è un lavoro in evoluzione e l’idea iniziale può essere stravolta. Quindi il viaggio va organizzato e alcuni eventi previsti in anticipo, ma le situazioni vanno interpretate all’istante e in quel momento si basa tutto sull’esperienza". 

Lei è noto per la sua ricerca nell’uso delle luci, quali sono i luoghi con la luce più magica?
"La Patagonia, la Nuova Zelanda e la Tasmania, per un motivo fisico: sono a sud, c’è molto meno inquinamento e la luce è più nitida. Da giovane guardavo gli scatti dei grandi fotografi americani e mi chiedevo come riuscissero ad ottenere certi effetti, poi sono andato negli Stati Uniti e ho capito: il segreto era la luce naturale. Ansel Adams (fotografo americano del bianco e nero n.d.r.) venuto in Europa per una conferenza si è chiesto come i fotografi locali riuscissero a scattare perché la luce era impossibile".

Un fotografo che gira il mondo per lavoro dove va in vacanza?
"Bali, le isole greche e Porto Seguro in Brasile, purché fuori stagione. Inoltre nei posti dove mi piace stare cerco di andare senza macchina fotografica".
E ora qualche consiglio per i neofiti. Qual è la vacanza ideale per portarsi il teleobiettivo? E dove usare il grandangolo?
"Il teleobiettivo è perfetto per un safari in Africa. Il Botswana credo sia la meta migliore. Il grandangolo invece è indispensabile per immortalare un paesaggio, ma è molto utile anche per fotografare le persone anche perché ti costringe ad avvicinarti ad esse e quindi devi entrare in relazione con loro. Attenzione però a non deformare l’immagine altrimenti si crea innaturalezza. Un grandangolo di 28 mm o 35 mm può andare bene".

Cosa può fare un fotografo in erba o anche un semplice viaggiatore per riempire il suo personalissimo album delle vacanze con scatti che non siano proprio banali?
"Prima di partire suggerirei di guardare delle mostre o dei libri fotografici, non solo sulla destinazione prescelta, ma in generale per avvicinarsi al linguaggio delle immagini. Poi è indispensabile scegliere un tema ristretto. L’errore che si fa è fotografare tutto ciò che ci troviamo di fronte senza selezionare. Se educhi il modo di vedere le cose, quando torni a Parigi smetti di guardare i Bateaux Mouches sulla Senna o la cartolina di Notre Dame e cominci a cercare aspetti più particolari tipo i negozi di libri. Le foto devono essere omogenee per quanto riguarda il soggetto, l’inquadratura e l’orario. E’ più semplice fotografare di mattina o nel tardo pomeriggio, la luce e le ombre aiutano il contrasto e la foto bidimensionale acquista profondità. E poi è indispensabile leggere il libretto di istruzioni della propria macchina fotografica per scoprire tutte le sue potenzialità. Se non la conosci sceglierà lei per te…"

Fonte: www.repubblica.it

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