Filicudi

Una delle isole più selvagge del Mediterraneo, che i neospartani devono scoprire. Dalle case nelle grotte alle stalattiti nel mare.

A Filicudi non si arriva facilmente: assieme ad Alicudi è la più lontana e spartana delle Eolie. Non è mondana come Panarea, né piccola e raccolta come Stromboli; non è per famigliole come Salina. Non ha grandi alberghi, né chissà quali attrazioni.

Una delle isole più selvagge del Mediterraneo, che i neospartani devono scoprire. Dalle case nelle grotte alle stalattiti nel mare.

A Filicudi non si arriva facilmente: assieme ad Alicudi è la più lontana e spartana delle Eolie. Non è mondana come Panarea, né piccola e raccolta come Stromboli; non è per famigliole come Salina. Non ha grandi alberghi, né chissà quali attrazioni.

Eppure conserva il dna dell’anima mediterranea, dove si preferisce il pesce azzurro al sushi, le spiagge di lava agli stabilimenti cool con dj e happy hour. Per apprezzarne il sapore vero, bisogna allontanarsi dalla costa, dalle spiagge di sassi, e salire verso l’alto, curva dopo curva, dove si celano (e si affittano) le dimore più ricercate. Filicudi (protetta assieme alle altre cinque sorelline dall’Unesco), però, non è un’isola per tutti. Spigolosa, aspra e priva di spiagge sabbiose, richiede anche un buon allenamento fisico, perché si cammina parecchio in un continuo saliscendi su vecchie mulattiere e sentieri per raggiungere il mare e le case.

È la più antica delle isole eoliane, nata un milione d’anni fada un vulcano marino, Filicudi è un equilibrato compromesso di scenari selvaggi, tranquillità assoluta e hôtellerie premurosa. Brulla, dominata dal monte Fossa Felci (774 metri), è per la maggior parte disabitata, con un’unica strada principale asfaltata che unisce piccole contrade, collegate da antichi sentieri e vecchie mulattiere, utilizzati ancora oggi dagli isolani e dai turisti. Questo Mediterraneo defilato, dove solo vent’anni fa è stata inaugurata la rete elettrica nelle abitazioni, è presidiato, d’inverno, da circa 300 filicudari mentre, d’estate, sbarcano qui oltre duemila persone. Il modo migliore per prendere confidenza con l’isola è quello di approdare all’Hotel La Canna, piacevolissimo tre stelle dalla tipica architettura eoliana in località Rocca di Ciauli, e lasciarsi andare alla vita semplice, ai panorami da colpo al cuore dalla terrazza, la più bella dell’isola. Sullo sfondo si staglia uno scenario unico: Capo Graziano, Salina, Lipari e Vulcano.

Dalla struttura, gestita dalla famiglia Anastasi, sempre presente con discrezione e prodiga di informazioni, si arriva a piedi alle spiaggette di sassi lungo una mulattiera che corre a fianco dell’hotel (213 gradini). Di tutt’altro genere e stile è Villa La Rosa, a tre metri dall’Hotel La Canna. Molto rustica, ha nove camere, arredate in modo spartano e affacciate su un ampio giardino chiuso, rallegrato da ortensie, fichi, ulivi, oleandri. Un’altra soluzione per una vacanza prolungata, è quella di affittare Casa Monti De Luca (sopra i due alberghi). Si raggiunge a piedi dalla strada asfaltata attraverso una viuzza in salita lunga circa cento metri ed è una delle poche dimore borghesi filicudare a due piani, con facciata liberty del 1910. Per scoprire gli angoli segreti dell’isola, bisogna dimenticare l’auto, lasciarla lungo la strada asfaltata e inoltrarsi a piedi per antichi sentieri. Un incontro da non perdere sull’isola è quello con Marina Klemente, vulcanica artista napoletana, a Filicudi dal 1992. Pittrice, scultrice, decoratrice, vive e lavora in una sorprendente casa-grotta, in contrada Serro. Lasciata la solita strada asfaltata, s’imbocca il sentiero per Zucco Grande (tra i preferiti dagli escursionisti) e dopo 500 metri in parte sconnessi, ma con emozionanti scorci naturali a strapiombo su valloni interni, si arriva nella sua abitazione-atelier.

La fatica della passeggiata è ricompensata sia dalla location, superpanoramica, sia dai lavori di Marina, tutti realizzati con materiali di recupero trovati sull’isola: legni, relitti di ferro, pietre. Per vivere un’esperienza fuori dal mondo, l’artista affitta Grotta Marina, uno dei due anfratti naturali in cui abita e crea, magistralmente recuperato.

Per una cena sul mare, c’è l’informale A Tana: nel menu penne alle mandorle e pescato alla griglia. Più ricercata la cucina siciliana del ristorante La Sirena, dall’altro lato dell’isola, a Pecorini a Mare, ancora un borgo di pescatori con un vecchio emporio che fa da giornalaio e pizzicheria, le reti da pesca tra i vicoli. Sulla terrazza de La Sirena si è cullati dalla risacca del mare che s’infrange a pochi metri, sui ciottoli della spiaggia, mentre si apprezzano calamarata (pasta corta) arrostita con carbonara di tonno e portafoglio di pesce bandiera con melanzane. Dal moletto del paese di Pecorini a Mare partono le barche (per il noleggio ci si può rivolgere a I Delfini e Pellegrino, proprietario della Sirena) che raggiungono le calette trasparenti vicino alla Canna, una sorta di stalattite che fuoriesce dall’acqua per circa 74 metri. Visibile anche risalendo il paese di Pecorini, dal belvedere vicino alla contrada Stimpagnato: la breve passeggiata panoramica (10 minuti) tra la macchia è un must all’ora del tramonto.

Fonte: www.corriere.it

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