Festival etnico a Bergamo

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Esattamente a Chiuduno ha inizio l’unica manifestazione di questo genere che si svolge in Italia. Protagonisti saranno gli Hopi (nativi americani dall’Arizona), i Barì (dall’Amazzonia colombiana), i pigmei della foresta del Camerun, i Rapanui dall’Isola di Pasqua.

Si chiama Lo Spirito del Pianeta, l’unico Festival Etnico in Italia, giunto ormai alla sua nona edizione, con gruppi etnici non professionisti provenienti da tutto il mondo, ma sicuramente custodi di civiltà che stanno scomparendo e testimoni esclusivi di culture che si tramandano oralmente.

Esattamente a Chiuduno ha inizio l’unica manifestazione di questo genere che si svolge in Italia. Protagonisti saranno gli Hopi (nativi americani dall’Arizona), i Barì (dall’Amazzonia colombiana), i pigmei della foresta del Camerun, i Rapanui dall’Isola di Pasqua.

Si chiama Lo Spirito del Pianeta, l’unico Festival Etnico in Italia, giunto ormai alla sua nona edizione, con gruppi etnici non professionisti provenienti da tutto il mondo, ma sicuramente custodi di civiltà che stanno scomparendo e testimoni esclusivi di culture che si tramandano oralmente.

Tutto avverrà, da domani al 7 giugno nel Polo Fieristico di Chiuduno, in provincia di Bergamo, con numerosi spettacoli, tutti ad ingresso gratuito e con una struttura al coperto, che garantirà comunque – assicurano gli organizzatori di “ Sesto Sole” – lo svolgimento della manifestazione, anche in caso di maltempo.

Come sempre verranno allestiti diversi punti ristoro all’interno del Polo fieristico, quasi tutti legati alla cucina etnica. Gli spettacoli che i vari gruppi invitati proporranno al pubblico saranno a base di canti, danze, performance che non sono affatto mere coreografie. Canti e danze che rappresentavano – e rappresentano – momenti fondamentali nella vita di questi popoli. Quest’anno i protagonisti saranno un gruppo di Hopi (nativi americani dall’Arizona), i Barì (dall’Amazzonia colombiana), i pigmei della foresta del Camerun, i Rapanui dall’Isola di Pasqua, un gruppo etnico dallo Sri Lanka, dal Senegal, dal Togo, un gruppo di monaci tibetani, il gruppo scozzese/celtico Saor Patron.

Sul fronte italiano quest’anno lo Spirito del Pianeta apre una finestra apposita alle tradizioni della zona bergamasca; saranno quindi presenti gli Sbandieratori di Urgnano, i Baghet di Mapello, I Gioppini di Bergamo, i Trata Burata di Bergamo, I lingalad di Bergamo. Insieme a loro un gruppo di pizzica del Salento. Ci sono inoltre alcune novità interessanti, soprattutto per i bambini e ragazzi; quest’anno infatti ci saranno ben 5 laboratori permanenti dove sarà possibile fare attività pratiche con Aztechi, Masaai, Celti. 

Ma ecco le novità nel dettaglio:
Aztechi: risveglio dei sensi con musica
Maasai: costruzione di un villaggio in miniatura Maasai in argilla
Bolivia: musica "Il flauto andino" e danze tradizionali
Celti: costruzione di oggetti tradizionali Verrà inoltre allestito un villaggio etnico con artigiani che mostreranno il loro lavoro.

Ci saranno conferenze di approfondimento per capire meglio le culture dei popoli presenti al festival. Inoltre, domenica 31 maggio ci sarà la giornata dedicata alla memoria delle popolazioni indigene del mondo.

I GRUPPI DELLO SPIRITO DEL PIANETA

Dall’Europa.

SAOR PATROL (Scozia) La cornamusa, considerata strumento nazionale, accompagna le note di un gruppo che con la sua grinta e con i suoi tamburi sa farci respirare ogni volta l’aria della Scozia, quella vera: gli Saor Patrol. Dal gaelico, il nome di questo gruppo letteralmente significa "la pattuglia della libertà" (saorsa è la parola gaelica che indica il concetto di libertà). Questo perchè non si tratta di un gruppo meramente musicale: gli Saor Patrol (Clan Clanranald) sono portatori culturali di una tradizione antica che ha bisogno di impegno e dedizione per sopravvivere. Da più di 10 anni il progetto è quello di realizzare un villaggio celtico nei pressi di Edimburgo, per poter trasmettere a tutti e soprattutto ai più giovani l’amore per il proprio passato. Il gruppo è composto da 5 musicisti e 2 ballerine, due cornamuse e tre tamburi, le cornamuse con due linee, i 3 tamburi con microfoni, più 2 microfoni traduzioni.

TRATA BURATA (Italia) "Trata Burata" è un progetto che vuole valorizzare la musica e i canti della tradizione. Nella formazione attuale, composta da Giusi Pesenti (voce e percussioni), Gian Pietro Vanalli (chitarra), Marco Golia Cattaneo (organetto diatonico, tastiere ed armonica), Stefano Carminati (flauti e voce) Alberto Rota (cornamusa, flauti, violino e mandolino), Maurizio Barba (chitarra, voce, percussioni). Ora "Trata Burata" presenta brani della tradizione celtica, cercando di darne un’interpretazione fresca, ma che comunque sia in armonia con lo spirito dei brani originali.

LINGALAD (Italia) Da Tolkien ai Segreti della Natura. Una storia curiosa e unica quella dei Lingalad: gruppo italiano indipendente che suona in giro per il mondo (New York, Toronto, Bruxelles, Amsterdam…), ma ancora poco conosciuti alle masse in Italia . Invitati in Canada a suonare alla prima mondiale del film “Il Signore degli Anelli” di Peter Jackson, dal 2000 ad oggi hanno realizzato quattro cd e un dvd. I Lingalad conducono gli spettatori dei loro concerti in un viaggio attraverso un mondo in cui uomo, natura e fantasia sono ancora legati da un rapporto emotivo profondo e sincero. Informazioni 

Dall’Africa

LIONS OF AFRICA (gruppo naz. Senegal) Si racconta che un uomo mentre era alla ricerca di cibo per la famiglia venne assalito da un leone sul quale però ebbe la meglio . Al ritorno al villaggio fu accolto dai Griot con tamburi e danze. Purtroppo sia lui che i figli in alcuni momenti prendevano le sembianze di leoni i quali venivano ammansiti con una cerimonia rituale detta SIMB. Di fatto “I Leoni d’Africa” sono un gruppo di artisti che coinvolgeranno attraverso la magia del loro coloratissimo folklore, tradizione , cultura, danze ed alte magie, acrobazie e ritmi. Essi possono essere ambasciatori ufficiali della cultura del Senegal e hanno la responsabilità di esibirsi e accogliere tutti i dignitari in arrivo nel loro paese intrattenendoli : cantando, suonando strumenti, recitando storie, raccontando favole. Per tradizione solo il Griot può rivolgersi al pubblico ed è il percussionista di uno degli strumenti suonati; i “ Tambala”, “Sabar” e “Xine”.

PIGMEI (Foresta Camerun). Si racconta che un uomo mentre era alla ricerca di cibo per la famiglia venne assalito da un leone sul quale però ebbe la meglio . Al ritorno al villaggio fu accolto dai Griot con tamburi e danze. Purtroppo sia lui che i figli in alcuni momenti prendevano le sembianze di leoni i quali venivano ammansiti con una cerimonia rituale detta SIMB. Di fatto “I Leoni d’Africa” sono un gruppo di artisti che coinvolgeranno attraverso la magia del loro coloratissimo folklore, tradizione , cultura, danze ed alte magie, acrobazie e ritmi. Essi possono essere ambasciatori ufficiali della cultura del Senegal e hanno la responsabilità di esibirsi e accogliere tutti i dignitari in arrivo nel loro paese intrattenendoli : cantando, suonando strumenti, recitando storie, raccontando favole. Per tradizione solo il Griot può rivolgersi al pubblico ed è il percussionista di uno degli strumenti suonati; i “ Tambala”, “Sabar” e “Xine”.

NDEBELE (Montagne Sudafrica). Gli Ndebele o Amandebele, sono un popolo che appartiene al più ampio gruppo degli Ngoni, stanziati nell’Africa meridionale. Essi sono una delle due etnie principali dello Zimbabwe e presenti nel Sud Africa; e grazie al forte senso di identità sociale e al valore attribuito ai legami di parentela, sono riusciti a mantenere le proprie tradizioni. I villaggi sono costituiti da capanne di fasce di erbe e di legname a forma di arnia; vengono costruiti sulle colline in prossimità di pascoli e terreni fertili. Ogni tribù ha un capo, eletto dagli anziani. Durante le feste i guerrieri indossano vestiti ornati di ricche piume, pelli di animali selvaggi, collane, bracciali di vetro o di metallo, le donne, se molto giovani, si limitano a un piccolo grembiule di pelle, se sposate indossano una vera e propria gonna di pelle di bue trattata con grasso di animale; si ornano le braccia, le gambe e il collo con anelli di bronzo e rame, simbolo di fedeltà e legame con il marito.

NYATEPE (Togo). Il gruppo Nyatepe (verità in lingua EWE’) è stato fondato il 29 febbraio 2000 da Calixte Kokou Hountondji; i componenti del gruppo sono ragazzi e ragazze provenienti dalla periferia di Lome, capitale di Togo e di altre nazionalità. Essi hanno come obiettivo principale, la salvaguardia delle culture tradizionali, musicali e artigianali del Togo in particolare, e dell’Africa in generale. Il gruppo si esibisce con rappresentazioni di antiche danze rituali e cerimonie tradizionali, spettacoli di marionette per bambini e adulti di cui il vodoo è la matrice culturale, i musicisti suonano strumenti fabbricati dal Gruppo stesso e accompagnano i ballerini con ritmi tradizionali. Gli stessi indossano diversi vestiti a seconda della danza. Descrizione di alcune danze: TCHEBE : è una danza eseguita da trampolieri. T BOL : è la danza del fuoco. EGUN : è una danza mascherata. IDJOMBI : è una danza eseguita nelle grandi feste. SAKPATA : è una danza rivolta al Dio della terra.

 Dall’America del Nord

INDIANI D’AMERICA (Arizona). Gli Indiani Hopi vivono negli aridi altopiani dell’Arizona. Sono i più vecchi abitanti di questo territorio, considerati anche di altri popoli indiani, detentori di una saggezza profonda e conoscitori di segreti che superano la normale percezione delle cose. Il più vecchio villaggio continuamente abitato negli Stati Uniti è Old Oraibi, situato in cima alla terza mesa. Una tribù estremamente spirituale, legata alla sua terra, alle sue tradizioni, alle sue scenografiche danze ed alle sue intense cerimonie religiose. La vita di questo popolo ruotava intorno ai temuti e riveriti KISCINA, spiriti delle forze invisibili e legati al ciclo annuale delle stagioni. Per le bambine Hopi ricevere in regalo la bambola Kachina ha un significato molto importante in quanto esse rappresentano la personificazione degli spiriti che garantiscono la pioggia, il raccolto, la selvaggina e proteggono la tribù. Per gli Hopi ogni oggetto è sacro e conta del massimo rispetto e dignità. Sono circa 13.000 distribuiti su 13 villaggi. Il gruppo che li rappresenta si chiama Hopi Sinom Dance GROUP of PHOENIX.

Dall’America del Sud

INDIOS BARI (Colombia / Venezuela). I Motilòn / Bari sono un gruppo etnico della Columbia e del Venezuela, con una popolazione stimata di circa 3136 persone. Principalmente di fede animista parla la lingua Motilon. L’etnia è stanziata nelle foreste dell’alto Catatumbo; vivono allo stato nomade, raggruppati in 417 famiglie della famiglia ARAWAK, sono uno dei gruppi amerindi più arcaici. La Terra, l’acqua, la selva danno al Bari la forza, la sapienza, il sostento di cui ha bisogno per vivere. Los Motilòn per onorare lo Natura per la ricchezza che dà loro, La ricambiano con canti, danze e lavoro. Gli uomini Bari si dedicano alla caccia , le donne Bari alla coltivazione e ai lavori domestici.

RAPA NUI (Isola di Pasqua) Il gruppo TE HONO RAU Secondo la tradizione di questo popolo , la loro terra fu scoperta dal sogno di un uomo che si chiamava Haumaka.Il suo spirito trovò quest’isola all’alba e la chiamò Te lito (l’ombelico del mondo) . Da molti anni gli scienziati cercano di scoprire l’origine dei loro antenati, popolo di grandi Navigatori, Astronomi, Scultori, Guerrieri, Incisori. Politicamente appartengono al Cile dal 1888, cioè le tradizioni e la cultura cercano di sopravvivere a 120 anni di occupazione; una lingua straniera diversa e una mentalità diversa. L’obiettivo più importante è la conservazione della lingua Maori e la loro identità. I membri di questo gruppo sono tutti MAORI RAPA NUI polinesiani dell’Isola di Pasqua e rappresentano la loro cultura attraverso spettacoli teatrali e di “pittura corporale”, canti, danze KOKO e poemi antichi.

 Dall’Asia

MONACI TIBETANI (Tibet). I Monaci provengono dal Monastero di Gaden Jangtse, in India, che è uno dei maggiori insediamenti della Comunità Tibetana in esilio. Attualmente, il Monastero di Gaden ospita una popolazione di circa 2500 monaci e quotidianamente deve fronteggiare situazioni di emergenza legate alla fornitura di cibo e all’assistenza sanitaria, a causa del continuo esodo dei Tibetani in fuga dal loro Paese. I Monaci che porteranno in giro per l’Italia (aprile 2008/marzo 2009) una mostra itinerante di thangka buddhisti si prefiggono di raggiungere i seguenti scopi: 1) raccogliere fondi per i problemi alimentari che il Monastero di Gaden Jangtse quotidianamente deve affrontare a seguito delle incessanti ondate di profughi in arrivo 2) far conoscere gli aspetti più affascinanti e antichi della storia millenaria del Tibet attraverso una delle espressioni artistiche più suggestive della sua cultura, i thangka buddhisti 3) sostenere attraverso un evento di grande respiro i diritti civili del popolo tibetano sistematicamente calpestati da quasi 50 anni, valorizzando le sue più antiche e suggestive tradizioni. 4) sensibilizzare il grande pubblico sulla necessità di una educazione alla pace, al rispetto della diversità, ai valori più alti di etica e giustizia.

SUDHARSHANA SRI DANCING GROUP (Sri Lanka). Nasce nel 2000, nella città di Milano. Essa è la prima scuola di danza cingalese e indiana in Europa. Questo gruppo nasce grazie alla straordinaria volontà e sacrifici di Sudharshana, il quale mette a disposizione della comunità cingalese tutta la sua conoscenza ed esperienza di ballerino e fotografo. Primo obiettivo di questo corso fu quello di riavvicinare i giovani dello Sri Lanka, nati in Italia, alla tradizione e alla cultura del proprio paese. Il cammino di questo gruppo fu facilitato dal fatto che esso è completo, sia a livello folcloristico cingalese che indiano. Come l’India, anche lo Sri Lanka offre diversi tipi di danza tradizionale: Bartha natium, Kathak, Bollywood, Udarata Pahatharata, Sabaragamu, ecc… Sudharshana Sri Dancing Group è un intreccio di culture e tradizioni che mette insieme danza, musica, arte, movimento ed evoluzione.

INFOLINE: 347-5763417
www.sestosole.org  
www.lospiritodelpianeta.it  

Fonte: www.repubblica.it

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