Erbe selvatiche nelle Marche

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Chi si trova a fare le vacanze nella provincia di Ascoli Piceno non dovrebbe sfuggire al… richiamo di un turismo del tutto nuovo: andare per erbe. È questa una delle ultime, interessanti attrattive (meglio sarebbe dire ‘forme educative’) del turismo verde. Quello cioè che poggia sull’agriturismo, sempre più ricercato da tanti italiani e ancor più dagli stranieri.

Chi si trova a fare le vacanze nella provincia di Ascoli Piceno non dovrebbe sfuggire al… richiamo di un turismo del tutto nuovo: andare per erbe. È questa una delle ultime, interessanti attrattive (meglio sarebbe dire ‘forme educative’) del turismo verde. Quello cioè che poggia sull’agriturismo, sempre più ricercato da tanti italiani e ancor più dagli stranieri.
Ben pochi avrebbero pensato tanti anni fa – quando con agriturismo s’intendeva lo scambio di prestazioni tra chi offriva l’alloggio e chi le braccia per brevi periodi – che questo modo di fare le vacanze si sviluppasse fino ad essere prescelto rispetto ad altre sistemazioni logistiche.

Non di rado chi va a visitare le città d’arte o ad assistere a manifestazioni artistiche ama soggiornare in strutture che offrono tante comodità fuori dei centri urbani.
Oltre che dello spirito – in tal modo – la vacanza è anche ristoratrice per il corpo. Secondo la scienza medica, per stare bene in salute, ognuno di noi dovrebbe camminare dai trenta ai sessanta minuti al giorno, accompagnando il tutto con una sana (oggi è di moda il biologico) genuina alimentazione.
A questo sono da aggiungere le passeggiate tra gli agriturismi e i boschi per scoprire quelle piante selvatiche (o quasi) che cucinate permettono di mettere sul desco piatti dai sapori accattivanti e quasi, fino ad ieri, inimmaginabili.

“Questo nuovo modo di fare turismo è venuto –come spiegato da Piero Bisconti, Assessore al Turismo del comune di Monte San Pietrangeli – per caso. Parlando coi villeggianti c’è stato chi ha lanciato l’idea di raccogliere quelle piante, quelle foglie e quei frutti di cui è ricca la nostra campagna per renderli commestibili, magari mettendo mano a delle ricette finite in fondo a delle cassapanche quasi abbandonate e a dei vecchi bauli”.
Quando a tutto questo si aggiungono l’ingegno e la laboriosità degli abruzzesi non c’è da meravigliarsi se oggi tanti turisti e occasionali viaggiatori non manchino agli appuntamenti che da marzo vanno ai primi di dicembre e che hanno luogo nei cinque comuni del comprensorio.
Ogni paese ha dato un nome alle proprie manifestazioni. Quelle che si svolgono (dal 16 marzo al 27 aprile) a Monte San Pietrangeli hanno per titolo “Erba gustando”; quelle di Francavilla d’Ete (dall’11 maggio al 6 giugno) si rivolgono ai “Cuochi in erba”.
“Le erbe del gusto e dei misteri” di Smerillo, comune di 251 abitanti, si tengono dal 21 giugno al 5 luglio. “Le erbe dei saperi e dei sapori” tengono banco dal 5 settembre al 4 ottobre a Montefiore dell’Asso mentre il comune di Petrioli dal 25 ottobre all’8 dicembre con “Erba olio” chiude gli incontri di quest’anno.

A parte i convegni e i mercati delle erbe spontanee è il caso di ricordare gli incontri degustativi che all’ora di pranzo permettono di consumare dei menù a base di erbe in diversi agriturismi e ristoranti locali inseriti nei pacchetti turistici con circuiti ad hoc. Ma il punto cardine resta la ricerca e, si può aggiungere, la scoperta di piante e di erbe alle quali fino ad ieri pochi di noi avevamo prestato attenzione.
Sempre nel comune di Monte San Pietrangeli per questo è sorta l’Accademia delle Erbe e Piante Spontanee. Essa organizza dei corsi per il riconoscimento delle Erbe Spontanee abbinando lo studio del terreno, le zone di raccolta e il periodo nel quale deve essere fatta. Inoltre chi segue i corsi impara anche a conoscere la struttura delle parti della pianta: dalle radici, al fusto, alle foglie, ai fiori (quando non ai frutti) e ai semi.
Oltre a ricordare le funzioni terapeutiche di molte “piante selvatiche” l’Accademia insegna l’uso che di esse se ne fa nella cosmetica e nel settore gastronomico precisandone anche il valore nutrizionale ed enologico.
Ma i suoi corsi sono anche d’insegnamento per non dimenticare, in un mondo dove tutto viene rapidamente travolto, la nostra storia e le abitudini tramandateci dai nostri antenati che facevano un grande uso di questo patrimonio verde.

Se tanto la margherita che la malva possono essere utilizzate per delle ottime insalate quanti, per esempio, sanno che le foglie delle prime possono essere impiegate nelle frittate o lessate con altre erbe per dei sani contorni mentre la seconda può essere impiegata per fare degli ottimi risotti e delle buone minestre?
Di esempi come questi se ne possono fare a decine pertanto non c’è da meravigliarsi se nei menù locali troviamo i rigatoni al finocchio selvatico o gli spaghetti all’alloro. Stessa cosa per i secondi con lo spezzatino alla cicerbita e tarassaco e i dolci formati da una crostata di more di gelso e di frutti selvatici.

L’agriturismo abruzzese, sostenuto in questa esperienza dalle amministrazioni locali, ha aperto dunque una nuova strada?
Dopo le strade del vino e quelle gastronomiche e artigianali siamo alle passeggiate in campagna con l’aggiunta non solo di respirare aria pulita ma di arricchire con la scoperta delle piante selvatiche anche un modo nuovo, genuino, di mangiare: tornando a gustare dei sapori che avevamo perso.

Fonte: www.masterviaggi.it

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