E’ partita la Biennale di Venezia

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VENEZIA – Il lavoro degli artisti è tornato al centro dell’attenzione: con queste parole il presidente della Biennale Davide Croff ha dato il via davanti al Padiglione Italia alla cerimonia di inaugurazione della 52esima Esposizione Internazionale d’Arte. Croff ha ricordato che, insieme al direttore artistico Robert Storr, «per realizzare questa esposizione abbiamo volutamente compiuto un percorso più lungo e articolato del consueto, che ha dato il risultato più importante: al centro dell’attenzione, è tornato infatti il lavoro degli artisti».

VENEZIA – Il lavoro degli artisti è tornato al centro dell’attenzione: con queste parole il presidente della Biennale Davide Croff ha dato il via davanti al Padiglione Italia alla cerimonia di inaugurazione della 52esima Esposizione Internazionale d’Arte. Croff ha ricordato che, insieme al direttore artistico Robert Storr, «per realizzare questa esposizione abbiamo volutamente compiuto un percorso più lungo e articolato del consueto, che ha dato il risultato più importante: al centro dell’attenzione, è tornato infatti il lavoro degli artisti».

PADIGLIONE ITALIA – Dopo aver ricordato che una importante novità di quest’anno è il debutto del Padiglione Italiano all’Arsenale, Croff ha rivolto un apprezzamento al direttore Storr: «È il primo curatore statunitense che dirige una Biennale, ma nell’ideare e allestire questa esposizione ha parlato con competenza e passione la lingua della comunità internazionale dell’arte. E la comunità dell’arte lo ha contraccambiato con rispetto e passione». Tra gli altri interventi, quello del ministro del Lavoro Cesare Damiano, dal sottosegretario ai Beni Culturali Danielle Mazzonis, e dello stesso Storr.
I SENSI E LA MENTE – Quella di quest’anno è l’esposizione più vasta e articolata della lunga storia della Biennale; una rassegna, intitolata «Pensa con i sensi – senti con la mente. L’arte al presente», che vede la partecipazione di 76 padiglioni nazionali e di 34 mostre collaterali che parla «la lingua universale e pacifica dell’arte». Storr ha evidenziato i fili conduttori della mostra sottolineando che la Biennale deve sapersi rivolgere anche al grande pubblico. «Voglio dimostrare – ha detto – che non è una fiera d’arte» ma dare espressione alla volontà di una Biennale aperta al pubblico, ad un pubblico che può così toccare, attraversare, vedere l’arte contemporanea».

CELANT CRITICO – Di tutt’altra idea Germano Celant, curatore del Guggenehim Museum di New York, che definisce la Biennale 2007 «imbalsamata, fredda, analitica, senza energia» e aggiunge che sono invece «vitali i padiglioni che rappresentano le culture emergenti: Russia e Cina». Secondo Celant tra le partecipazioni nazionali è interessante anche il padiglione argentino. Invece «la mostra internazionale al padiglione Italia – aggiunge – è imbalsamata, l’oggetto che ne viene fuori è come un sarcofago, dove il corpo dell’arte è fasciato, bloccato, avvolto in muri bianchi che sono le bende, un oggetto senza energia e svuotato di tutto. Una mostra asettica, fredda, senza passione. Con tre anni di lavoro alle spalle Storr avrebbe potuto tirare fuori qualcosa di più aggressivo, vitale, polemico». «Le mostre collaterali sono più interessanti: da una parte – spiega Celant – c’è il freddo dei Giardini e dell’Arsenale, dall’altra il momento caldo della città di Venezia e del lavoro veramente integrativo e nuovo svolto dagli artisti, nelle mostre di Joseph Kosuth, Bill Viola, la mostra al museo Fortuny ed Emilio Vedova nella Fortezza».

OMAGGIO A VEDOVA – Con la mostra dedicata a Emilio Vedova ha riaperto i battenti ai giardini della Biennale, dopo 30 anni, il Padiglione Venezia. «È un numero zero, ma fatto molto bene» ha detto il presidente del Veneto Giancarlo Galan, che ha ricevuto i ringraziamenti dal sindaco di Venezia Cacciari e dal presidente della Provincia Zoggia, per l’impegno economico sostenuto. Nel padiglione Venezia, oltre ai dipinti di Vedova, ci sono anche sei grandi opere di George Baselitz che l’artista tedesco ha realizzato appositamente per questo «dialogo» con il maestro veneziano, scomparso un anno fa.

PREMIO ALLA CARRIERA – Il Leone d’oro alla carriera è stato assegnato al fotografo del Mali Malick Sidibè. «Nell’Africa dell’era post colonialista nessun artista è stato più attivo nell’accrescere l’importanza della fotografia nel continente, così come nel contribuire alla sua storia, all’arricchimento del suo archivio fotografico e all’affinamento della nostra conoscenza dei toni e delle trasformazioni che hanno caratterizzato la cultura africana tra la seconda metà del ventesimo secolo e l’inizio del ventunesimo» si legge nella motivazione proposta da Robert Storr e approvata dal Cda della Biennale. «Questo premio – ha detto Sidibè – onora tutti i fotografi del mondo, onora il Mali e onora me».

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