E a Cipro l’ estate continua

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È la più contesa delle dee, desiderata da interi arcipelaghi e mari. Venere ha una casa anche a Cipro, forse la più bella. Petra Tou Rmiou, è la Roccia di Afrodite, laddove, secondo i ciprioti, nacque la più seducente dell’Olimpo. È qui, a sud dell’isola, a 30 chilometri da Pafos, la lingua di pietra e ciottoli che ha tutta la luce e la meraviglia per potersi dire luogo del mito.

È la più contesa delle dee, desiderata da interi arcipelaghi e mari. Venere ha una casa anche a Cipro, forse la più bella. Petra Tou Rmiou, è la Roccia di Afrodite, laddove, secondo i ciprioti, nacque la più seducente dell’Olimpo. È qui, a sud dell’isola, a 30 chilometri da Pafos, la lingua di pietra e ciottoli che ha tutta la luce e la meraviglia per potersi dire luogo del mito.

Cipro non è solo l’isola della grande estate, solamente del tempo del solleone, perché la stagione dolce dura fino al tempo d’autunno. Fino a ottobre inoltrato si nuota in acque azzurre tenute da una scogliera bianco candido.
L’isola è brulla, ma i mirti e il ginepro ricoprono le montagne a ridosso della lingua d’arena della Riserva naturale che ha un nome di donna e si chiama Laura: siamo ora a sud ovest, nella piccola regione di Akamas. Ci si arriva solo in fuoristrada perché il percorso è sabbioso e a volte dissestato dall’acqua e dal vento, quello stesso vento che disegna centinaia di striature a tinte tenui sulle pareti della costa.

La Riserva Laura è ricca di sabbie che si sono originate con i minerali più disparati. C’è molto ferro che conferisce al terreno un brillante color rosso porpora. Da qui si può raggiungere il villaggio di Pano Arodes con la chiesa bizantina dedicata al patrone del paese, Kalandrino: la maggior parte dei bambini del villaggio è stata battezzata proprio col nome dal santo. Si può poi proseguire per la Coral Bay, dove sorgono centinaia di ristoranti e alberghi.

A volte i centri turistici di Cipro hanno poco spazio per il silenzio e le atmosfere ovattate: a Pafos ci sono ristoranti cinesi, brasiliani, indiani e italiani, e troppi pub frequentati dagli inglesi. E sono proprio gli inglesi a costituire la gran parte del turismo che è però anche tedesco e francese. Basta poco, però, per allontanarsi dal caos. A Fiti, paesino ai piedi dei Monti Troodos, le vecchie e tipiche case in pietra gialla sono state abbandonate da molte famiglie turche che dopo la divisione dell’isola, nel 1974, in zona greca e in zona asiatica, si sono spostate a nord. È dal nord, invece, che in quella stessa occasione, 200.000 greco-ciprioti sono stati sfollati. Ma nonstante la sensazione diffusa di abbandono, è ancora viva la basilica bizantina e il piccolo Museo del Folklore col suo telaio. Sono ancora esposti i rastrelli dei contadini, e anche le loro scarpe. A Fiti la tessitura e il ricamo hanno una lunga storia. Qualche donna tesse ancora gli abiti e le tovaglie per la tavola della domenica, giorno in cui si mangia la suvla d’agnello.

Andando verso su, ci sono i villaggi che prendono sempre più l’aspetto del luogo di montagna: Arsos, Koilani, Vouni. Da queste parti si producono il buon vino e l’ottimo olio ciprioti. Nei cortili delle case si vedono i vecchi macinini, nelle cucine le pentole in rame: il rame è stata una grande risorsa mineraria dell’isola. Nelle piazzette si vedono le cassette usate dai postini perché le lettere non vengono recapitate in casa ma imbucate lì, per strada.
I piatti di Cipro sono a base di meze di pesce quando si è al mare, e di meze di carne quando si è all’interno dell’isola. Meze sta per decine di piatti e piattini pieni di calamari, orate, seppie, polpi e gamberi. Oppure agnello, patate, zucchine squisite e salsicciotti. Tra gli antipasti non manca la salsa di sesamo profumata d’olio autoctono. Tra i dolci mielosi c’è la melanzana sciroppata, la noce di Cipro zuccherata e il kateifi pieno di nocciole.

L’archeologia si manifesta tra i resti del Tempio di Afrodite, e andando avanti nei tempi, tra i mosaici delle ville romane di Pafos, prima fra tutte la Villa di Dioniso con opere musive che riproducono sequenze di fiere cattive, geometrie policrome, e inneggiamenti a Bacco e ai suoi vini. Ci sono anche scene di ubriachi poco consapevoli degli effetti del buon vino cipriota. E ancora Narciso che si specchia nella sua immagine.

Per tornare al fresco si torna in montagna, dove l’aria si fa agreste e invece dei pescatori s’incontrano i pastori e i contadini tra i vigneti, gli ulivi profumati, e i frantoi. Dove si ricomincia a sentir parlare il greco invece dell’inglese, dove gli uomini hanno le loro taverne, e dove le donne restano ancora in casa a far le mamme e le mogli.

Fonte: www.lastampa.it

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