Dubrovnik

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Per chi arriva in macchina, dopo una lunga strada di curve e salite, di verde scuro della vegetazione e di blu profondo dell’Adriatico, il ponte Tito, sul fiordo del fiume Ombla, sembra una struttura provvisoria. Insignificante nonostante la forma slanciata, anonimo e grigio, nulla ha a che vedere con il paesaggio che lo precede e nemmeno con quello che viene dopo. Ma è un pegno da pagare alla modernità per arrivare, dopo il porto di Gravosa (Gruz), ad una delle città più spettacolari della costa dalmata: Dubrovnik, l’antica Ragusa, che appare sotto, all’improvviso, dalla strada che corre alta sul mare.

Per chi arriva in macchina, dopo una lunga strada di curve e salite, di verde scuro della vegetazione e di blu profondo dell’Adriatico, il ponte Tito, sul fiordo del fiume Ombla, sembra una struttura provvisoria. Insignificante nonostante la forma slanciata, anonimo e grigio, nulla ha a che vedere con il paesaggio che lo precede e nemmeno con quello che viene dopo. Ma è un pegno da pagare alla modernità per arrivare, dopo il porto di Gravosa (Gruz), ad una delle città più spettacolari della costa dalmata: Dubrovnik, l’antica Ragusa, che appare sotto, all’improvviso, dalla strada che corre alta sul mare.

Il vecchio nucleo monumentale (Stari Grad) si abbraccia tutto con un solo colpo d’occhio. L’Unesco l’ha inclusa nel suo Patrimonio dell’Umanità per la cerchia ininterrotta di mura fortificate, che vanno dalla terra e fino al mare, e per suoi i gioielli architettonici rinascimentali.

La città va visitata tutta a piedi, entrando da porta Pile, che è sorvegliata dalla severa statua del protettore, San Biagio. Inizia qui il salotto cittadino, lo Stradun, pavimentato con pietre irregolari consumate dal tempo e circondato da case che, per contrasto sembrano bianchissime. La Fontana Grande di Onofrio, serbatoio che un tempo portava l’acqua agli abitanti, è una sosta obbligata prima del massiccio convento dei Francescani. Dal convento si sale per la scala che porta al camminamento sulle mura. Due chilometri di passeggiata, gli stessi che nel Medioevo percorrevano le ronde.

Le dodici torri quadrangolari sembrano ancora antiche sentinelle che vegliano sulla sicurezza della città, proteggendola dai pericoli proveniente dal mare e dalle montagne. La più bella e meglio conservata è la possente Torre Miceta, sul lato nord della città: fu costruita nel 1461, su progetto di Michelozzo Michelozzi, architetto rinascimentale italiano. Oltre alle torri, altra testimonianza difensiva della città sono i cinque possenti bastioni, i due forti angolari e le fortezze, tra queste, il Forte San Giovanni, che oggi ospita il Museo del Mare e l’Acquario. 

La cultura e la storia italiane sono passate di qui. La città fu fondata nel VII secolo dagli abitanti di Epidaurum che fuggivano dai barbari e, in seguito seguì l’esempio dei comuni italiani, liberi economicamente e politicamente: con il Liber statutorum civitatis Ragusii del 1272. Di quell’epoca è rimasta testimonianza nello stemma cittadino che ostenta la parola "Libertas". Libera, Dubrovnik, rimase a lungo, anche durante le sanguinose guerre tra Venezia e i Turchi. Capitolò solo di fronte alle armate di Napoleone e per un secolo fu relegata alle periferie dell’Impero Asburgico.

Oggi come un tempo la centralissima Piazza della Loggia (Luza) è il cuore della città. La statua collocata sulla sommità, scolpita da Antonio Ragusino nel 1418, per secoli, con il suo braccio, ha dettato le misure ai cittadini: l’arto dell’eroe (braccio raguseo) era usato come unità di riferimento. Intorno alla piazza i principali monumenti: il Palazzo Sponza con la loggia rinascimentale, la chiesa di San Biagio, il Palazzo dei Rettori che oggi ospita il Museo della Città, la Cattedrale che conserva la Pala dell’Annunziata dipinta da Tiziano. È qui, sotto la colonna del paladino Orlando, che abitanti e turisti si danno appuntamento.

Fonte: www.repubblica.it

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