Dublino

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Quindici anni di boom economico per trasformare la patria di Joyce in una capitale vivace e di tendenza: musei, centri d’arte, vecchi quartieri rinati, ponti avveneristici e architetture ipermoderne.

E’ il Liffey a dividere (non solo geograficamente) Dublino in North e South Side, ma intorno al grande fiume cittadino tutto è cambiato. Architetture ipermoderne, ponti avveniristici, musei e centri d’arte high-tech, vecchi quartieri rinati e periferie emergenti.

Quindici anni di boom economico per trasformare la patria di Joyce in una capitale vivace e di tendenza: musei, centri d’arte, vecchi quartieri rinati, ponti avveneristici e architetture ipermoderne.

E’ il Liffey a dividere (non solo geograficamente) Dublino in North e South Side, ma intorno al grande fiume cittadino tutto è cambiato. Architetture ipermoderne, ponti avveniristici, musei e centri d’arte high-tech, vecchi quartieri rinati e periferie emergenti.

Sono bastati 15 anni di eccezionale boom economico-edilizio per trasformare la millenaria patria di Joyce in una capitale vivace e di tendenza, ritrovo preferito dei giovani di mezza Europa. Per accorgersene basta fare un giro nell’emergente Dublin’s Italian Quarter (Lower Ormond Quay) lungo la riva nord del Liffey, vero e proprio distretto eating & shopping made in Italy dove la concentrazione di giovani under 30 è pari solo a quella di fashion cafè e gourmet-pub, hotel design e boutique di moda rigorosamente italiana.

Non si scherza neanche a Temple Bar, storico quartiere evergreen della capitale, sempre al top (anche se ormai inevitabilmente turistico) per godersi la movida serale e la musica dal vivo nelle strade. L’ex quartiere alternativo degli artisti è stato ‘svecchiato’ proprio con nuove costruzioni stile industriale modernista e caseggiati di cemento armato (come la discussa Central Bank), che per fortuna conserva ancora aspetti e spazi dedicati alla cultura (innovatva) e all’arte (soprattutto contemporanea) che val la pena di vedere. Per esempio l’Irish Gallery of Photography, Meeting House Square, interni essenziali, pochi arredi design e una collezione permanente di opere di fotografi irlandesi del ‘900 con mostre temporanee, bookshop specializzato, scuola di fotografia. Architettura contemporanea, sempre in zona, anche per l’Irish Film Institute (6 Eustace street, & 6793477): super cineteca con varie sale di proiezione, bar-ristorante e una piccola corte interna dove fermarsi a leggere o a riposare. Sempre in centro, tra le vie del design e del passeggio del North Dublin, in O’Connell Street, svetta la discussa The Spire, di Ian Ritchie, una guglia d’acciaio alta 120 metri che ha rimpiazzato la Nelson’s Column fatta esplodere dall’Ira nel 1966. Definita da alcuni un capolavoro di ingegneria contemporanea, e da molti una ‘mostruosità’, ha diviso anche gli abitanti di Dublino in pro e contro. Sempre qui nel North Side, riaperta nel 2006 dopo lunghi lavori di restauro, c’è da vedere la nuova ala della Hugh Lane Gallery (Parnell Square North) che festeggia quest’anno il suo centenario con tre nuove mostre e una Special High lane Exhibition La prestigiosa Galleria municipale d’arte moderna, rinnovata e ampliata con 13 nuovi spazi espositivi (più bookshop e caffetteria di design) ospita anche la ricostruzione dello studio del geniale artista Francis Bacon. All’insegna dell’architettura del XXI secolo anche l’ultramoderna Millennium Wing della National Gallery (Clare Street) con due piani di luminose gallerie per esposizioni temporanee, sala multimediale, bookshop. L’atmosfera della Dublino di una volta contrasta con l’aria del rinnovamento soprattutto nei quartieri più antichi e orgogliosi, ex zone povere e degradate oggi in rapido cambiamento. Come a Liberties, dove la rinascita è stata lenta e difficile, ma negli ultimi anni ha accelerato il passo, soprattutto dopo l’apertura della Guinness Storehouse, (St. James’ Gate) diventata in fretta una vera e propria super attrazione cittadina.

In pratica si tratta di una mostra-museo installati nella vecchia Fermentation House del 1904 dopo una spettacolare ristrutturazione dell’edificio: cinque modernissimi piani in vetro e mattoni a vista, ascensori high tech e vecchie travi di ferro, ma anche bar, coffe shop, ristorante e sale conferenze. Il suo fine di impresa commerciale è innegabile (nessuno resiste all’enorme negozio a piano terra dove, tra T-shirt, cappellini, felpe, portachiavi e ogni tipo di gadget con il celebre brand, le cose che si vendono meno sono paradossalmente proprio birra e bicchieri), ma il luogo è piacevole e divertente, con percorsi che raccontano storia e produzione, sviluppo e campagne pubblicitarie, pensati con intelligenza e ben organizzati. Pezzo fort il Gravity bar circolare sul tetto dove godersi una vista a 360 della città, sorseggiando una pinta (compresa nel prezzo d’ingresso) con regolare schiuma, della stout nazionale. Da un’ex periferia all’altra.

Spettacolare e eloquente per capire i mutamenti della città è la zona dei vecchi docklands (North e South) dove è in atto il più importante progetto urbano di riqualificazione (affidato alla Dublin Docklands Authority) e rilancio della capitale: quello dell’ex area del porto, in un avveniristico quartiere di grattacieli e ponti in acciaio, condomini-design e centri congressi, ma anche modernissimi hotel & Spa, teatri, ristoranti, waterfront cafè, nonchè l’avveniristica U2 Tower nuovo quartier generale e studi di registrazione della famosa band. Il termine dei lavori è fissato nel 2012, ma molto è già stato fatto, soprattutto lungo i Custom House Docks, meglio noti come International Financial Services Centre (IFSC) e molto già si vede. Tra le opere già completate spiccano il Chq tutto in vetro (spazio espositivo e ‘contenitore’ per nuovi locali) ex magazzino di vini e tabacco del 1821, e Grand Canal Square, enorme spazio urbano aperto sull’acqua e progettato dall’americana Martha Schwartz lungo la sponda sud del Liffey tra Sir John Rogerson’s Quay e Pearse Street. L’itinerario può proseguire in riva al fiume, raggiungendo Campshires walk, percorso panoramico pedonale lungo il fiume dove si passeggia o si va in bici scoprendo nuovi monumenti-simbolo che celebrano il passato: The Famine Memorial (1997 dello scultore dublinese Rowan Gillespie) ricorda la grande povertà che costrinse alla massiccia emigrazione del secolo scorso e The Linesman (sulla riva opposta, scultura in bronzo di Dony Mac Manus) la dura vita dei lavoratori portuali. Ultima moda della nuova Dublino sono proprio i ponti-design, commissionati a famosi architetti, che si notano facilmente passando da una riva all’altra.

Si va dal Millennium Bridge (Ormond Quay Lower) in alluminio bronzato, costruito per festeggiare il 2000, al già ultra celebre James Joyce Bridge (Ellis Quay) bianco e futuristico (2003) firmato da Santiago Calatrava, l’architetto catalano del momento che sta lavorando anche a un’altra struttura ipermoderna (il Samuel Beckett Bridge previsto per il 2009) nella zona dei nuovi Docklands. Per godersi il panorama su questo tratto del fiume (da Ormond Quay Lower a Eden Quay) è da non perdere la Liffey Boardwalk, panoramica passeggiata pedonale lungo una passerella in legno che affianca il fiume per 650 metri, con vista proprio sui ponti più belli e tanti piccoli chioschi di ‘coffe to go’. Modernissimo anche l’essenziale ponte-passerella pedonale (2005) Sean O’Casey Bridge dedicato al drammaturgo-umanista della Dublino fine Ottocento lungo la già citata Campshire walk in zona Docklands.

Fonte: www.repubblica.it

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