Dubai, una suite sul deserto

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Si sale, si sale ancora e poi un po’ più su. Un piano dopo l’altro e fa 124. Tutti fuori: catapultati dall’ascensore-navetta nella splendida multivisione (a 360 gradi) offerta dalla Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo, 828 metri di tecnologia mai vista, inaugurata poco più di un anno fa laddove (chissà quando) c’era una distesa di sabbia. Guardate e vi stupirete. Dubai, città-Stato nonché seconda sorella (per grandezza) dei sette emirati che insieme compongono la ricca famiglia degli Emirati Arabi Uniti, è nata per sorprendervi.

Si sale, si sale ancora e poi un po’ più su. Un piano dopo l’altro e fa 124. Tutti fuori: catapultati dall’ascensore-navetta nella splendida multivisione (a 360 gradi) offerta dalla Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo, 828 metri di tecnologia mai vista, inaugurata poco più di un anno fa laddove (chissà quando) c’era una distesa di sabbia. Guardate e vi stupirete. Dubai, città-Stato nonché seconda sorella (per grandezza) dei sette emirati che insieme compongono la ricca famiglia degli Emirati Arabi Uniti, è nata per sorprendervi.

E ci riesce, sempre. Basta osservarla da quassù: la lunga striscia blu sul golfo arabo con le "palme" artificiali (Jebel Ali, Jumeirah, Deira) costruite per strappare al mare terra che non c’era, il deserto rosso, i colossi di acciaio e specchi dalle strane forme, il Creek – il braccio di mare che divide la città vecchia dalla nuova – con il via vai di barche, i mall che ti aspettano a braccia aperte per sedurti con tutto quello che vuoi e ti mostrano ciò che ancora non sai in fatto di shopping internazionale.

Unica, inimitabile, affamata di record, Dubai può farvi innamorare perdutamente o non piacervi affatto, ma restarle indifferenti è impossibile. C’è un pezzo d’Arabia, un frammento d’America, una buona dose di Asia, una scheggia d’Europa ovunque. Lo sceicco Mohammed Al Maktoum ha fatto dello sviluppo turistico e dell’investimento diversificato del denaro petrolifero (e non) il suo credo. La grande corsa all’oro ha segnato un’evoluzione così rapida della multiculturalità e del consumismo che è davvero difficile rintracciare in tanto sfolgorio l’antica radice un po’ persiana e un po’ beduina.
 
Scintilla con le sue 6.600 luci e getti d’acqua che "sparano" 150 metri verso il cielo, la fontana di Dubai (costata 217 milioni di dollari) che accoglie i visitatori all’ingresso del Burj Khalifa, la torre che "At the top" regala a chiunque un’esperienza da raccontare. Brilla come una stella intrappolata tra i vicoli il Deira Gold Souq, il mercato di preziosi più grande della penisola arabica, dove ai gioielli di design si mescolano pietre e ornamenti di ogni foggia. Passeggiate a 22 carati non solo per turisti, dal mondo asiatico arrivano qua anche le ragazze a caccia di corredo. Poco lontano dalle vetrine luccicanti, il Deira Spice Souq satura l’aria con aromi di spezie, incensi, frutta secca e datteri: un inaspettato tuffo nel passato. E siccome sembra che a Dubai tanto si crei (la città è un susseguirsi di cantieri aperti e flussi migratori di manodopera) e poco si cancelli, il mercato delle spezie convive, se pur a qualche centinaia di metri di distanza, con il Dubai Creek Golf & Yatch club dove gli appassionati giocano all’ombra delle palme.

Ma c’è di più, perché a questa latitudine l’addizione è infinita, il primato un obbligo e la smania di conquistare pure. Ed ecco, per esempio, Jumeirah Beach e la sua "Vela", vale a dire il Burj Al Arab, l’hotel più lussuoso del mondo, sette stelle, collegato alla terraferma con un ponte lungo 280 metri, duecento suite, novanta delle quali affittate da Naomi Campbell qualche anno fa per la festa di compleanno. Non sognatevi di prenotare una doppia: non esistono. C’è però un parco-avventura privato e la possibilità di scattare qualche foto all’esterno come souvenir. Semplicissimo, invece, (pagando 120 dirham d’ingresso, circa 25 euro) concedersi un giro nello snowpark del Mall of Emirates, la più grande stazione sciistica indoor del mondo: cinque piste, un dislivello di oltre sessanta metri, oltre ventiduemila metri di superficie, neve buona tutto l’anno, maestri e lezioni private, seggiovia, orsi polari di peluche ad altezza uomo: il tutto racchiuso in una gigantesca bolla di vetro. Fuori sono 28 gradi, dentro – 4, è possibile affittare sci, scarponi, guanti, snowboard e tutto ciò che occorre per una giornata in alta quota. Nel mall, appena prima dell’ingresso allo Ski Dubai, chi ama lo shopping può rifornirsi dell’attrezzatura e, per calarsi fino in fondo nella parte, sorseggiare un caffè bollente al St. Moritz Cafè dotato di finto caminetto acceso.

Massimamente originale (e indubitabilmente costosissimo) lo "sfizio" di regalarsi una notte nella suite (sono due in tutto) al resort Atlantis, piazzato proprio all’estremità della Jumeirah Palm, praticamente in mezzo al mare. La parete di fronte al letto è quella dell’acquario dove nuotano varie specie di squali, una buona compagnia prima di prendere sonno, se ci si riesce. Specialissimo l’incontro con la notte qui: lungo i caotici moli del Dubai Creek dove somali, pachistani, indiani (trenta per cento dei residenti) si spartiscono cibo, imbarcazioni e merci fino alla dogana del porto; intorno alle moschee; nelle discoteche e nei bar che fanno da corollario ai 364 alberghi della città; nel labirinto di vicoli del minuscolo quartiere persiano di Bastakiya; sotto il cielo stellato del deserto che si spalanca oltre il resort Bab Al-Smas, a mezz’ora dal centro di Dubai. La sabbia è così rossa da sembrare finta, il vento è sottile, lo smog che avvolge all’alba i grattacieli non c’è più, i cammelli emettono un verso inquietante. Anche questa è Dubai.

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