Dove (non) andare nel 2100: le destinazioni a rischio a causa dei cambiamenti climatici

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Avete in mente di fare una vacanza al mare nel 2100? L’agenzia di viaggi potrebbe suggerirvi Dolphin Sands, in Tasmania. Stando alla mappa dei rischi alluvione della NASA, se il livello del mare si alzerà di un altro metro, queste 9 miglia di sabbia dorata rimarranno le uniche spiagge sulla Terra.

La Grande Barriera Corallina è minacciata dall’innalzamento delle temperature oceaniche © Edward Haylan / Shutterstock

Nonostante gli investimenti per la difesa del mare, è probabile che molte delle insenature del pianeta vengano sommerse o spazzate via a causa dello scioglimento delle calotte polari. Adottando misure drastiche e immediate per ridurre i gas serra limiteremmo l’abbassamento del livello del mare di soli 50 cm, ma secondo il rapporto di giugno del Climate Action Tracker, stiamo producendo attualmente le più alte emissioni di CO2 registrate finora.

La maggioranza degli scienziati conviene che con l’innalzarsi delle temperature i fenomeni climatici estremi aumenteranno sempre di più. Siccità prolungate e violenti temporali potrebbero causare inondazioni estese e incendi frequenti, oltre a distruggere gli habitat naturali. Sfortunatamente questo impatto ambientale non risparmierà le mete turistiche più amate al mondo: molte di queste hanno bisogno del nostro aiuto per sopravvivere. Ecco la lista dei maggiori siti più vulnerabili al cambiamento climatico.

Grande Barriera Corallina, Australia

Il gestore del parco della Grande Barriera Corallina, il Great Barrier Reef Marine Park Authority, redige ogni cinque anni un rapporto sullo stato di salute della più grande estensione di corallo sul pianeta. L’ultima prognosi risale al 2019 e non promette niente di buono. La più grande minaccia incombe infatti su questa muraglia naturale; il cambiamento climatico e l’innalzamento delle temperature delle acque hanno causato il massiccio sbiancamento dei coralli avvenuto nel 2016 e nel 2017.

Se le foreste sono i “polmoni della Terra”, le barriere coralline sono l’equivalente oceanico. Ma stando alle autorità dell’UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, più della metà delle barriere coralline, comprese quelle in Belize e alle Bahamas, sono a rischio deterioramento. Limitare il surriscaldamento globale a 1,5°C salverà più del 10% del corallo nel mondo; per proteggerne il 50%, le temperature non devono innalzarsi oltre 1,2°C.

La Statua della Libertà potrebbe venire sommersa © Alija / Getty Images

Statua della Libertà, New York

La statua su Liberty Island si erge a simboleggiare la libertà, ma per tutti gli immigranti che giungevano negli Stati Uniti era anche un simbolo di speranza. L’ottimismo e il ricordo del passato (insieme a 77 milioni di dollari spesi in riparazioni) hanno rimesso in sesto Miss Libertà e la vicina Ellis Island dopo il passaggio devastante dell’uragano Sandy nel 2012.

Sandy è stato classificato come un uragano che passa una volta ogni 700 anni, ma con le variazioni del mercurio al livello globale, i matematici potrebbero dover ricalcolare il tasso di probabilità. L’Unione degli scienziati responsabili (Union of Concerned Scientists, UCS) crede che la statua di Frédéric-Auguste Bartholdi sia potenzialmente in pericolo a causa dell’aumento dell’intensità e della frequenza delle perturbazioni. Nel frattempo, il National Park Service (l’agenzia federale statunitense incaricata della gestione dei Parchi nazionali, ndT) riconosce che l’altezza modesta del monumento nazionale lo rende altamente suscettibile all’innalzamento delle acque, che sulla sponda atlantica si stanno innalzando ad una velocità quattro volte superiore rispetto al resto della costa statunitense.

I ghiacciai del fiordo Kangia © Andreas Altenburger / 500px

Ilulissat, fiordo Kangia, Groenlandia

Con i bagliori colorati dell’aurora boreale, il fiordo Kangia è probabilmente una delle meraviglie naturali più spettacolari della Groenlandia. Alimentato dal ghiacciaio Jakobshavn (che ha ripreso a crescere), il ghiaccio si fa largo scricchiolando fino a raggiungere le casette colorate di Ilulissat, sulla costa occidentale del territorio danese.

Ma la situazione è problematica. L’Artico si sta riscaldando a una velocità due volte maggiore rispetto alla media globale. Lo scioglimento dei ghiacci polari è una prova tangibile, una manifestazione fisica del surriscaldamento del pianeta. Forse non esiste suono più straziante del fragore di un pezzo di ghiaccio che si stacca e cade dentro l’acqua. Le calotte polari con la loro candida superficie riflettono inoltre i raggi solari aiutando il pianeta a trattenere meno calore. Ma le 413 gigatonnellate di ghiaccio che perdiamo ogni anno contribuiscono a innalzare il livello del mare.

L’acqua alta a Venezia è sempre più frequente © nullplus / Getty Images

Venezia, Italia

Venezia è spesso associata al cambiamento climatico per le frequenti inondazioni che colpiscono la città a causa dall’innalzamento del livello del mare. Quasi 30 milioni di visitatori sopraggiungono ogni anno per ammirare lo splendore della città costruita sulla laguna. Tra basiliche finemente decorate, imponenti palazzi in marmo, gallerie piene di straordinari pezzi d’arte rinascimentale e romantiche gondole che attraversano placidamente i canali, è una destinazione che vale la pena visitare.

Ma le frequenti inondazioni che si verificano specialmente dopo le alte maree, sono una questione seria. La situazione è stata ulteriormente aggravata dalle operazioni di dragaggio effettuate per permettere alle navi da crociera di raggiungere alcuni canali. Secondo l’associazione Venice Resilience Lab, il numero di maree oltre i 110cm è raddoppiato ogni decade dalla grande alluvione del 1966.

Nel tentativo di proteggere le piazze e l’architettura dai danni delle inondazioni, la città ha avviato dal 2003 la costruzione di tre paratie a scomparsa sul fondale della laguna. La data di conclusione è stata posticipata più volte e la spesa totale stimata ammonterà a 7 miliardi di euro, ma, una volta terminato, il Progetto MOSE dovrebbe riuscire a controllare i livelli della laguna di Venezia. Tuttavia, un rapporto dell’Unesco sostiene che le paratie dovranno essere usate frequentemente per contrastare l’innalzamento del livello del mare ed evitare che anche le barriere vengano sommerse.

L’iguana marina rischia di estinguersi a causa di El Niño © Kimberly Shavender / Shutterstock

Isole Galápagos, Ecuador

Distribuite a nord e a sud dell’Equatore, queste meravigliose isole vulcaniche 1000 km a ovest dell’Ecuador ospitano uno degli ecosistemi più affascinanti e più fragili del pianeta. Le creature più meravigliose e bizzarre si mescolano nella minima (anche se in aumento) interferenza da parte del genere umano. Un quarto dei 2900 animali marini e un terzo delle specie vegetali sono endemici.

Oltre alla pesca intensiva e le specie invasive, la minaccia del cambiamento climatico potrebbe danneggiare ulteriormente l’ecosistema. L’equilibrio dell’arcipelago risentirà dell’acidificazione degli oceani, dell’alterazione nell’andamento delle precipitazioni e delle condizioni meteorologiche estreme.

Secondo l’UNEP, il più grande disgregatore dei parametri climatici è El Niño, un fenomeno climatico che periodicamente innalza la temperatura delle acque. Con il cambiamento climatico è probabile che i ritorni del Niño raddoppieranno nell’arco di due secoli. Le conseguenze sarebbero disastrose sulla popolazione già in calo dei pinguini delle Galápagos e delle iguane marine, che dal 1980 ha perso rispettivamente il 75 e il 90% di esemplari a causa delle manifestazioni di El Niño.

Cosa ne sarà delle Maldive se gli oceani continuano a crescere? © Matteo Colombo / Getty Images

Le Maldive

Le Maldive sono da tempo la destinazione da sogno di tutti gli sposini che hanno un bel budget a disposizione per la luna di miele: una stringa di 1200 isole dalle spiagge bianche, sparse nell’Oceano Indiano come una manciata di monete d’oro. Le sue acque calde turchesi, le palme da cocco e le barriere coralline scintillanti sono una dose di tonico naturale rispetto all’opulenza dalla miriade di resort a cinque (e oltre) stelle in cui si è serviti e riveriti.

Ma il paese corre dei rischi a causa della sua bassa elevazione. L’elevazione massima delle isole è di appena 5.1 metri sul livello del mare, un’altezza raggiunta su una piazzola del campo da golf di Villingili Island, che non ha mai dato le vertigini a nessuno; tante altre isole riescono a malapena a emergere dalle onde. Se la temperatura aumenterà di 2 o più gradi, l’innalzamento del livello del mare potrebbe arrivare a sommergere completamente gli atolli che compongono la nazione e tutti gli arcipelaghi poco elevati, come le Fiji e le Isole Marshall.

Cosa possiamo fare?

Possiamo contribuire a ridurre l’impatto del cambiamento climatico limitando o azzerando il numero di volte in cui voliamo, adottando uno stile di vita consapevole e viaggiando in modo sostenibile. Scegliete agenzie di viaggio ecosostenibili e cercate di impattare in modo positivo sulla meta che state visitando.

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