Disneyland Paris : Un viaggio nella fantasia

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Viaggio nel celebre parco a tema dove tutto ha il sapore caramellato dei luoghi incantati. Tra personaggi in maschera, elefantini volanti e sontuose parate.

L’arrivo è di quelli, all’apparenza, tradizionali: il taxi sfreccia sull’autostrada in direzione Marne La Vallé e i bambini cominciano a fremere quando appare il cartello con la segnalazione dell’uscita Disneyland Resort Paris. Che è a forma di Topolino. Da qui in poi si lascia il mondo conosciuto per entrare in un particolarissimo Truman Show colorato di rosa.

Viaggio nel celebre parco a tema dove tutto ha il sapore caramellato dei luoghi incantati. Tra personaggi in maschera, elefantini volanti e sontuose parate.

L’arrivo è di quelli, all’apparenza, tradizionali: il taxi sfreccia sull’autostrada in direzione Marne La Vallé e i bambini cominciano a fremere quando appare il cartello con la segnalazione dell’uscita Disneyland Resort Paris. Che è a forma di Topolino. Da qui in poi si lascia il mondo conosciuto per entrare in un particolarissimo Truman Show colorato di rosa.

La macchina si ferma in un parcheggio davanti all’hotel che a prezzo pieno, senza offerte speciali o last minute, costa mille euro al giorno a famiglia. La hall è come quella del telefilm Zac e Cody, sono tutti frac, con le code lunghe e le cravatte a righe. Le signorine della concierge invece in lungo. Rigorosamente in beige e rosa antico. Il colore regna sovrano in tutto l’albergo, in ogni dettaglio, in qualsiasi particolare, dentro e fuori. Dalle bottigliette del balsamo e della crema per il corpo alla tenda della doccia, dalla moquette dell’enorme scalinata che sovrasta l’ingresso ai divanetti nei corridoi.

La carta da parati, in rosa antico, è decorata con i personaggi dei cartoni animati classici, Lilli e il vagabondo, Dumbo, le principesse. La televisione satellitare, inserita in una credenza in stile inglese che dà sul rosa antico, trasmette esclusivamente i canali Disney, che producono gli stessi telefilm in tutte le lingue. Il senso più colpito, ancor più della vista sedotta dalla monocromia, è quello dell’udito. Le musichette da carillon di Topolinia non fanno pause. In ascensore, in giardino, in piscina. Qualunque passo si compia la colonna sonora è un gongolante motivetto che induce una forzata allegria, un po’ come i sorrisi isterici che si mettono in scena nei momenti difficoltà.

E i personaggi dei cartoni e delle fiabe sono dappertutto, travestiti con maschere gigantesche. In vendita ovunque ci sono i libricini degli autografi. I bambini fanno la fila per avere un pezzo di carta che costa tre euro con uno scarabocchio a penna di ‘Goofie’. Che per loro vale davvero come Pippo ma in realtà è il segno di un precario magari pure laureato a cui quest’anno è toccata per contratto la barba di Geppetto. Nei ristoranti dell’hotel, dove si consuma almeno la gargantuelica colazione, ci si siede a fianco di Capitan Uncino, dei sette nani, di Minnie. Che ovviamente non parlano, prigionieri del mascherone di plastica, ma che annuiscono gravemente con quei capoccioni e i guantoni colorati.

 Il vialetto di accesso porta direttamente al castello della Bella Addormentata, quello a punta, il classico dei classici dell’iconografia infantile. Ma quello fa parte del gioco previsto. La carta a sorpresa è tutto il contorno, il sommerso, che ti fa perdere in pochi attimi il contatto con la realtà. Tutto quello che non è color rosa antico ha le orecchie di Topolino. Dalle siepi agli hot-dog. Le venditrici di zucchero filato, che tende al rosa antico e costa fino a 5 euro, sono in abito lungo, fine Ottocento, con chignon, cuffietta e tacchi a rocchetto. E sorridono, sempre, mentre offrono ai bambini questi trionfi appiccicosi, sorridono nonostante passino l’intera giornata chinate sugli effluvi invasivi dello zucchero. Tutti i lavoratori del parco hanno l’obbligo del costume di scena e del cartellino con il nome. Gli italiani con cui si chiacchiera raccontano che lavorano da qualche mese, due settimane, una stagione. Nessuno di più. Impossibile resistere.

Ogni quattro ore parte la parata, coi carri, e il servizio d’ordine, in costume, sistema i bambini per non farli schiacciare dalla folla. Quella stessa folla inebetita che viene continuamente fotografata da macchine nascoste che proiettano poi le immagini dei turisti sulle gigantografie rosa antico sparpagliate per il parco. E quella stessa folla che non può comprare il giornale né le sigarette perché non sono in vendita da nessuna parte. Il mondo è solo fuori, nella stazione della metropolitana che arriva ai confini del parco. Che alla fine della fiera ti riporta in un viaggio sotterraneo alla vita reale. In bianco e nero.

Fonte: www.repubblica.it

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