Disko Bay

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Ha un nome che sa di cocktail, balli fino all’alba e feste sulla spiaggia. Formentera, Egeo, Miami? Niente di più lontano, in tutti i sensi: la Disko Bay è in Groenlandia, sulla costa occidentale. Il suo nome pare derivi da un personaggio di "Capitani Coraggiosi" di Rudyard Kipling ed è la zona più incantevole, tra quelle visitabili con una certa facilità, di tutta la "terra verde".

Ha un nome che sa di cocktail, balli fino all’alba e feste sulla spiaggia. Formentera, Egeo, Miami? Niente di più lontano, in tutti i sensi: la Disko Bay è in Groenlandia, sulla costa occidentale. Il suo nome pare derivi da un personaggio di "Capitani Coraggiosi" di Rudyard Kipling ed è la zona più incantevole, tra quelle visitabili con una certa facilità, di tutta la "terra verde".

Da un lato la massa solida del permafrost coi suoi ghiacciai – alcuni perenni e immobili, altri particolarmente vivi (soprattutto ora che il riscaldamento globale àltera gli equilibri, in particolare da queste parti) – e dall’altro un mare spettacolare: d’inverno è un’insieme di lastre di ghiaccio, d’estate è una distesa liquida blu cobalto in cui galleggiano iceberg di tutte le dimensioni.

Il centro principale, il più sviluppato e attrezzato, è Ilulissat (vedi articolo) ma tutta tutta la baia è punteggiata da cittadine: alcune sono mucchi di case (rigorosamente non bianche), altre sono vere e proprie comunità di qualche centinaio di abitanti. D’inverno, quando il sole si affaccia solo per pochi minuti, l’unico modo per spostarsi dall’una all’altra è la slitta o l’elicottero; d’estate invece si può navigare lungo la costa, per salire e scendere tra i tanti fiordi, isolette, insenature dai nomi impronunciabili. L’unico limite è il tempo, chè ognuna di esse ha decine di possibilità di escursioni: passeggiate sul ghiaccio, camminate tra prati e rocce, giri in canoa e scogliere. Se da Ilulissat ci si muove verso sud si raggiungono due cittadine, ognuna vale un’escursione a sé.

Qasigiannguit un tempo era chiamata Christianshåb e come tutte le altre ha cambiato il toponimo danese per quello originale. 1.500 persone vivono qui, in gran parte lavorano nei laboratori che processano la carne di foca e di granchio. L’interesse di questo centro, però, è nel suo passato e in quello che ne rimane. Nel millennio trascorso da quando Erik il Rosso mise piede per primo da queste parti, di gente ne è passata tanta. Soprattutto, certo, balenieri, commercianti e cacciatori. Nessuna colonizzazione vera e propria, ma venivano da tutta Europa (scandinavi, gallesi, olandesi, qualche francese, e così via). E Qasigiannguit, più delle altre, reca tracce di queste presenze internazionali nel museo cittadino. Non lontano c’è Aasiaat, un puntino colorato in dedalo sterminato di isolotti e canali.

L’antica Egedesminde per decenni è stata uno dei tanti centri in cui il 99% delle popolazione viveva di pesca (soprattutto balene). Di recente si è imposta come riferimento culturale e artistico ed è forse la più amata dai danesi e da tutti quelli che la Groenlandia la conoscono e ci tornano appena possono. Se invece si va a nord di Ilulissat, tra le tante piccole località non va persa l’occasione di visitare Uummannaq, la più spettacolare di tutte. L’agglomerato urbano, si fa per dire, è simile a quello delle altre ma a suo modo più autentico. I dintorni sono però, anche se si fa fatica a immaginarlo, più scenografici e maestosi.

Fonte: www.ilsole24ore.it

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