Design a Barcellona

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Non c’è crisi che tenga. Nonostante i tagli dei budget riservati alla cultura, nonostante la diminuzione dei progetti per musei e fondazioni, le istituzioni pubbliche e private di Barcellona sono ben decise a non perdere ciò che hanno conquistato con anni di lavoro: un posto al sole, e di gran prestigio, nel circuito internazionale dei musei di serie A. Sopperendo con ingegno alla riduzione dei fondi, i musei hanno iniziato a sfruttare le collezioni permanenti, troppo spesso lasciate a languire nei magazzini.

Non c’è crisi che tenga. Nonostante i tagli dei budget riservati alla cultura, nonostante la diminuzione dei progetti per musei e fondazioni, le istituzioni pubbliche e private di Barcellona sono ben decise a non perdere ciò che hanno conquistato con anni di lavoro: un posto al sole, e di gran prestigio, nel circuito internazionale dei musei di serie A. Sopperendo con ingegno alla riduzione dei fondi, i musei hanno iniziato a sfruttare le collezioni permanenti, troppo spesso lasciate a languire nei magazzini.

Questo non significa che non ci siano novità, tutt’altro, perché con o senza soldi, una delle maggiori abilità di Barcellona consiste nella sua straordinaria capacità di reinventarsi, creando sempre nuove motivazioni per richiamare milioni di turisti, molti abituali, che la visitano con una certa frequenza. Così, persino gli spazi privati offrono collezioni e programmi espositivi che non hanno niente da invidiare a quelli dei musei internazionali. È il caso della Fundació Godia, creata dall’impresario, pilota automobilistico e avventuriero Francisco Godia, appassionato di ceramica e arte medievale. Alla sua morte, sotto la direzione della figlia Liliana, amministratore delegato delle Autostrade Iberiche, la Godia ha cambiato sede e si è aperta agli artisti contemporanei. Dal nuovo spazio nell’Eixample, il quartiere modernista con le gallerie più prestigiose della città, la Godia regala visibilità alle opere dei collezionisti privati che difficilmente vengono esposte al pubblico. Christian Boltanski, Bruce Nauman, Nobuyoshi Araki, Dan Flavin e Bill Viola sono solo alcuni dei grandi interpreti dell’arte contemporanea che la Fundació Godia ha riunito per esempio nella mostra Barcelona Col-lecciona (che si è conclusa il 26 marzo).

SCATTI D’AUTORE
Si muove sulla stessa lunghezza d’onda la Fundació Foto Colectania, un’istituzione specializzata in fotografia che, tra le sue attività, fa anche da consulente a collezionisti e possibili acquirenti in un campo, quello delle immagini, più accessibile economicamente e più semplice da collocare in case di dimensioni normali. Dopo alcuni anni di stallo, infatti, la fotografia è tornata con forza, complici i prezzi più contenuti e gli eterni corsi e ricorsi del gusto. Merita una visita Kowasa, galleria e libreria che ospita esposizioni di fotografia, sia storica sia contemporanea. Nascosta al primo piano, la Raiña Lupa, in gallego Regina Lupa, è una galleria d’arte specializzata in edizioni di libri d’artista, videoarte e multipli. Affascinante ed esuberante, Rocío de la Villa, proprietaria della galleria, è da più di dieci anni la compagna di Francesc Torres, l’unico artista che ha ottenuto dall’autorità portuale di New York il permesso di entrare nell’Hangar 17, il capannone dell’aeroporto Kennedy dove si conservano i resti dell’attentato delle Torri Gemelle. Circondato dai simboli della distruzione, Torres ha scattato centinaia d’immagini che immortalano lamiere contorte, resti dei camion dei pompieri, oggetti di tutti i tipi e perfino una scultura di Calder, che la tragedia ha mescolato agli altri detriti.

DESIGN REVIVAL
Negli Anni ’90 il design catalano aveva contribuito a forgiare l’identità di Barcellona e a consolidarla come una trendy-city internazionale. Dopo un paio d’anni d’impasse, ecco nuove idee, nuovi creatori, nuove iniziative e perfino una nuova mega sede. Con i suoi 28mila metri quadri, il Disseny Hub Barcelona (Dhub), che lo studio MBM sta costruendo nella plaça de les Glòreas, è destinato a diventare la pietra miliare del design catalano insieme alla Fundació Barcelona Centre de Disseny e al Foment de les Arts i del Disseny, situato proprio di fronte al Museu d’Art Contemporani di Richard Meier. Lo spettacolare edificio del Dhub, che sarà attivo nel 2013, è costato 100 milioni di euro, allestimento museografico compreso, e accoglierà tutte le collezioni delle arti decorative del Comune, fino a ora suddivise in varie, e molto più costose, sedi. E fioriscono, di conseguenza, le gallerie di disseny, un ibrido fra la tradizionale galleria d’arte e il negozio di oggetti in edizione limitata. Tra questi Il-lacions, del designer Xavier Franquesa e l’architetto Ellen Rapeliu, che appena presentato (l’esposizione si è conclusa il 24 aprile) Otredad, una mostra che riunisce i mobili e gli acquerelli di Carles Riart, Premio Nazionale del Design 2011.

Altro spazio interessante è Roomservice Design Gallery di Emilio Álvarez, proprietario anche della galleria d’arte Àngels Barcelona. Combina l’aspetto artistico con quello ludico, la fiammante SHO Bcn, una galleria d’arte specializzata in art toys, ovvero bambolotti e personaggi di vinile per adulti fabbricati in edizione limitata, che stanno attraendo un numero di collezionisti in costante crescita. Sempre in auge anche il grande classico del design catalano, quel Barcelona Design Gallery fondato negli Anni ’90 da Oscar Tusquets, Pep Bonet, Cristian Cirici, Lluís Clotet e Mireia Riera. Portano la loro firma oggetti di culto ancora in produzione come la lampada Flamingo di Alfredo Siza o la sedia Gaulino, un omaggio di Tusquets a Gaudí e Carlo Mollino. Oggi, tra i giovani spiccano i nomi dei giovani cinesi Lyndon Neri & Rossana Hu, rappresentanti, e dei francesi Tout Va Bien, più che un nome una dichiarazione d’intenti.

L’ARTE DEL RIPOSO
Il turismo culturale, si sa, ha le sue esigenze. Così, nella convinzione che la relazione tra arte e cliente non può passare attraverso gli anonimi quadri appesi nelle stanze, alcuni hotel si sono attrezzati per avere gallerie ed esposizioni proprie. È il caso di Le Méridien Barcelona che ha ingaggiato come curatore niente meno che l’ex direttore del Palais de Tokyo di Parigi. Sicuro che la prima impressione è quella che conta, Sans ha programmato Arrival Art Work, una serie di installazioni per la hall dell’hotel. La prima è un Googlegrama del fotografo Joan Fontcuberta, realizzata unendo immagini catturate da Google. Poi, oltre a disseminare l’hotel di opere plastiche e audiovisive come l’intervento di Jaume Amigó per la scala, Sans ha commissionato al tedesco Markus Kreiss, fondatore della tv Souvenirs from Earth, un’opera sonora per gli ascensori che combina i suoni della Rambla con quelli del mare, dei rubinetti, dei fuochi e di altre fonti insolite. E non è tutto: le chiavi magnetiche delle stanze sono disegnate da artisti come Chen Wenbo o Sam Rose, e il cliente può conservarle come ricordo. E per aumentare la familiarità dei clienti dell’hotel con l’arte contemporanea, tutti potranno visitare il Macba gratuitamente.

Sono sempre più numerosi i collezionisti che vogliono condividere i loro tesori con il pubblico. È il caso di Sisita Soldevila, che iniziò con la pittura catalana dell’Ottocento e terminò, nel 2004, con i video di Peter Campus. L’anno seguente, approfittando della trasformazione della casa di famiglia nel boutique hotel Amister, installò un canale interno dedicato 24 ore su 24 alla videoarte. «Spesso assieme agli artisti creiamo progetti specifici per differenti spazi dell’hotel, con opere di pittura, fotografia e arti grafiche», afferma Sisita. Nella sua collezione, opere di giovani artisti come David Ymbernon e Cristina Lucas, e nomi consacrati come Bill Viola e Michael Snow, oltre a sponsorizzare, con il premio Amister Art Friendly, la permanenza di una settimana nel suo hotel a un artista internazionale.

E dal riposo ai riti della convivialità il passo è breve. L’importante è che siano, anche questi, nel segno dell’arte. Dai tempi di Miró e Picasso, gli intellettuali di Barcellona si trovano per l’aperitivo alla Coctelería Boadas, un classico alla Scott Fitzgerald, con il bancone di legno brillante e il barman impeccabile che nel 1978 inventò il Cocktail Miró con whisky, Grand Marnier e Dubonnet, per celebrare la concessione della Medaglia della Città all’artista che compiva 85 anni. Tra i vari ristoranti frequentati dal mondo dell’arte, ultimamente ha preso piede l’italiano Da Luca, ideale per i nostalgici degli spaghetti doc, che possono anche approfittare della vicinanza della Galeria Tatiana Kourochkina, che propone sempre artisti insoliti e interessanti. Fino 6 settembre è possibile visitare Un voyage immobile, dove l’artista Hélène Gerster espone le sue tele ricamate che nascondono percorsi e messaggi da decifrare.

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