Decalogo per i turisti cinesi all’estero

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Per il secondo anno consecutivo, i turisti cinesi si sono aggiudicati il secondo posto nella lista dei turisti che si comportano peggio, appena dietro gli americani (l’Italia non è nemmeno fra le prime dieci). La stampa nazionale, che di solito ha come missione quella di instillare ai cinesi l’idea che nulla meglio della Cina esiste al mondo, se ne preoccupa: grandi articoli sui quotidiani, in cinese e perfino in inglese, che cercano di affrontare il problema e dare una migliore immagine della Cina all’estero, e dibattiti in radio e TV per capire cosa stia succedendo. 
 

Per il secondo anno consecutivo, i turisti cinesi si sono aggiudicati il secondo posto nella lista dei turisti che si comportano peggio, appena dietro gli americani (l’Italia non è nemmeno fra le prime dieci). La stampa nazionale, che di solito ha come missione quella di instillare ai cinesi l’idea che nulla meglio della Cina esiste al mondo, se ne preoccupa: grandi articoli sui quotidiani, in cinese e perfino in inglese, che cercano di affrontare il problema e dare una migliore immagine della Cina all’estero, e dibattiti in radio e TV per capire cosa stia succedendo. 
 
Il sondaggio, condotto da Living Social (un gruppo americano di e.commerce che si occupa di facilitare il turismo), costerna la propaganda cinese, ed ecco che negli articoli – oltre a una serie di giustificazioni per ridimensionare la questione – vengono offerti vari consigli per viaggiare senza farsi una cattiva reputazione. Fra questi: non sputare, non pulirsi le scarpe con le lenzuola, osservare l’igiene, non andare in escandescenza in pubblico urlando parolacce, non costringere gli stranieri a posare per le proprie foto, fare la fila e non buttare per terra spazzatura. Non è una questione nata con il sondaggio: Hong Kong, la prima meta per il turismo cinese, con più di venticinque milioni di visitatori, è anche la prima a lamentarsi. La prima volta che i conflitti fra cinesi e hongkonghesi esplosero, nel 2006, il Ministero del Turismo decise di pubblicare un libretto dal titolo “Manuale per il comportamento corretto dei cinesi all’estero” distribuito a tutte le agenzie di viaggio, presso le guide turistiche e nelle biglietterie aeree. 
 
Sei anni dopo, mentre il numero di turisti cinesi all’estero si appresta a raggiungere i cento milioni, le cose non sembrano migliorate. Fra gli albergatori – che per ovvi motivi non vogliono essere nominati – è diffuso il commento che i turisti cinesi tratterebbero male le stanze, fumano dove non è permesso, e sono rumorosi. Maleducati, forse, ma spendaccioni, e visto che i cinesi, secondo le ultime statistiche, hanno speso 80 miliardi di dollari Usa all’estero nel corso del 2011, nessuno ha voglia di inimicarseli. Un articolo uscito ieri sul quotidiano in lingua cinese China Daily, molto preoccupato della cattiva reputazione dei connazionali all’estero, conclude però dicendo che “ci vorranno almeno alcune generazioni” prima che i cinesi imparino a comportarsi bene, e migliorare l’immagine dei turisti nel mondo. 

 

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