Da Venezia a Parigi: Trattate meglio i turisti !

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Appello dell’Ava ai veneziani: siate più educati
I francesi bacchettati dal «Times» perchè troppo rudi verso i visitatori stranieri  I turisti sono maleducati? Beh, i veneziani (certi veneziani) non sono da meno. Come del resto i parigini, talmente rudi verso i visitatori stranieri da spingere il loro assessore al Turismo a bacchettarli pubblicamente e a proclamare una «giornata della cortesia».

Appello dell’Ava ai veneziani: siate più educati
I francesi bacchettati dal «Times» perchè troppo rudi verso i visitatori stranieri  I turisti sono maleducati? Beh, i veneziani (certi veneziani) non sono da meno. Come del resto i parigini, talmente rudi verso i visitatori stranieri da spingere il loro assessore al Turismo a bacchettarli pubblicamente e a proclamare una «giornata della cortesia».

 Da Parigi a Venezia, l’Associazione veneziana albergatori coglie la notizia al volo e propone a sua volta una giornata consacrata alle buone maniere, questa volta riservate però dai veneziani ai foresti.

«A Parigi stanno facendo l’esatto contrario di quello che facciamo noi – spiega il direttore dell’Ava, Claudio Scarpa – noi facciamo il decalogo di come si deve comportare il turista mentre a Parigi, giustamente, si preoccupano di come si comportano i parigini».
Non benissimo, a giudicare anche dallo spazio che ha dedicato all’argomento il «Times» dell’altro giorno. Il «Times» rileva che i parigini fanno finta di ignorare i nomi delle strade e le piazze per non dare informazioni ai turisti, non li aiutano se chiedono dov’è il metro più vicino, li guardano con aria di sufficienza mentre arano Piazza della Concordia alla ricerca di una panchina.

E i veneziani? I veneziani danno altri segnali di insofferenza. Ad esempio spintonano nelle calli, passano davanti mentre i turisti si fanno la foto, sacramentano agli imbarcaderi, saltano la coda alle biglietterie dell’Actv, sbuffano, schiumano rabbia, lampeggiano rancore e si lamentano a voce altissima.
Siccome i turisti sono diciotto milioni all’anno e i veneziani 60 mila, siccome effettivamente nelle calli non si cammina e sui vaporetti si fa a pugni, il rapporto è diventato talmente squilibrato da aver prodotto una frattura quasi insanabile tra chi arriva e chi riceve. Così, sulla falsariga dell’esempio parigino, Scarpa chiede al nostro assessore al Turismo Augusto Salvadori di convocare le categorie e iniziare a parlare di educazione, però da parte dei veneziani.

«A Parigi hanno mandato in giro centinaia di ragazze con le t-shirt con la scritta “Parigi è vostra”, hanno fatto dei corsi di buone maniere per i tassisti, hanno distribuito migliaia di opuscoli nei quali si invitava i parigini a trattare bene i vistatori – spiega ancora Scarpa – a Venezia dovremmo fare lo stesso: magliette, corsi per i motoscafisti e un “decalogo” per i residenti».

Naturalmente, dietro gli ideali c’è anche la convenienza. Il Salvadori d’oltralpe ha ricordato ai suoi concittadini che i turisti che pernottano a Parigi sono sedici milioni, portano 14 miliardi di euro di fatturato e danno lavoro a 150 mila persone. Come dire, ragazzi vedete voi.
A Venezia il turismo è la prima industria e se mancasse, almeno per molte categorie, sarebbero cavoli amari. «Non è possibile che in certi posti del centro storico ci siano cartelli con la scritta “non diamo informazioni” – dice ancora Scarpa – i turisti ci fanno vivere, e bene, mentre i veneziani hanno iniziato a respingerli maltrattandoli».
Di qui la decisione di invitare i residenti ad essere molto più amichevoli e ad affrontare la pigia-pigia nelle calli, il muro umano sui battelli Actv, il tappeto di carni sul ponte di Rialto se non con affetto almeno con un sorriso, e possibilmente non tirato.

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