Croazia low cost

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Una vacanza alla "Cast Away" (con l’aggiunta di un faro e qualche buona trattoria) a un pomeriggio di traghetto da viale Ceccarini a Riccione. Il paradosso croato alla fine è tutto qui. Un lato B del più addomesticato dei nostri mari dove in pieno agosto i giorni possono essere riempiti solo da silenzi, schianti di risacca e venti salsi.
«Da nord a sud, dall’Istria alla Dalmazia, la Croazia è una sfilata d’insenature, baie, sabbia, ghiaia, scogliere strette da montagne e isole, isole e ancora isole. In tutto ce ne sono 1185. Per un totale di 5740 chilometri di labirintiche coste sparse di approdi-gioiello.

Una vacanza alla "Cast Away" (con l’aggiunta di un faro e qualche buona trattoria) a un pomeriggio di traghetto da viale Ceccarini a Riccione. Il paradosso croato alla fine è tutto qui. Un lato B del più addomesticato dei nostri mari dove in pieno agosto i giorni possono essere riempiti solo da silenzi, schianti di risacca e venti salsi.
«Da nord a sud, dall’Istria alla Dalmazia, la Croazia è una sfilata d’insenature, baie, sabbia, ghiaia, scogliere strette da montagne e isole, isole e ancora isole. In tutto ce ne sono 1185. Per un totale di 5740 chilometri di labirintiche coste sparse di approdi-gioiello.

Il primo, arrivando dal confine sloveno, è a sud di Poreč e di Rovinj (Rovigno) e sta di fronte a Pula (Pola). Si chiama Veli Brijun, la maggiore delle isole di Brioni, la cui origine, secondo una leggenda istriana, risale a un’antica battaglia tra angeli e demoni e a una biblica onda purificatrice. A inizio Novecento era stata una specie di zoo safari isolano, affollato di specie esotiche per divertire qualche visitatore di sangue blu. Nel secondo dopoguerra, Tito ne fece una sua residenza ufficiale dove accogliere i capi di Stato, mentre nel 1983 arrivò l’elezione a parco nazionale. Il mare più bello qui è a sud, presso punta Peneda. Per raggiungerla, dal porticciolo, si segue un sentiero in vista di daini e mufloni, passando per la basilica paleocristiana di Santa Maria e lungo le antiche mura del castro bizantino del VII secolo. È a pochi passi da qui, sul promontorio di Ploče, che sono state rinvenute le orme di un iguanodonte e i resti di un insediamento neolitico.

SULLA SPIAGGIA IRREDENTISTA
Circumnavigata la penisola istriana, superata l’affollata Rijeka (Fiume), si inciampa in una cartolina di storia italica: il fiordo di Bakar. Fu qui che una flottiglia della Mas forzò nel febbraio 1918 le difese della flotta austriaca nascosta in quello che era considerato un rifugio sicuro. A bordo c’era anche il poeta Gabriele D’Annunzio che, coerentemente, quel posto lo chiamava Buccari. Tra terrazzamenti di pietre a secco, dove un tempo veniva prodotto l’ottimo spumante Bakarska Vodica, si scende nella baia fino all’antico villaggio di pescatori di Bakarac, tra rovine romane e uno specchio d’acqua reso trasparente da un sistema di fredde sorgenti d’acqua dolce che sgorgano in mare.

Lì davanti emerge Krk (Veglia), l’isola più grande dell’Adriatico. Una volta che vi siete sbarcati, puntate decisi a sud. Tra villaggi in pietra e macchie mediterranee si arriva nella cittadina di Baška, sotto il monte Obzova, su una baia di acque turchesi dove si srotola la spiaggia più lunga dell’isola, Vela Plaža, col suo lungomare di ristorantini tipici di pesce come il Cicibela (tel. 00385-51847747).

L’isola di Cres, di fronte, vale una sosta per Valun. È un bianco villaggio di pescatori tra gli uliveti dove si visita la chiesetta di Santa Maria, impreziosita da una lastra tombale dell’XI secolo, e dove la collina digrada a una spiaggia sconosciuta alle orde turistiche. Qui è annidato Na Moru (tel. 00385-51525056), regno del pesce azzurro e degli scampi del Quarnero, gestito da Silvano Krivičič.

Poco più a sud, oltre il lago di Vrana, Martinšćica propone le stesse atmosfere: zero folla, una piazzetta, mare turchese e due ristorantini. Da qui basta un ponte, a Osor, per passare all’isola di Lošinj (Lussino) e alla baia di Čikat punteggiata da scogli che interrompono trasparenze da Mar dei Caraibi.

I TESORI DELLA DALMAZIA
È l’isola di Pag (Pago) l’ingresso alla Dalmazia, un paesaggio lunare di pietra bianca punteggiato da bassa macchia mediterranea e piccoli ulivi. Irresistibili le trasparenze di Caska, a est di Novalja, dove si allunga un’ansa di sabbia nei pressi della quale sorgeva la città romana di Cissa, sprofondata nel terremoto del 361 d.C..

Ancora a sud, a poche miglia da Zara, Ugljan e Pašman sono una sorpresa verde e rigogliosa. Sull’estrema punta settentrionale della prima, tra pinete, vigneti, frutteti e monasteri, merita una sosta sotto l’ombrellone Muline, località povera di turisti ma ricca di due baie orlate da piccole spiagge e divise da una collinetta rocciosa. Si può nuotare in mare aperto con vista sulla costa occidentale o in una grande insenatura dai fondali pescosi dove si rifornisce alla fonte il ristorante Stivon (tel. 00385-23288388, mail: [email protected] ), con una terrazza sul mare dove consumare grigliate di gamberi, aragoste e seppie.

Nell’abitato di Ugljan (Ugliano), vicino al quattrocentesco convento francescano di San Girolamo, si stende invece la spiaggia ciottolosa di Mostir, dai bassi fondali. A Pašman niente di meglio di un bagno dalla spiaggia di Tkon, prima di un pranzo alla trattoria Klanac (tel. 00385-23285350), che propone la tipicità dell’isola: il kunike, un mollusco.

Chiude l’arcipelago zaratino Dugi Otok, l’Isola Lunga. Ci si passa per le pietre sepolcrali neolitiche, per i resti di una villa romana a Mala Proversa, per gli ulivi secolari e le chiesette medievali. Ma soprattutto per il Parco naturale Telašćica, a sud, celebre per il lago salato di Mir e le scogliere alte oltre cento metri, a picco sulle onde e orlate di pini d’Aleppo. L’ingresso al parco, da visitare anche a piedi su un comodo sentiero, è Sali, dove si trova l’omonima baia rocciosa.

Si torna sul continente per seguire la Jadranska Magistrala – mitica litoranea che va da Trieste al Montenegro –, superare Šibenik (Sebenico) e fermarsi a Primošten. Il borgo, sotto la chiesa di San Giorgio del XV secolo, è una manciata di case, davanti a un isolotto di scogli e ghiaia sul quale stendersi per il rituale della tintarella e delle ghirlande di fichi secchi vendute dai contadini locali.

Sull’isola di Brač (Brazza) non si può perdere Bol, sul versante sud dell’isola. Un tempo ci venivano a sguazzare gli antichi romani, oggi la fama di questo ex borgo di pescatori è dovuta al bizzarro Zlatni Rat, il Corno d’Oro: una lingua di finissima sabbia lunga 300 metri che cambia forma a seconda del vento e delle correnti.

Il tour costiero della Dalmazia centrale finisce sotto Spalato, dove si stende il lungo litorale di Makarska, dominato dalle nude montagne calcaree del Parco naturale del Biokovo. In questi circa sessanta chilometri di costa spicca la spiaggia di Brela, fronteggiata da un faraglione ingentilito dai pini. E dove, tra un tuffo e l’altro, non mancano ristorantini tipici per mangiare crostacei alla griglia e frutti di mare crudi.

AI CONFINI DEL MONTENEGRO
In Dalmazia meridionale il primo bagno per chi arriva dall’Italia si fa sull’isola di Hvar (Lesina). Lontano, però, dagli hotel del capoluogo. Meglio guidare fino alla costa sud affacciata su Korčula (Curzola), a due passi da Zavala, dove la folla da traghetto risparmia la spiaggia di Sveta Nedjelja per via dei diversi chilometri di curve e serpentine che occorre seguire per arrivarci. È più facile incontrarci i contadini dell’interno dell’isola che vendono mazzetti ed essenza di lavanda.

Altra isola, altra spiaggia doc. A Korčula, dopo la visita di rito al centro storico tra mura, piazze, palazzi, chiese e musei, riposo obbligato sulla costa ghiaiosa di Poplat, nella baia di Vela Luka, nota per la produzione di pregiati vini doc. Durante il tour sull’isola, scatta la tappa in una cantina per qualche bottiglia di bianco Pošip. Una fra tutte, Jedinstvo, a Smokvica.

Passato un altro braccio di mare a sud, leggenda e mito s’incontrano a Mljet (Meleda), dove, secondo alcuni, Calipso tenne prigioniero Ulisse sull’isolotto oggi occupato dal monastero di Sveti Maria, fondato dai monaci benedettini provenienti dal Gargano. La parte nordoccidentale dell’isola è dal 1960 un parco nazionale di 3100 ettari. Nei suoi pressi, tra pini d’Aleppo, lecci, ornielli, corbezzoli e lentischi, si allunga la baia di Polače con le sue barche di pescatori.

Nella corsa verso Dubrovnik (Ragusa), tra gli atolli delle Elafiti, spicca Lopud, con un lungomare fastoso di ville nobiliari e una cala solitaria nella baia di Šunj.
Dalla parte opposta, circa settecento sono i metri che separano Dubrovnik dall’isolotto calcareo di Lokrum, collegato in estate a terra da un traghetto ogni 30 minuti e interamente occupato da una pineta e dal cosiddetto "mar morto", un lago salato unito al mare da un serie di grotte sommerse. I trampolini naturali preferiti dai tuffatori svettano tra i pini.

Appena a sud di quella che gli italiani chiamano Ragusa ecco Cavtat, sotto una cortina di alte montagne calcaree. Qui, dopo il tour a monte San Rocco, il tuffo migliore è nella baia davanti il borgo in pietra, dove ogni ora, nei bar lungomare, si cuociono gli strudel di mele e noci.

Ultima fermata sulla E65, al confine col Montenegro, il piccolo villaggio di Čilipi è il cuore della regione di Konavle, dove le ragazze girano in abito tradizionale. Qui, per finire bene, seguendo i segnali per Molunat, si incontra il ristorante Konavoski Dvori, tra i migliori della contea per gli arrosti di carne (tel. 00385-20442526).

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