Costo della vita : Milano e Roma tra le prime 30

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La crisi ha sconvolto i parametri del costo della vita e così, nella classifica mondiale messa a punto periodicamente dall’Unità di Ricerca del periodico britannico The Economist (Economist Intelligence Unit – EIU) per la prima volta dal 2002 Londra è risultata meno costosa di New York. Non solo: città come Mosca, San Pietroburgo, Oslo e Stoccolma hanno perso moltissime postazioni, guadagnate da alcune città asiatiche e soprattutto da quelle americane. E l’Italia? Milano scende dal dodicesimo posto detenuto nel settembre 2008 al quattordicesimo, mentre Roma passa appena dal ventottesimo al ventinovesimo. Pochi cambiamenti, determinati fondamentalmente, spiega l’estensore della ricerca Jon Copestake, "dal rafforzamento del dollaro, che ha influito nella stessa misura in tutte le città dell’Eurozona".

La crisi ha sconvolto i parametri del costo della vita e così, nella classifica mondiale messa a punto periodicamente dall’Unità di Ricerca del periodico britannico The Economist (Economist Intelligence Unit – EIU) per la prima volta dal 2002 Londra è risultata meno costosa di New York. Non solo: città come Mosca, San Pietroburgo, Oslo e Stoccolma hanno perso moltissime postazioni, guadagnate da alcune città asiatiche e soprattutto da quelle americane. E l’Italia? Milano scende dal dodicesimo posto detenuto nel settembre 2008 al quattordicesimo, mentre Roma passa appena dal ventottesimo al ventinovesimo. Pochi cambiamenti, determinati fondamentalmente, spiega l’estensore della ricerca Jon Copestake, "dal rafforzamento del dollaro, che ha influito nella stessa misura in tutte le città dell’Eurozona".

D’altra parte Roma e Milano, ricorda Copestake, negli ultimi anni erano avanzate nella classifica del costo della vita proprio grazie "al relativo rafforzamento dell’euro, che però negli ultimi mesi ha fatto un percorso inverso". La classifica dell’Economist comprende 132 città: fa un certo effetto vedere le due principali italiane tutto sommato nelle prime 30 postazioni.

Milano, in particolare, è tra le prime 14: è più cara di Monaco, Berlino, Barcellona, Madrid, Chicago, Los Angeles, della stessa New York e di Londra. Roma arriva quindici postazioni dopo, precedendo comunque città come Dusseldorf, San Francisco, Sydney, Pechino, Washington, e la (ex) carissima Stoccolma. A determinare la differenza tra le due città italiane, spiega Copestake, "i prezzi alti nei settori nei quali ci si aspetta di trovarli in un centro della moda, in particolare l’abbigliamento. A Roma il vestiario costa meno, anche perché gli outlet hanno un peso maggiore. Ma anche i trasporti fanno la differenza".

La relativa stabilità nelle posizioni di Roma e Milano all’interno della classifica dell’EIU sembrerebbe suggerire che, tutto sommato, la crisi per ora non ha influito molto sul costo della vita. E in effetti, ribadisce Copestake, probabilmente i romani o i milanesi non hanno percepito molte differenze negli ultimi mesi, mentre a soffrire sono i Paesi con valuta diversa dall’euro, tra i quali i cittadini britannici. E questo, osserva, "potrebbe ridurre la domanda di export e l’afflusso turistico in Italia".

Ma l’Italia, a guardare la classifica, non è certo tra i Paesi che hanno sofferto di più per le variazioni del costo della vita. A parte lo "storico" sorpasso di New York su Londra, che ha registrato uno scivolone di 23 punti, passando dall’ottava alla ventisettesima posizione, ci sono le città del Nord Europa che arretrano moltissimo, segno probabilmente di una sofferenza collegata alla crisi. Oslo arretra di 28 punti, Stoccolma di 21 e Reykjavik di 23, passando dal 39° posto di settembre al 67°. "Tiene" la Svizzera, mantenendo fede alle proprie tradizioni di stabilità: Ginevra e Zurigo occupano rispettivamente il nono e sesto posto della classifica. Ma anche le città tedesche, belghe e olandesi tengono a mantenere la stessa posizione, o a variarla di poco.

La crisi non ha comunque del tutto rivoluzionato i parametri del costo della vita. Infatti, rileva l’indagine dell’Economist, le città dell’Europa Occidentale detengono saldamente i primi posti della classifica, anche se si sono indebolite negli ultimi mesi. Soffre molto di più l’Europa dell’Est: a parte le città russe, Varsavia è passata dal 43° al 90° posto, e Kiev dal 59° al 124°, a causa dei timori di default per il debito pubblico.

Sulla classifica dell’EIU influisce molto il potere d’acquisto della valuta locale, in relazione ai cambi internazionali. Ecco perché Tokyo e Osaka occupano rispettivamente il primo e il secondo posto, nonostante il Giappone non sia stato certo risparmiato dalla crisi. Ed ecco perché le città statunitensi, soprattutto New York, Los Angeles e Chicago sono molto risalite rispetto a settembre, avvantaggiate dal rafforzamento del dollaro. Le città più economiche rimangono quelle asiatiche: negli ultimi posti della classifica si trovano Kathmandu, New Delhi, Mumbai; al 132° posto Karachi.

L’indagine ha come riferimento un ampio paniere di beni, che vanno dal pane alle auto di lusso. I prezzi di questi beni vengono "pesati" e convertiti in dollari: il costo della vita a New York viene preso come riferimento, e quello delle altre città viene espresso in percentuale. I beni considerati vengono raggruppati in otto categorie: bevande alcoliche, beni per la casa, beni per la cura della persona, tabacco, pubblici servizi, abbigliamento, aiuto domestico, beni e servizi per il tempo libero, trasporti.

Fonte: www.repubblica.it

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