Costa Rica: il meglio della costa caraibica

Condividi questo articolo su :

L’ambiente selvaggio della costa caraibica del Costa Rica, che nel XVI secolo aveva impedito agli spagnoli di insediarsi nella regione, la mantenne isolata anche nei secoli successivi, diversificandola dal resto del paese. Ancora oggi raggiungere questa regione per vedere le tartarughe che nidificano a Tortuguero, fare rafting sul Río Pacuare o immergersi tra le barriere coralline di Manzanillo è un po’ più complicato rispetto ad altre zone, ma ne vale la pena.

Cosa caraibica Costa Rica La spiaggia a Manzanillo, Costa Rica ©Simon Dannhauer/Getty Images

Parque Nacional Tortuguero

Il Parque Nacional Tortuguero è un parco costiero di 311 kmq che costituisce il sito di nidificazione più importante per le tartarughe verdi. L’area protetta si estende anche nel Mar dei Caraibi, coprendo una superficie di circa 5200 ettari di habitat marino. Insomma, non potrete fare a meno di trascorrere parte della visita in barca.

I famosi Canales de Tortuguero fanno da preludio al parco. Creata nel 1974 per collegare una serie di lagune e fiumi serpeggianti, questa meraviglia dell’ingegneria consentiva la navigazione nell’entroterra tra Limón e i villaggi costieri a bordo di imbarcazioni un po’ più grandi di una canoa. Oggi il villaggio di Tortuguero è servito anche da voli di linea, ma arrivando in aereo si perde metà del divertimento. Il bel viaggio a bordo di un taxi d’acqua, tra piantagioni di banane e giungla selvaggia, unisce infatti l’utilità del trasporto al piacere di un’escursione. Quasi tutti visitano Tortuguero per vedere le tartarughe marine che depongono le uova sulle sue spiagge incontaminate, ma il parco non è solo questo e, anzi, brulica di molte altre specie animali. Vi si possono infatti avvistare bradipi e scimmie urlatrici tra le fronde degli alberi, piccole rane e iguane verdi tra le radici aeree e inoltre tarponi, alligatori e manati (questi ultimi a rischio di estinzione) che nuotano nei corsi d’acqua.

Un cucciolo di tartaruga, Costa Rica ©Kevin Wells Photography/Shutterstock

Puerto Viejo de Talamanca

A dispetto della sua fama, Puerto Viejo è riuscita a conservare un certo fascino informale. Basta allontanarsi di un paio di isolati dalla via commerciale principale per ritrovarsi in una tranquilla stradina secondaria non asfaltata a mangiare stufato caraibico piccante insieme alle famiglie del posto. Nei dintorni si estendono piantagioni di frutta della foresta pluviale e di cacao, con il canto degli uccelli e il gracidio delle rane in sottofondo, ma anche ampie spiagge dove le giornate trascorrono tra surf e ozio. Se volete un po’ rilassarvi, un po’ divertirvi e un po’ gustare la cucina locale, siete nel posto giusto.

Surf a Salsa Brava

Salsa Brava, uno dei migliori break del Costa Rica, prende il nome dalla generosa porzione di ‘salsa piccante’ che serve ai surfisti infrangendosi sulla barriera corallina le cui asperità taglienti sul fondale poco profondo impongono sempre un prezzo da pagare a suon di lacerazioni, fratture e tavole spezzate. La formidabile Salsa Brava si forma regolarmente ogni volta che il moto ondoso proviene da est, spingendo contro la barriera corallina un vero e proprio muro d’acqua e generando così un ricciolo spesso e potente. Non è un processo graduale: l’acqua monta in un’onda imponente nel giro di pochi secondi. Riuscire a surfarla è un’impresa epica, ma se si perde l’onda, si rischia di finire scaraventati sulla barriera corallina. Qualche caustico surfista del posto l’ha soprannominata ‘la grattugia’.

Surf nei pressi di Puerto Viejo, Costa Rica ©tropicalpixsingapore/Getty Images

Punta Uva

La strada di 13 chilometri che si dipana a est di Puerto Viejo tra file di palme da cocco, passando accanto ai lodge sulla costa e attraversando distese pianeggianti di lussureggiante foresta pluviale, raggiunge il suo capolinea nella quieta cittadina di Manzanillo.

Nelle vicinanze della strada sterrata con il Punta Uva Dive Center si trova una piccola baia tranquilla e idilliaca che sembra uscita dal film con Leonardo Di Caprio The Beach. Di solito c’è sempre qualcuno che affitta tavole da surf e la barriera corallina a destra dell’insenatura è ottima per fare snorkelling e surf (non allo stesso tempo!). Quando il mare si ingrossa, qui si forma un’onda destra abbastanza facile adatta ai surfisti di livello medio.

Un’idilliaca spiaggia a Punta Cahuita ©Blanco999/Shutterstock

Cahuita

Nonostante la grande diffusione del turismo lungo la costa meridionale del Costa Rica, Cahuita è riuscita a conservare la sua atmosfera caraibica distesa e rilassata. Al di fuori delle arterie principali, le strade sono ancora sterrate, rimangono molte case tradizionali su palafitte e gli abitanti del posto continuano a parlare tra loro in mekatelyu.

Situata su una punta costiera con un bel paesaggio, la città si affaccia sul mare, ma non ha spiagge. Per trovarle, bisogna risalire la costa per cinque minuti fino a Playa Negra oppure spostarsi a sud-est nel vicino Parque Nacional Cahuita.

Parque Nacional Cahita

Piccolo ma bellissimo, questo parco è uno dei più visitati del Costa Rica: brulica di fauna selvatica ed è facile da raggiungere a piedi dalla vicina Cahuita. Ha inoltre la consueta combinazione di spiagge di sabbia bianca, barriera corallina e foresta tropicale costiera, così si possono vedere tante specie animali sia di terra sia di mare nello stesso giorno.

Manzanillo

Il tranquillo villaggio di Manzanillo è rimasto tagliato fuori dagli itinerari turistici più battuti per molto tempo, anche dopo l’arrivo della strada asfaltata nel 2003. Il piccolo centro abitato rimane ancora oggi un fulcro vitale della cultura afrocaraibica e conserva anche una natura incontaminata grazie all’istituzione nel 1985 del Refugio Nacional de Vida Silvestre Gandoca-Manzanillo, del quale il villaggio fa parte, che impone regole severe per lo sviluppo urbanistico della regione.

Le attività che si possono praticare in questa zona sono tutte quelle legate alla natura: escursioni a piedi, snorkelling e kayak regnano sovrani. Come sempre, è consigliabile informarsi sulla presenza di correnti prima di avventurarsi in acqua.

Parque Nacional Braulio Carrillo

Entrando in questo parco nazionale ancora poco visitato, vi farete un’idea di com’era il Costa Rica prima degli anni ’50, quando il 75% della sua superficie era ricoperto di foreste. Il parco comprende un territorio di ripide colline ammantate di alberi altissimi e attraversate solo da canyon e fiumi impetuosi. Presenta una straordinaria biodiversità, legata alle differenze di altitudine, che spazia dalla brumosa foresta nebulare del Volcán Barva a quota 2906 metri fino ai lussureggianti bassopiani umidi del versante caraibico. L’aspetto più sorprendente, però, è che la sua estremità meridionale si trova appena 30 minuti a nord di San José.

Il parco è ottimo per il birdwatching: tra le specie più facili da avvistare ci sono pappagalli, tucani e colibrì, ma alle quote più elevate, soprattutto nel settore Barva, sono presenti anche i quetzal. Talvolta si vedono anche specie più rare, come l’aquila e l’uccello parasole. A causa della fitta vegetazione i mammiferi sono più difficili da individuare, ma sono frequenti gli avvistamenti di cervi, scimmie e tepezcuintles (pacas, la mascotte del parco). Ci sono anche giaguari e ocelot, ma è raro vederli.

Oltre alle spiagge la fauna del Costa Rica vi meraviglierà ©Nacho Such/Shutterstock

Bribrí

 

In epoca precolombiana c’erano almeno due gruppi indigeni insediati nei territori sul versante caraibico del paese: i bribrí, che vivevano tendenzialmente nelle zone pianeggianti, e i cabécar, stanziati invece più in alto sulla Cordillera de Talamanca. Durante il secolo scorso diversi membri di entrambe le etnie sono migrati verso il Pacifico, ma molti sono rimasti sulla costa, contraendo matrimoni misti con gli immigrati giamaicani e lavorando nell’industria delle banane. Oggi i bribrí sono generalmente meglio integrati, mentre i cabécar restano un po’ più isolati.

I due gruppi parlano lingue diverse (che si sono in qualche misura conservate), ma presentano caratteristiche simili per quanto riguarda l’architettura, le armi e la tipologia delle canoe. Condividono anche la stessa credenza spirituale secondo cui la Terra, comprese la flora e la fauna, sono doni di Sibö (Dio).

La destinazione più interessante è Yorkín, nella Reserva Indígena Yorkín. Raggiungibile solo in barca, il villaggio sorge sul Río Yorkín, al confine con il Panamá. Le escursioni di un giorno e quelle con uno o due pernottamenti prevedono il viaggio in canoa seguito da dimostrazioni di costruzione di tetti di paglia, uso delle piante officinali e intreccio di canestri. C’è anche la possibilità di concedersi un pasto tipico dei bribrí, imparare come si produce il cioccolato (gustandone anche qualche assaggio per dessert) e fare un’escursione facoltativa sulle montagne. È un’esperienza molto interessante, che ricompensa ampiamente del tempo e degli sforzi necessari per arrivarci.

Non è consigliabile visitare da soli queste zone. Non solo molti posti sono difficili da raggiungere, ma nella maggior parte dei casi i villaggi sono privi di infrastrutture per accogliere ondate di turisti. Se ci andate, non dimenticate che state visitando case private e luoghi di lavoro, non attrazioni turistiche.

Hits: 9

Condividi questo articolo su :

Benvenuto su ZonaViaggi.it !

Tieniti sempre informato sulle nostre novità seguendoci sui social

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: