Corsica selvaggia

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Il Tatler Travel Award Scoperta dell’anno 2010, premio assegnato dalla prestigiosa rivista ai miglior resort del mondo, è andato alla natura, a 2500 ettari di macchia mediterranea, a 4000 ulivi, 12 chilometri di spiagge e calette bianche lambite dal mare turchese, case da pastori cinquecentesche in pietra ristrutturate. Tutto questo è Murtoli, selvaggio e chic, simbolo della Corsica del Sud. Ed è quello che cerca chi ogni anno, come le rondini, ritorna in questa punta estrema dai colori tropicali, punteggiata di rari borghi, immersi nel verde. E nei profumi. Quelli naturali e quelli annunciati già come trend dell’estate.

Il Tatler Travel Award Scoperta dell’anno 2010, premio assegnato dalla prestigiosa rivista ai miglior resort del mondo, è andato alla natura, a 2500 ettari di macchia mediterranea, a 4000 ulivi, 12 chilometri di spiagge e calette bianche lambite dal mare turchese, case da pastori cinquecentesche in pietra ristrutturate. Tutto questo è Murtoli, selvaggio e chic, simbolo della Corsica del Sud. Ed è quello che cerca chi ogni anno, come le rondini, ritorna in questa punta estrema dai colori tropicali, punteggiata di rari borghi, immersi nel verde. E nei profumi. Quelli naturali e quelli annunciati già come trend dell’estate.

Sparsi dovunque in questa parte della Corsica che chiamano la terra di l’iniziu, perché qui è cominciato tutto, il mondo antico tra le rocce granitiche ricoperte di vegetazione, dolmen e menhir. Qui non c’è la mondanità di Saint-Florent o di Calvi, le Saint-Tropez del Nord, con le boutique eleganti, i lungomare affollati e neppure la sfilata di ombrelloni e pedalò della costa est. Tra paesaggi alla Sergio Leone, deserto verde, di rocce e di mare, alla fine di stradine nascoste ci si rifugia in calette turchesi incastonate tra il Golfo di Valinco e Porto Vecchio, si gustano gamberi e fritture nelle paillotte, i ristorantini con la tettoia di canne.

Un itinerario che inizia dove la Corsica finisce. Anche arrivarci è un’avventura, non ci sono voli diretti per Figari, ma traghetti per Bastia e Portovecchio e poi giù in auto lungo la litoranea N198. Nessun cartello segnala Murtoli, a una settantina di chilometri, resort di charme circondato da spiagge magnifiche. All’uscita, una sterrata di due chilometri porta alla spiaggia preferita degli habitué. Acqua color smeraldo e sabbia fine come il borotalco, un canneto sul torrente abitato da tartarughe: Roccapina è tutta qui. Alle spalle, il promontorio di Cauria con le Rocher du Lion, una falesia a picco sul mare sulla cui sommità si scorge una testa del felino scolpita dal vento.

Subito dopo, ci si affaccia su un’altra meraviglia, Erbaju, due chilometri di sabbia e dune color ocra. La strada N196 che va verso Sartène, a 39 chilometri, è una delle più spettacolari. Una deviazione lungo la D358 porta alla spiaggia di Tonnara, prima del golfo di Ventilegne, una striscia di sabbia bianca davanti al mare punteggiato di scogli. Un angolo fuori dal mondo, dove un tempo approdavano le barche dei pescatori di tonni. Mentre, appena prima di Sartène, la D48 in 15 chilometri porta al fiordo di Tizzano, piccola oasi sperduta tra le rocce, dove si assaggia il pesce freschissimo servito sulla terrazza proprio in riva al mare del ristorante L’Escale.

Lungo il percorso ci si può fermare alla Cave Mosconi, e far provvista dei vini di Sartène, e poco dopo a Pagliaghju, per ammirare la distesa di menhir. Verso la punta di Senetosa non ci sono strade, ma sentieri da percorrere a piedi per scoprire spiagge da favola: Conca, Tivella con la roccia della tartaruga, il croissant bianco di Tralicettu. A mezzo chilometro a piedi, il sogno tropicale degli habitué, Plage d’Argent (o Cala di Barbaria): la sabbia è bianchissima e la macchia di lecci, alle spalle dei roccioni di granito, quasi primordiale. Lungo questo tratto di mare, l’uomo si è arreso alla natura: solo corbezzoli, ginestre, lentischi e mirti, sotto il controllo del Conservatoire du Littoral. Il vento ha scolpito rocce, punte e promontori, tra cui si insinuano cale e rade, magri pascoli e muri a secco. E alza onde da surfisti sulla sfilata di mezzelune di sabbia bianca. Gli unici rumori sono quello della risacca e i versi degli uccelli marini.

In auto si prosegue lungo la N196 fino a Sartène. È incollata alla montagna l’antica città di latifondisti, protetta dalle mura cinquecentesche, sospesa sulla valle del fiume Rizzanese. Olmi e insospettabili palme ombreggiano place de la Libération, in cui si fondono i due quartieri della città, Borgo e Sant’Anna. Gli edifici sembrano fortezze inespugnabili. Blocchi di granito grigio uno sull’altro, muri incombenti su un dedalo di vie anguste, che solo la forte luce estiva riesce a rischiarare penetrando in un gioco di riflessi. La novità è il Musée Départemental de la Préhistoire Corse et d’Archéologie, aperto nel 2009, dove sono custoditi oltre 250.000 oggetti, tutti ritrovati nell’isola, dalle minuscole punte di freccia agli utensili in pietra e osso, ai gioielli (rue Croce, tel. 0033.4.95.77.01.09).

Fonte: www.corriere.it

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