Città di … legno

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Dal Bryggen di Bergen alle città della corsa all’oro in Alaska e Klondike. Dal Sudamerica ai vecchi quartieri di Istanbul. Isolati o interi borghi che ancora fanno a meno di mattoni e cemento. Da vedere

Colorati villaggi di pescatori, pittoresche cittadine di cercatori d’oro o colonie inglesi nella foresta amazzonica: una wooden town ha il sapore della frontiera, ma anche l’atmosfera da villaggio di Babbo Natale.

Dal Bryggen di Bergen alle città della corsa all’oro in Alaska e Klondike. Dal Sudamerica ai vecchi quartieri di Istanbul. Isolati o interi borghi che ancora fanno a meno di mattoni e cemento. Da vedere

Colorati villaggi di pescatori, pittoresche cittadine di cercatori d’oro o colonie inglesi nella foresta amazzonica: una wooden town ha il sapore della frontiera, ma anche l’atmosfera da villaggio di Babbo Natale.

Causa incendi e progresso economico, nel mondo né sono sopravvissute pochissime. Scopriamole insieme prima che siano convertite al cemento e all’acciaio. Parliamo di città che hanno conservato perlomeno quello che era il cuore pulsante del borgo da cui discendono le versioni attuali, ingigantite e dilatate in una periferia che inesorabilmente soverchia per dimensioni il centro storico.

Bergen, Norvegia. La porta dei fiordi norvegesi, la città con i piedi nell’acqua e la testa tra le nuvole, ha un cuore di legno. L’antico porto reso grande dai mercanti tedeschi conserva immutato il fascino delle Case Anseatiche di Bryggen, il vecchio centro commerciale, magicamente piazzato sul porto e patrimonio dell’Unesco. Nonostante i molti incendi, che hanno danneggiato le caratteristiche case in legno, Bergen resta una delle città in legno più grandi d’Europa

Old Town Lunenburg, Canada. Una colonia britannica nel Nuovo Mondo perfettamente conservata. Nel corso degli anni gli abitanti di Lunenburg, sulle spiagge della Nuova Scozia, sono riusciti a mantenere intatta l’architettura di legno delle case del XVII secolo e dal 1995 il centro storico è entrato a pieno titolo tra i siti patrimonio dell’Unesco. Ai visitatori si prospetta quindi la possibilità di un salto nel passato passeggiando tra le stradine profumate di resina e soggiornando in abitazioni di travi dai colori sgargianti.

Castro, Isola di Chiloè, Cile.  Le leggende e i racconti di pirati e vascelli fantasma abbondano nell’isola di Chiloè a sud di Santiago, nota anche per aver vissuto vicende storiche completamente diverse dalla vicina colonia spagnola cilena, fino a conservare peculiarità culturali, architettoniche, persino etniche, proprie. Una delle cose che colpiscono, anche in una visita rapida dell’isola che costeggia la parte settentrionale della Patagonia Cilena, davanti a Puerto Montt e non distante da Bariloche, Argentina, sono le case dei pescatori della baia di  Castro: abitazioni di legno variopinte che poggiano su palafitte. I pali conficcati sul fondale rimangono scoperti con la bassa marea, creando un particolare effetto "trampoliere". In questo caso, la periferia sembra il centro storico: la zona di palafitte stravince il confronto con il centro di "mattone" della città, una versione scialba e moderna – seppur non contemporanea – di tanto stile coloniale spagnolo.

Iquitos, Perù. Come a Castro in Patagonia, anche nel profondo Perù, tra le selve della foresta amazzonica ritroviamo le palafitte. Non a Iquitos, il capoluogo della regione fondato sul Rio delle Amazzoni e raggiungibile solo per via fluviale. Ma un po’ più a est, a Pueblo Libre de Belèn, una zona costituita da piccole abitazioni in legno che poggiano su pali immersi nei corsi d’acqua.

Ketchikan, Alaska. La capitale mondiale del salmone, nasconde un segreto a luci rosse.Ketchikan come Copenaghen? Il centro rinomato per la pesca e per il legno celava all’interno un quartiere "vietato ai minori": oltre 30 case di prostituzione si affacciavano su Creek Street. L’uso del passato è d’obbligo perché ora sono state restaurate e convertite in negozi, seppure con una forte impronta turistica (la città è tappa obbligata di tutte le navi da crociera che navigano sulla rotta Seattle/Vancouver-Bay of Glaciers) che ne sminuisce lo charme. 

Dawson City, Canada. E sempre nello sterminato-gelidamente infernale nordovest del continente americano, ma sul versante opposto, nello Yukon, c’è Dawson City. La città simbolo della grande e perlopiù vana corsa all’oro di fine Ottocento sorge dove i fiumi Klondike e Yukon si incontrano. Qui il cuore della città è una parte importante del tutto. Le strade, se non fosse per le automobili, e per lo scenario a tinte verdi-azzurre, diverso da quello che siamo abituati a vedere nei film da John Ford in poi, è quello western con edifici in legno sostenuti da palafitte che li rialzano dal terreno. Gli edifici in legno costruititi sul permafrost (che sta sciogliendo anche qui, causando non pochi problemi) e il Circolo Polare Artico a 250 chilometri di distanza aumentano l’atmosfera da luogo di frontiera. Altra curiosità. La città è attraversata da un’unica importante strada, che da un lato va verso sud, a Whitehorse, l’altra verso Ovest, in Alaska. Da quest’ultima parte, c’è l’attraversamento di un fiume, che si effettua esclusivamente (non c’è ponte) con un ferry che va avanti e indietro 24 ore al giorno, escluso un breve intervallo al mercoledì dalle 5 alle 7 di mattina.

Zaruma, Ecuador. Colonia spagnola del Centro America, Zaruma si trova nella regione di El Oro nel sud dell’Ecuador, una zona ricca di miniere da cui si estrae il prezioso metallo. Il centro storico in stile coloniale è stato magnificamente conservato ed è in larga parte formato da pittoreschi edifici in legno. Cemento e mattoni hanno fatto la loro comparsa solo intorno al 1930, ma la cittadina ha mantenuto la sua architettura originaria.

Trondheim, Norvegia. Oltre 700 chilometri più a nord di Bergen, dove il fiume   Nidelv sbocca nel Trondheimsfjord, il re vichingo Olav I nel 997 fondò il primo insediamento di Trondheim. Per secoli il porto mercantile più a nord d’Europa, ora è famoso come centro di ricerca e per la sua architettura lignea. A Trondheim la pietra e i mattoni sono stati per molto tempo l’eccezione alla regola (con l’eccezione della splendida cattedrale in stile gotico mutuato dall’Inghilterra) e ora la città può vantare splendidi edifici in legno completamente restaurati. Per ammirarli le mete sono i due: Hospitalsløkkan e il quartiere di Bakklandet con piccole casette in legno che adesso ospitano caffetterie e ristoranti.

Paranapiacaba, Brasile.  Paranapiacaba è un villaggio-quartiere nello stato di San Paolo, fondato a metà del XIX secolo per i dipendenti di una compagnia ferroviaria britannica. E in effetti, quando la nebbia che scende dalle montagne circonda le case di legno di pino e il vecchio orologio della piazza, si respira una leggera aria londinese. Uno stile very british per una cittadina immersa nella foresta atlantica della Serra do Mar.

Bangkok, Istanbul e Shanghai. Il logorio del tempo e gli incendi hanno cancellato la maggior parte delle costruzioni in legno che costituivano il centro storico di una città. Eppure alcuni quartieri sono sopravvissuti ai margini della modernità, schivando mattoni e  cemento. E’ il caso delle palafitte lungo il Chao Praya, canale fluviale che percorre Bangkok: dai grattacieli alle case di legno in pochi minuti di navigazione. Anche Istanbul racchiude dei scrigni lignei come Balat, l’antico quartiere ebraico, formato da strette case di legno dai colori sgargianti. O la città vecchia di Shanghai con le tipiche case in legno rosso affacciate su strade caotiche che nulla hanno a che vedere con le metropoli moderne.

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