Chirurgia estetica in vacanza

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Un bel viaggetto estivo in hotel cinque stelle, in località esotica, con annessa spiaggia di palme, famiglia al seguito e… passaggio in sala operatoria per un piccolo restyling:  è quasi boom per il "turismo chirurgico", con agenzie specializzate che propongono pacchetti tutto compreso. Le mete? Tante e diverse, dalla Tunisia, al Marocco, al Libano fino alla Thailandia: lo scopo è sempre lo stesso: si passa per le mani del chirurgo plastico, poi ci si concede una convalescenza a cinque stelle, magari in compagnia della famiglia, a costi inferiori di un’operazione in patria. Il tutto, tra l’altro lontano dall’ufficio, da occhi indiscreti e senza spiegazioni imbarazzanti da dare. 

Un bel viaggetto estivo in hotel cinque stelle, in località esotica, con annessa spiaggia di palme, famiglia al seguito e… passaggio in sala operatoria per un piccolo restyling:  è quasi boom per il "turismo chirurgico", con agenzie specializzate che propongono pacchetti tutto compreso. Le mete? Tante e diverse, dalla Tunisia, al Marocco, al Libano fino alla Thailandia: lo scopo è sempre lo stesso: si passa per le mani del chirurgo plastico, poi ci si concede una convalescenza a cinque stelle, magari in compagnia della famiglia, a costi inferiori di un’operazione in patria. Il tutto, tra l’altro lontano dall’ufficio, da occhi indiscreti e senza spiegazioni imbarazzanti da dare. 

La voglia di "ritocco" quest’anno è particolarmente elevata, ma in tempi di budget ristretti, tutte le soluzioni che sanno di "low cost" sono tenute in alta considerazione. "Possiamo parlare di un aumento del 10% dei clienti italiani nelle cliniche esotiche. Ma credo sia una stima per difetto", spiega Maurizio Valeriani, primario di chirurgia plastica all’ospedale San Filippo Neri di Roma, sottolineando che i nostri connazionali si rivolgono soprattutto a strutture situate in località del mediterraneo, a cominciare dalla Tunisia, seguita da Marocco, Croazia e persino Libano, patria di una zona ribattezzata "Silicon Valley" perché ricca di strutture dedicate a chi vuole regalarsi seni più prosperosi. Non manca però chi va più lontano, fino a India e Thailandia, mete, apprezzate soprattutto da inglesi e americani che sperimentano questa soluzione da più tempo.

Lo scopo di questo lungo viaggio è soprattutto il risparmio, visto che lo stesso intervento in terre esotiche arriva a costare dal 50% al 70% in meno. Particolarmente conveniente è l’India, con proposte "total body", ossia che prevedono più interventi insieme, a partire dai 5mila dollari.  Secondo un’indagine della Camera nazionale delle cliniche private del Marocco, nel 2008 e solo in questo Paese, sono stati 5mila i pazienti europei che si sono sottoposti a interventi di chirurgia plastica: il 20% in più rispetto al 2007. Cifre legate, probabilmente, alla buona reputazione dei medici tunisini, ma anche ad un’organizzazione efficiente del turismo medico. I pazienti, infatti, sono presi in carico sin dall’inizio da professionisti di agenzie specializzate: questi parlano la stessa lingua dei loro clienti e si occupano di tutto, dalla scelta della località, all’intervento, alla convalescenza con un relax stile beauty farm.

La medaglia ha però un suo rovescio.  "Non è una scelta necessariamente pericolosa, ma va fatta con attenzione, tenendo conto dei problemi a cui si può andare incontro. Queste strutture – spiega Valeriani – si avvalgono anche di buoni medici, di scuola europea, ma verificare è difficile. Non si possono avere sicurezze né nella scelta del chirurgo, la cui professionalità è difficile da controllare a distanza, né sui materiali e le norme igieniche seguite".

Mancano poi le tutele legali nel caso in cui qualcosa vada storto o, almeno, non secondo le aspettative del paziente. "Nel consenso informato proposto viene indicata solo la possibilità di avere, nel caso di problemi, un intervento ‘riparatorio’. Non c’è possibilità di fare causa, che comunque dovrebbe essere fatta in loco". Chi sceglie di seguire questa via dovrebbe, per lo meno verificare che il chirurgo a cui ci si rivolge "sia iscritto alla Federazione mondiale delle società chirurgia plastica (Ipras) e limitarsi a piccoli interventi. Da evitare assolutamente, invece, interventi ‘combinati’- con più operazioni insieme – e di grande entità".

Di parere più drastico è invece Marco Gasparotti, docente di chirurgia estetica all’università di Siena: "E’ una follia andare in queste località per risparmiare rischiando di avere danni estetici e di salute", dice lo specialista "Senza avere, inoltre, punti di riferimento una volta tornati a casa, a meno di sette giorni dall’intervento. E’ un controsenso medico perché è risaputo che è assolutamente vietato prendere l’aereo prima di 13 giorni dall’operazione perché c’è il rischio di sanguinamenti. Nessun chirurgo serio lo permetterebbe".

Gasparotti sottolinea poi che la chirurgia estetica ha costi elevati perché richiede ambienti estremamente qualificati e materiali di massima qualità. Il prezzo "stracciato" degli interventi esotici, con ad esempio un lifting che in Italia costa circa 10mila euro in Italia e 3.500 in Tunisia albergo compreso, deve essere considerato con sospetto. "Una protesi al seno di qualità costa 1.500 euro. Se l’intervento più l’albergo costa 2.500 euro vuol dire che sono state usate protesi giapponesi da 300 euro, di pessima qualità. C’è poi il problema delle suture, del controllo della cicatrice e la necessità di seguire la paziente nel periodo post-operatorio. Non ultimo, le località esotiche hanno di solito un clima caldo e anche per questo non sono il luogo ideale per la chirurgia sicura.  Non si tratta, conclude il medico, di una "difesa di mercato", "anche perché spesso capita di dover rioperare pazienti trattate in queste cliniche, per rimediare ai danni di una vacanza chirurgica.  A volte si tratta di problemi che, gestiti lì per lì, sarebbero di poco conto, ma affrontati dopo giorni e a seguito di un viaggio creano difetti estetici davvero orribili".

Fonte: www.tgcom.mediaset.it

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