Cetara sulla Costiera Amalfitana

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La Costiera Amalfitana senza dubbio è il tratto di costa più famoso di tutta la Campania. La stessa Amalfi, deliziosa cittadina ricca di storia, Positano, Minori, Paiano, Atrani, … un susseguirsi di borghi incantevoli, splendido poster turistico campano che ogni anno attira migliaia di visitatori. Risalendo la costa verso Salerno, si incontra Cetara. Un piccolo borgo che si insinua in una valle ai piedi del Monte Falerio per sfociare sul blu del Tirreno campano. Un piccolo paese di pescatori dove il turismo di massa non ha ancora fatto breccia.

La Costiera Amalfitana senza dubbio è il tratto di costa più famoso di tutta la Campania. La stessa Amalfi, deliziosa cittadina ricca di storia, Positano, Minori, Paiano, Atrani, … un susseguirsi di borghi incantevoli, splendido poster turistico campano che ogni anno attira migliaia di visitatori. Risalendo la costa verso Salerno, si incontra Cetara. Un piccolo borgo che si insinua in una valle ai piedi del Monte Falerio per sfociare sul blu del Tirreno campano. Un piccolo paese di pescatori dove il turismo di massa non ha ancora fatto breccia.

La cordialità e la genuinità sono ingredienti base della ricetta per l’accoglienza perfetta e a Cetara di certo non mancano. Oltre alla bellezza del borgo e del territorio in cui è inserito la permanenza è resa ancor più gradevole proprio dai suoi abitanti. Il legame intimo e indissolubile della cultura cetarese con il mare va ricercata a partire dal nome in cui si annida forse la parola latina cetaria ossia tonnara specchio di una tradizione marinara antichissima come è giusto che sia trovandoci nei pressi di una delle Repubbliche medievali, Amalfi, che sul Mediterraneo costruirono la loro fortuna.

Il segreto del nome – C’è però anche chi dice che il nome di questo piccolo gioiello campano derivi dall’anima contadina dei suoi abitanti e dalla loro abilità nel coltivare gli agrumi e quindi che sia citus, il limone, ad aver segnato il destino di questi luoghi. Gli agrumeti ancora tappezzano i fianchi della stretta valle in cui si sviluppa il paese così come il tonno ancora domina la gastronomia locale: in ogni caso i cetaresi erano, sono e saranno sempre un popolo che divide la propria anima tra l’agricoltura e la pesca. Sulla sua spiaggia oltre agli ombrelloni trovano ancora spazio le barche colorate dei pescatori, tirate a riva per il meritato riposo. Basta uno sguardo al porto dove fa bella mostra di sé la piccola ed efficiente flotta di pescherecci per capire che la pesca è ancora una delle attività principali della zona.

In simbiosi col mare – L’acqua che la bagna è pulita e il mare di un blu profondo come raramente mi è capitato di vedere. Splendidi i tramonti in spiaggia quando il sole colora la scura Torre Vicerale da cui i cetaresi scrutavano l’orizzonte in ansia per le frequenti scorrerie dei pirati saraceni. Oggi rimane un monumento, una struttura di spicco che contrasta con i colori gai delle città del borgo che si affacciano sul mare, uno dei simboli del paese che presto accoglierà un Museo del Mare. In paese una visita è d’obbligo alla chiesa romanica di S. Pietro (patrono del paese cui è dedicata una spettacolare festa a fine giugno) con la sua brillante cupola maiolicata così come bella è la Chiesa di S. Francesco con l’annesso convento.

Set per molti film – In una bella giornata di primavera durante il break di Pasqua, ormai alle porte, la costiera può essere una delle mete migliori per godere dei primi tepori della bella stagione e lo scenario di Cetara, a mio avviso, è uno dei più belli di tutta la zona. Del mio parere dovevano essere anche i tanti registi che soprattutto negli anni ’60-’70 l’hanno eletta a set come immagine classica di borgo marinaro campano.

Spaghetti e alici da leccarsi le dita – La cucina cetarese si rifà ad una tradizione secolare basata quasi esclusivamente sui prodotti locali e costituisce di per sé già un motivo sufficiente per sostare nel piccolo un giorno e una notte. Tonno, alici e agrumi naturalmente sono le star dei piatti tradizionali. Favolosi gli spaghetti con la colatura di alici, di cui non avevo mai sentito parlare prima: le alici vengono messe a marinare in appositi orci dove vengono lasciate a fermentare; per non parlare poi del cosiddetto "cuoppo", com’è chiamato qui il cartoccio di frittura mista di alici e calamari. La ricettività turistica non è paragonabile a quella di altre località vicine, come ad esempio Positano, ma si trovano anche sistemazioni accoglienti come l’hotel Cetus a picco sul mare con un’incantevole terrazza.

Fonte: www.tiscali.it

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